26 agosto: si torna in navigazione

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Sbarcate le ultime visite ufficiali, il comandante Pacifici ha dato ordine di iniziare le manovre di disormeggio dalla banchina. Negli ultimi tre giorni centinaia di persone sono venute a visitare il Vespucci; intere famiglie con bambini piccoli sono state in coda per lungo tempo aspettando il loro turno di salire a bordo, per seguire la  la visita  guidata. Immancabile, al termine, la fotografia con qualche cadetto .

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Non avrei mai immaginato che la nave e il suo equipaggio suscitassero  tanto interesse. Ieri camminando per le vie della città ho visto gente fermare i cadetti in libera uscita per chiedere informazioni e farsi fotografare. Impeccabili nelle loro divise storiche li ho osservati con curiosità, apprezzando il modo gentile ed educato con cui rispondevano alle domande. Il loro inglese era sempre perfetto. Questo paese, diviso storicamente in due realtà ben distinte, ha adottato l’inglese come lingua franca.

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Il pilota che dovrà aiutare il comandante nella navigazione fluviale è salito a bordo e dopo pochi minuti ho sentito il comandante Pacifici urlare, timone a dritta. Stiamo navigando sul fiume Skelda e non ne usciremo prima di dieci ore. Max ed io siamo  all’opera dall’alba. Lui ha microfonato il comandante e non lo ha perso di vista per tutta la manovra. Si è verificato un piccolo problema tecnico che mi ha dato la possibilità di raccontare anche questa parte importante della nave. Sono potuto scendere per la prima volta in sala motori.

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I giorni di navigazione che ci aspettano si preannunciano pieni di eventi, uno in particolare riguarda i cadetti; si chiuderanno tutti in un locale per trovare il nome da dare al proprio corso. Se non si metteranno d’accordo, ci rimarranno per giorni, finché non avranno preso la loro decisione. Sara questa, infatti, la frase nel quale si riconosceranno per l’intera carriera di ufficiali. Durante questo “ritiro” cuciranno anche la loro bandiera. Poi, schierati sul ponte di prua, urleranno il motto al resto dell’equipaggio.

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Du coté de chez Max

Finalmente si salpa. Sveglia alle 6 del mattino e subito saliamo in plancia per cominciare a filmare i preparativi. La luce del mattino è limpida e rosea, il clima fresco. Decidiamo di seguire le operazioni di disormeggio in modo separato. Io seguirò il comandante in plancia di comando, Mario coprirà le manovre dalle zone più in basso della nave.
Il comandante Pacifici accoglie il pilota locale che ci accompagnerà nella prima tratta. Lui è un esperto di questo fiume e quindi un indispensabile aiuto.
La partenza vista dalla plancia di comando è davvero spettacolare. Una piccola torre di controllo da cui partono i comandi e a cui arrivano tutte le informazioni. Improvvisamente l’attività diventa frenetica e la Vespucci comincia lentamente a staccarsi dal molo, si sposta verso il centro del fiume, viene accompagnata per un breve tratto dal rimorchiatore e poi finalmente si stacca e comincia il suo lungo viaggio. Ora ci attendono alcune ore di navigazione sul fiume. In serata è previsto l’ingresso in mare.
Il montaggio tra le immagini sulla plancia di comando e le operazioni nei piani bassi della nave (inclusa la sala macchine) sarà una spettacolare partenza per il nostro documentario.

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La Stampa, sabato 24 agosto 2013. L’Amerigo Vespucci

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Sabato scorso, la stampa ha pubblicato un mio articolo sull’esperienza fatta da Mario Gianni e me a bordo dell’Amerigo Vespucci, la nave scuola della Marina Italiana. Ci siamo imbarcati a Londra, abbiamo attraversato il Mare del Nord e siamo sbarcati ad Amburgo. Vi allego la doppia pagina dell’articolo. Cliccandoci sopra potete ingrandirla per leggerlo. Intanto l’avventura continua. Mario è  tornato a bordo assieme all’amico Max. Ripartiranno da Anversa diretti a Lisbona. Io li aspetto al varco sul golfo di Biscaglia. Chissà se le loro facce verdi verranno bene in fotografia…

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25 agosto: di nuovo a bordo

Ci siamo lasciati ad Amburgo. Ma la questione non finiva lì. Infatti Mario è tornato sull’Amerigo Vespucci assieme a Max, collega e cameraman. A loro il divertimento e a me il compito di continuare questo blog che si era interrotto. In parole povere il progetto della serie di documentari sulla Marina Militare continua con una nuova tappa. Il Vespucci lascerà Anversa per una navigazione di dieci giorni che lo porterà a Lisbona. Io mi limito a ricevere fotografie e notizie e a farvele sapere. E ogni tanto metterò qualche mio commento. La nuova tranche si chiama “Per interposta persona”.

