La Karmann Ghia



Nei romanzi de les italiens il commissario Jean-Pierre Mordenti guida una Karmann-Ghia che ha ereditato dal padre. Ovviamente lo fa al mio posto, ho sempre avuto voglia di averne una. Ecco un po’ di storia di questa incredibile macchinetta.
La Karmann-Ghia è un’auto venduta col marchio Volkswagen tra il 1955 ed il 1974 e assemblata dalla carrozzeria Karmann.
All’inizio degli anni cinquanta la Volkswagen decise di affiancare al vendutissimo Maggiolino (il cui nome commeciale era semplicemente Volkswagen 1200) una variante sportiva che ne sfruttasse l’intera meccanica (anche perché a Wolfsburg non esisteva, a quei tempi, un’altra base tecnica disponibile). Il direttore generale della Volkswagen, Heinrich Nordoff  e il patron dell’omonima carrozzeria, Wilhelm Karmann, avviarono il progetto nel 1951, senza ottenere risultati stilisticamente convincenti.
Al Salone dell’Automobile di Parigi del 1953 la Ghia, casualmente, presentò un prototipo di coupé su base Maggiolino. Karmann, in visita al salone, ne rimase impressionato e decise, in accordo con la carrozzeria di Torino di presentarlo a Nordoff, che deliberò immediatamente la produzione.
Dopo un anno di sviluppo a 3 (Volkswagen, Karmann e Ghia), la nuova coupé venne presentata al pubblico nel 1955, col nome di 1200 Karmann-Ghia. La nuova e ben riuscita carrozzeria, imbullonata al telaio a piattaforma, copriva la meccanica, senza la benché minima variazione, del Maggiolino. Robusta, affidabile e ben costruita, la 1200 Karmann-Ghia offriva tuttavia prestazioni assolutamente modeste (del resto coi 30cv erogati da 4 cilindri boxer raffreddato ad aria di 1192cc non si poteva pretendere molto).
Nel 1957 la coupé venne affiancata dalla versione cabriolet, dotata della medesima meccanica.

In the novels of les Italiens, the commissioner Jean-Pierre Mordenti drives a Karmann-Ghia that inherited from his father. Obviously he does it in my place since I’ve always wanted to have one. Here it is a short story of this amazing little car.
The Karmann-Ghia is a car sold under the Volkswagen brand between 1955 and 1974, and built at the Karmann body shop.
At the beginning of the fifties the Volkswagen decided to put beside the best seller Beatle (whose name was Volkswagen 1200) a sport version using the same mechanics (no other technical base in Wolfsburg at the time). Volksvagen Ceo, Heinrich Nordoff  and the homonymous patron of the body shop, Wilhelm Karmann, began the project  in 1951 with no convincing results.
At the Paris Automobile Fair in 1953, Ghia introduced a coupé prototype bilt over the Beatle chassis. Karmann was very impressed and along with the Turin based body shop decided to present it to Nordoff that immediately deliberated the production of the car.
After a year of development under Volkswagen, Karmann and ghia patronage, the new coupé was presented to the public under the name of 1200 Karmann-Ghia. The all new and perfectly shaped body was bolted to the chassis with the same, untouched mechanics of the Beatle. It was strong, affordable and well built but offered a modest performance (since with 30hp powered by a 4 cylinder air cooled engine one could not expect much more).
In 1957 a cabriolet version hit the market aside of the coupé.

30 pensieri su “La Karmann Ghia

  1. Ecco. Un ottimo motivo per diventare scrittore è che puoi far guidare l’auto dei tuoi sogni, quella che sai che non avrai mai, al TE-STESSO-PROTAGONISTA.

    Se sapessi creare un mio Mordenti guiderebbe una Morgan 4/4 (no, non brillo per originalità!)

  2. La Morgan la guida anche una pseudo-investigatrice: Julia di Giancarlo Berardi.
    Quanto alla Volvo del Santo, c’è sempre la scappatoia “è una citazione” ;-)

    • Julia quella del fumetto? Quella che insegue i serial killers se non sbaglio. Ne ho letti un paio ma non ricordavo la morgan. Invece, parlando di fumetti, Ric Roland guidava una P 1800 e in seguito una vecchia Porsche gialla.
      Beh, l’auto sportiva per lo sbirro è un po’ un cliché, ne ho visti pochi che guidavano la 128.

      • Sì, Julia del fumetto. E’ da tanto che non lo leggo più ma mi piaceva all’inizio.
        Ric Roland non lo conosco. Dovrò colmare la lacuna!

        Essì, persino lo squinternatissimo Colombo guidava uno scassone ma pur sempre d’importazione: Peugeot 403 cabrio.

  3. cmplimenti per l’idea originalissima di utilizzare una Karmann come auto-immagine per il personaggio-chiave dei romanzi.Cio’ conferisce indirettamente un taglio inconfondibile alla caratterizzazione del protagoista. Cordialmente

  4. Buongiorno Sig. Pandiani ,
    se le fa piacere , di Karmann Ghia convertibile ne esiste una appena fuori Torino .
    Quando vuole l’invito per vederla, per Lei ,è sempre valido.
    Cordiali saluti
    Enrico M. Vinardi

    • Buongiorno Signor Vinardi,
      si certo, ricordo che ci siamo parlati prima delle feste.
      Guardi, ho il suo numero di telefono, appena riesco a liberarmi da una serie di impegni la chiamo e combiniamo un incontro.
      Mi farebbe molto piacere vedere la sua Karmann Ghia perchè devo dire che al di là di alcune che ho visto parcheggiate in giro (per lo più a San Francisco) o a qualche raduno qui in città non ho mai avuto la possiblità di esaminarne una come si deve o, per dire , di sedermi al volante.
      Le lascio la mia mail, epand@fastwebnet.it