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Cambio di Guardia, Enrico, lo scrittore , come sapete è sbarcato ad Amburgo,  il mio nuovo compagno di viaggio è Max  un collega con cui collaboro da anni e che mi terra  in riga  su la qualità  del lavoro che  andremmo a fare, mi conosce bene e sa quale sia la mia tendenza  a cogliere  disordinatamente  la realtà che mi circonda. Bruxelles, grigia come nell’immaginario collettivo, treno e poi taxi per il porto di Anversa. Il Vespucci  ci appare nella sua maestosa eleganza da finta vecchia signora dei mari.
Ancora prima di salire il barcarizzo ho l’impressione di essere tornato a casa, sento di conoscere nei dettagli la quotidianità di ciò che avviene a bordo. Mi chiedo come Max  vivrà questa realtà e spero che regga il mare meglio di me , lavorare con la nausea è impossibile.
Nella settimana passata a terra con Enrico abbiamo avuto modo di rivedere  il materiale girato  e  abbiamo tentato di montare alcuni minuti,  giusto per capire quale fosse la strada da percorrere con Max . Enrico è entusiasta dei miei suggerimenti,  io sono scettico. Mio figlio, al quale l’ho fatto vedere, lo ha stroncato. La realtà è che dobbiamo trovare un montaggio che si avvicini il più possibile ai format  che vanno in questo periodo nei palinsesti televisivi.
Salendo gli ultimi scalini del barcarizzo mi chiedo come verrò accolto con il mio nuovo look. Ieri dando un morso a una pesca ho perso un dente davanti e adesso ho un meraviglioso sorriso da  malavitoso. Forse mi sarei dovuto mettere un orecchino, ma dopo i miei racconti a bordo, sul mio naufragio e i calzini rosa, ho pensato  che non fosse il caso.
Il secondo e poi il comandante Pacifici ci accolgono con una forte stretta di mano; apparentemente non notano il dente mancante. La notizia delle due pagine su la stampa ci aveva preceduto e tutti si congratulano con noi chiedendomi di Enrico.

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Il tempo di  sistemare le nostre cose, io nella solita cabina, che dividevo con Enrico, e Max nei piani bassi in una da otto posti, ci spiegano che hanno imbarcato altro personale e che il dentista, a cui avevamo soffiato la cabina, ha dovuto riappropriarsene e devo quindi dividerla con lui.
Max mi ha chiesto di accompagnarlo in città, la nave è ancorata sul fiume nel centro della città vecchia. Per strada rimaniamo piacevolmente colpiti  dalla sua architettura e dai palazzi storici. Strade strette a misura d’uomo che brulicano di  gente, molti bar e ristoranti oltre ad un infinità di negozi e, naturalmente, gioiellerie. Anversa non si smentisce, è la capitale mondiale del diamante.

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I cappelli bianchi dei cadetti spiccano fra la folla a gruppi di tre ho quattro. Si danno un gran daffare a fermare educatamente giovani ragazze per porgere l’invito al ricevimento che, ci dicono, è organizzato in loro onore la sera seguente. Un altro aspetto della loro formazione, il sapere comportarsi in pubblico con educazione. Alle otto e trenta facciamo in tempo a vedere il comandante ricevere sul ponte le giovani fanciulle in abiti eleganti prima di cascare dal sonno e finire in branda.

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Terra!

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L’Amerigo Vespucci ormeggiata al West India Docks di Londra. Siamo a un passo dalla City.

Soltanto quando è finita, è possibile rendersi conto di quanto un’esperienza molto coinvolgente ci abbia colpito. È passato soltanto un giorno da quando abbiamo lasciato il ponte dell’Amerigo Vespucci al porto di Amburgo. Un taxi ci ha accompagnati all’aeroporto e un aeroplano ci ha portati lontano dalle persone che per quasi dieci giorni sono stati i nostri compagni di viaggio, i nostri ospiti e, immagino, i nostri amici. A loro vanno tutta la nostra gratitudine, per la straordinaria esperienza che ci hanno permesso di fare, e il ringraziamento per averci accolti tra loro e per averci sopportati.

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I Fucili Lee Enfield in dotazione al picchetto

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adetti sull’attenti in attesa di ricevere le consegne

Salendo a bordo, al West India Dock di Londra, avevamo soltanto il sentore di ciò che la navigazione sulla Vespucci avrebbe potuto essere. Entrambi, Mario e io, abbiamo navigato a vela nella nostra vita, siamo andati per mare e abbiamo amato farlo. Ma questa volta si trattava di una nave a tre alberi, lunga cento metri, larga quindici e con l’albero di maestra che terminava cinquanta metri sopra le nostre teste. Le cime per le manovre, a bordo, sono spesse tre centimetri, quelle d’ormeggio anche sei. Si intuiva, soltanto guardandosi attorno, che le forze che avrebbero animato e propulso quel vascello sarebbero state enormi.

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La diga che controlla il flusso di marea sul Tamigi

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Quello che interessava noi, e che sta alla base di questo ampio lavoro che ci siamo proposti, erano le persone, uomini e donne, che con il loro lavoro permettono a tutto ciò di funzionare. All’interno della Marina Militare, l’Amerigo Vespucci riveste due differenti ruoli. È prima di tutto un ambasciatore che rappresenta l’Italia portandone la bellezza e le eccellenze nelle più importanti località del mondo. Con i suoi ottantadue anni di vita, questa nave colpisce l’immaginario e riempie di meraviglia tutti coloro che hanno la fortuna di poterla osservare.

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L’altro importante compito della Vespucci, è quello di nave scuola. Ogni anno compie una crociera di diversi mesi mescolando al proprio equipaggio i cadetti dell’accademia navale che hanno terminato il primo anno. Questi giovani marinai che saranno un giorno ufficiali, lavorano a bordo, studiano, faticano e in qualche modo realizzano il vero sogno di ogni marinaio: portare in navigazione un grande vascello a vela. In qualche modo lo abbiamo fatto anche noi.

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I primi giorni, in banchina a Londra, ci sono serviti per ambientarci, conoscere il comandante Pacifici, il capitano di fregata Filzi, secondo di bordo, il Nostromo D’Elia e tutti gli ufficiali e sottufficiali dai quali dipende ogni aspetto della vita a bordo. Abbiamo assistito al ruolo di rappresentanza che la nave svolge nelle varie località di approdo. Poi abbiamo preso il mare. Siamo usciti dai dock attraverso le chiuse e dopo aver disceso il Tamigi è cominciata la traversata del Mare del Nord in direzione di Amburgo.

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La Vespucci, sul mare, dal vero o in fotografia è stata vista da tutti. Per la maggior parte della gente è una nave familiare, ne conosce la bellezza, soprattutto quando naviga con tutte le vele issate. Ma pochi sanno com’è fatta al suo interno, come si svolge l’incessante lavoro di tutti i giorni, come viene tenuta costantemente in ordine e cosa succede quand’è in navigazione. Tra ufficiali, sottufficiali, equipaggio e cadetti, vivono al suo interno quattrocentoventi persone. È una piccola città autosufficiente, dove i nocchieri si occupano delle vele, i cuochi cucinano millecinquecento pasti al giorno, dove viene fatto quotidianamente il pane e così via. Ogni sera, a mezzanotte, quando la Vespucci è in navigazione, vengono sfornate telie di pizza per corroborare le persone impegnate nella guardia notturna. In coperta l’attività non si ferma mai, le ore di sonno sono poche e il lavoro da fare è molto. Che sia giorno o notte, il ponte è sempre frequentato. Se non si è impegnati al posto di manovra, si spazza il ponte con le ramazze. C’è chi osserva costantemente il mare per segnalare possibili pericoli e chi sta al timone. È la vita di queste persone che tenteremo di raccontare, i loro sogni, i loro desideri, la fatica di una professione speciale, lontano da casa.

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Day Nine: August 14, Hamburg

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L’estuario del fiume Elba è immenso, un mare che si getta nel mare. La mattina è passata in fretta, i lavori sul ponte continuano senza sosta, intralciati da acquazzoni improvvisi che bagnano cose e persone. Si direbbe che qui l’estate sia già finita. Nuvole bellissime riempiono l’orizzonte, grigi scuri che si sovrappongono ai bianchi e all’azzurro del cielo. Alcune sono gonfie di pioggia, altre si aprono per far passare un sole dalla luce calda che rende morbido il paesaggio sulle sponde. Il traffico delle grandi navi è continuo, e dà l’idea della grandezza del porto di Amburgo.

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Dopo che il primo pilota è salito a bordo, la Vespucci si è avventurata nell’estuario. Un canale di quattrocento metri è profondo quindici metri. Dobbiamo navigare lì in mezzo, perché il resto del fiume è molto basso. I banchi di sabbia si vedono da bordo, lunghe strisce di sabbia gialla lunghe le rive. I piloti del fiume si avvicendano lungo il percorso, ognuno per il tratto che gli compete. Abituati a gestire grandi navi mercantili, rimangono a bocca aperta di fronte alla capacità dei nostri ufficiali e dei marinai.

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Verso la prima metà del pomeriggio il fiume si stringe, si fa per dire, a poco più di un miglio di larghezza. Le sponde sono verdi, coperte di alberi. Ovunque ruotano le pale dei “ventilatori” spinte dal vento teso e freddo che ci accompagna. Qui di energia alternativa se na fa parecchia. Le grandi navi cariche di container, più veloci di noi, ci superano scivolando colorate sull’acqua. Verso le sette di sera ci siamo messi alla fonda a quindici miglia dal porto. I nocchieri hanno preparato la gigantesca ancora nera, del peso di quattro tonnellate. Cadendo nell’acqua ha fatto uno spruzzo enorme, poi si è tirata dietro decine di metri della gigantesca catena nascosta nel ventre della nave. La mattina presto, salpata l’ancora siamo entrati nel porto di Amburgo. Non abbiamo potuto fare a meno di notare quanto l’Amerigo Vespucci fosse più bella e maestosa del Rickmer Rickmers, la nave museo tedesca, ormeggiata poco lontano.

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Ripensando a questo primo viaggio, al lavoro documentaristico che ci siamo proposti, siamo sorpresi dalla simpatia e dall’accoglienza con cui siamo stati ricevuti dal comandante Pacifici, dai suoi ufficiali e da tutto l’equipaggio. Scendendo dalla Vespucci, questa mattina, al suono della fanfara che ci ha accolti suonando gli inni italiano e tedesco, è impossibile non pensare con nostalgia al tempo passato con loro. Alle manovre, alla vita di bordo, alle cene spesso divertenti e alle giornate trascorse in navigazione su questa splendida nave. È stata un’esperienza unica, un grande privilegio, un onore e un piacere. Rimane l’augurio di potersi rivedere. La nostra speranza, invece, è che ci sia data la possibilità di raccontare tutto questo a un pubblico che nemmeno immagina quale sia l’attività straordinaria di questi uomini, la fatica quotidiana e la grande professionalità con cui fanno il loro lavoro. Senza dimenticare l’immagine dell’Italia che la Vespucci e il suo equipaggio portano nel mondo e la straordinaria competenza con cui addestrano i giovani ufficiali di domani. Con questa prima navigazione si conclude l’inizio di questa avventura che proseguirà con un secondo viaggio da Anversa a Lisbona.

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Day eight: Approaching River Elba

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L’ottava giornata è cominciata all’insegna di un mare forza quattro. Si balla, anche se rollio e beccheggio non influiscono sul benessere fisico di chi vi racconta. Be’, non del tutto, visto che Mario è verde come un limone. Però resiste stoico. Il comandante Pacifici ha deciso di mettere le vele e già di mattina presto sul ponte ferve l’attività dei nocchieri. Nel cielo le nuvole sono basse, sfrangiate. Nuvoloni scuri si addensano verso l’orizzonte ma rimangono lontani. La mattina presto ha piovuto, giusto una spruzzata che ha lasciato larghe gocce d’acqua sui legni della nave. Adesso il sole mette fuori il naso a sprazzi, alternandosi al grigiore freddo del Mare del Nord. Il vento e secco, frizzante. Aggeggi galleggianti di ogni genere incrociano al largo, alcuni più lontani, altri meno. È evidente che non resistono alla tentazione di venirci a guardare da vicino. Sull’orizzonte si profilano lunghe selve di “ventilatori” che sorgono dal mare come strane creature. Con questo vento dev’essere facile raccogliere energia.
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Nel silenzio rotto dal borbottio del motore, risuonano i trilli prolungati dei fischietti che chiamano l’equipaggio alle manovre. Nocchieri e cadetti salgono come ragni utilizzando gli stralli per arrampicarsi a riva. Poi si dispongono lungo i pennoni per liberare le vele, una scena vista tante volte nei film storici e che ora stiamo vivendo di persona. Vederli salire mette i brividi, ti verrebbe voglia di andare lassù con loro per guardare il ponte dall’alto. Ognuno di loro indossa sulla tuta una complicata imbracatura che dispone anche di ganci di sicurezza. Non è più come una volta, oggi la persona viene salvaguardata. Come ripetono tutti, l’importante è che nessuno si faccia male.
L’Amerigo Vespucci, naviga adesso con il fiocco e la maggior parte delle vele quadre aperte. È uno spettacolo maestoso. Si muove lenta nel silenzio, sculettando come una bella signora. Il mare è aumentato, ma nonostante tutto facciamo sei nodi e mezzo con le sole vele. A un certo punto i telefoni hanno agganciato le cellule olandesi e tutti ci siamo messi a telefonare e inviare messaggi. Eppure, la cosa di cui ti rendi conto quando sei isolato in mare, è che la tecnologia non ti manca poi così tanto. Nel frattempo a bordo fervono i preparativi per riportare la nave al suo aspetto da cerimonia. Domani saremo alla fonda nel fiume Elba e la mattina dopo la Vespucci entrerà nel porto di Amburgo come una regina, e la sua eleganza dovrà essere perfetta.
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A turno, Mario e io siamo stati a cena, ospiti dal capitano assieme ad alcuni cadetti. In navigazione, vengono invitati sei alla volta per una cena formale ed elegante nella Sala Consiglio che fa parte dell’alloggio del comandante. Questa cerimonia è compresa nel loro addestramento a bordo. Diventare persone di mondo è importante, per i futuri ufficiali, come saper salire in alto sui pennoni per fare il proprio lavoro. Piatti di porcellana, bicchieri di cristallo e posate d’argento. In questa piccola, elegante sala hanno pranzato capi di stato, reali, persone importanti. Il comandante Pacifici intrattiene con grande gentilezza i suoi giovani ospiti, domanda loro da dove vengono, si chiacchiera di tante cose. Al principio cadetti e cadette sono tesi, attenti a ogni gesto, elegantissimi nelle uniformi nere di cerimonia. Poi, poco alla volta si rilassano, parlano, raccontano. In qualche modo si compenetrano nel loro futuro ruolo di ufficiali di Marina. Anche se al momento sembrano semplici ragazzini. Dopo cena, sul ponte, il tramonto dà spettacolo. Un sole arancione scende dalla fitta linea delle nubi e incendia il Mare del Nord. Con il buio, nocchieri e cadetti salgono a riva per ammainare le vele. Lo fanno nell’oscurità, appena visibili, mentre sul ponte i sottufficiali urlano ordini e li incitano a fare il loro lavoro. Il brontolio del motore ci accompagna mentre torniamo alle nostre cuccette.
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Day seven: Open Sea

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Secondo giorno di navigazione. Siamo in mare aperto un Mare del Nord che ha il colore del ferro. Le nuvole basse di ogni tonalità del grigio si muovono contro un cielo azzurro che a sprazzi riesce a saltare fuori. Navigare a vela sull’Amerigo Vespucci è una sensazione innaturale, come un sogno impossibile. Abbiamo messo le vele sull’albero di trinchetto e sull’albero di Maestra. Cinque nodi senza il motore, spinti da una brezza di poppa. Assistere alle manovre è stato come mettere un piede nel passato, quando la marineria era soltanto così. Gli uomini allineati sui pennoni, le vele che si aprivano rapidamente, il ponte che brulicava di marinai. Le manovre compiute secondo gli ordini urlati dai sottufficiali e al suono dei lunghi fischi modulati. Tutto funziona alla perfezione, una tecnica antica che ancora oggi opera con pochi cambiamenti. A fischio risponde fischio. È magico.
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A un certo punto c’era solo più il suono del mare, Questo Mare del Nord, disseminato di navi dirette ovunque e di piattaforme per l’estrazione del gas. Nel pomeriggio il sole si è fatto spazio e ha acceso il ponte dei suoi colori. Luci e ombre, gialli, marroni, rossi, neri, arancio. Le divise verdi dei nocchieri e quelle blu degli ufficiali. L’attività di bordo è proseguita fino a sera. Un bellissimo tramonto in mezzo a un mare del quale non si vedevano i confini. Dopo cena abbiamo assistito all’ammainabandiera solenne, una cerimonia che si compie soltanto le domeniche in navigazione. Nella luce azzurrina dopo il tramonto, con l’equipaggio schierato, è stato suonato l’inno nazionale. È stato commovente sentirlo cantare dai marinai scoprendo così che c’è ancora qualcuno che crede davvero in un futuro del nostro paese. Poi, dopo la preghiera del marinaio recitata dal cappellano di bordo. La bandiera è scesa fino al ponte. Infine, con un movimento ritmato dal fischietto del nostromo, è ritornata in alto, perché in navigazione quello è il suo posto. Intanto era scesa la notte e a bordo è stato trovato un clandestino. È piccolo e ha tutte le piume arruffate dal freddo. Gli hanno dato acqua e cibo, quindi, il signor piccione, ha deciso di passare la notte a bordo.
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Day Six: Navigation

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Finalmente in navigazione. In mattinata l’equipaggio ha preparato la nave per il disormeggio. La Vespucci ha perso un po’ della sua aria di rappresentanza per assumere quella di veliero pronto ad avventurarsi sul mare. Verso mezzogiorno è salito a bordo l’ambasciatore italiano a londra, con un piccolo seguito. Saranno ospiti del comandante Pacifici per un lungo tratto sul Tamigi. All’una sono arrivati i rimorchiatori ed è salito a bordo il primo pilota. Se ne succederanno quattro per guidare la nave nei punti critici del fiume. Lasciati gli ormeggi, con manovre molto delicate (In mezzo a grattacieli di vetro è come essere in una cristalleria), l’imponente veliero è stato aiutato a girare su sé stesso per entrare di prua nella chiusa che lo porterà fuori dal West Indian Dock. Un mucchio di gente, stipata sule banchine assiste a questa specie di balletto che si riflette sulle facciate degli edifici. Immagino che la scena abbia qualcosa di memorabile, l’antico che si muove lento in mezzo al massimo possibile del moderno. I londinesi scattano foto e osservano le manovre.
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All’interno della chiusa siamo rimasti ormeggiati per circa un’ora aspettando le condizioni ottimali di marea per entrare nel fiume. Alla fine la barriera si è aperta e noi ci siamo mossi. Entrare nel Tamigi è stata un’esperienza emozionante. È immenso, grigio, vi si riflettono le nuvole di questa giornata nella quale il sole va e viene. I rimorchiatori hanno lasciato i cavi di traino. Finalmente libera, l’Amerigo Vespucci scende verso il mare come una regina. Al suo passaggio suonano le sirene di saluto delle altre navi. I nocchieri salgono a riva e si arrampicano sul pennone per mettere le prime vele, un grande fiocco, una vela quadra e una vela di taglio. Il sole dev’essersi reso conto di ciò che sta accadendo e ci accompagna nel tragitto. Il primo punto difficile è stata la chiusa di marea, formata da una serie di costruzioni dall’aspetto fantascientifico che ne manovrano le barriere. Si passa in mezzo, di misura.
L’ultimo spettacolo si sta preparando. Il Queen Elizabeth Bridge è una strisca sottile che si profila all’orizzonte, sorretta da due piloni e da un intreccio di cavi. Vi passeremo sotto, anche se al centro, il ponte è alto poche decine di centimetri in più dell’albero di Maestra. Ci facciamo sotto, si cominciano a vedere i veicoli che lo percorrono, diventa sempre più vicino. Già il pennone sembra toccare l’arcata di metallo verde, poi gli alberi della nave scivolano senza toccare, anche se dal basso, questo pare impossibile. Pochi secondi e il Queen Elizabeth Bridge è alle nostre spalle. Rimane un’incombenza; a Gravesend, una grande cava di sabbia immagino gli dia il nome, l’ambasciatore e le persone che lo accompagnano, lasciano la nave scendendo una biscaglina stretta e impegnativa. In basso, accostata al fianco della Vespucci li attende la pilotina del servizio fluviale. L’equipaggio li aiuta in questa difficile discesa, poi la piccola imbarcazione si allontana assieme all’ultimo pilota.
Il fiume diventa sempre più largo. Sulle rive distanti si susseguono insediamenti industriali, piccoli villaggi e colline di alberi. Alle nostre spalle Londra si allontana sotto un tramonto straordinario. Le nuvole paiono frantumarsi e i raggi del sole cadono obliqui sulle acque del Tamigi. Forse per l’equipaggio è stata una giornata come le altre, per noi, invece è stata un’esperienza unica e indimenticabile. Siamo diretti verso la foce, trecento miglia di Mare del Nord ci separano da Amburgo. E intanto è scesa la notte.
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Day Five: August 10th, Before departure

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Oggi sono iniziate tutte le procedure per la partenza. La Vespucci deve lasciare il dock attraversando la chiusa che la porterà nel Tamigi. A bordo ci sarà l’ambasciatore italiano che in seguito lascerà la nave tramite una biscaglina e la pilotina dei piloti di fiume. La navigazione proseguirà lungo il corso del Tamigi fino alla foce, poi ci sarà il mare aperto. Destinazione Amburgo. Questa mattina, dopo la consueta assemblea dei reparti, nella quale sono stati dati gli ordini della giornata, abbiamo assistito alla riunione con il comandante nel quadrato ufficiali. Si è discusso delle procedure per il disormeggio, la gestione delle autorità a bordo e le varie tappe della discesa lungo il fiume. Non avendo in quei frangenti la possibilità di connettersi alla rete, vi sarà un aggiornamento successivo nel quale cercheremo di raccontare per immagine l’inizio di questo viaggio per mare verso Amburgo.

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Day Four: August 9th, Clouds and rain

DSC04253Questa mattina è iniziata in bianco e nero. Nuvole e pioggia, classic London. L’adunata della mattina è stata fatta sotto l’enorme tendalino che, quando la nave è in porto, ricopre la coperta. È stato suggestivo, con ordine del giorno e lettura dei consegnati a bordo per punizione. Il cielo era plumbeo, nuvole basse all’orizzonte e i grattacieli che parevano meno verdi del solito. Al quarto e ultimo giorno di permanenza in porto sono aumentate le libere uscite e a bordo è rimasta soltanto la parte di equipaggio impegnata nelle guardie e nella manutenzione ordinaria.

09082013-L1016313 09082013-L1016322Siamo tornati nel ventre della balena. La sala motori è impressionante. Due giganteschi diesel che attraverso le turbine collegate caricano il motore elettrico che fa muovere l’elica della nave. La lavanderia macina capi di abbigliamento. Gli addetti prendono in consegna, lavano, stirano e riconsegnano come il più efficiente lavasecco cittadino. Altre storie per il nostro documentario. Più tardi è uscito un raggio di sole ma non è durato molto. Grazie al cielo non sta piovendo. Più ci addentriamo nella nave più troviamo interessante parlare e interagire con le persone. Alcuni partiranno per altri incarichi, altri rimarranno a bordo per un’altro anno, forse due. C’è molto interesse per questa nostra iniziativa. «Non pensavo che a qualcuno interessasse sentir parlare di noi» ci ha detto un sottotenente di vascello. Invece è proprio così.

09082013-L1016319 09082013-L1016315 DSC04264 DSC04251A pranzo ci siamo fatti spiegare i gradi principali che vediamo girare a bordo. In sostanza, ufficiali e sottufficiali. I primi portano dei galloni dorati, i secondi delle losanghe di colore rosso. Poi ci sono i Sergenti e altri sottufficiali ma ve ne parliamo un’altra volta. Ecco una tabella:

Gradi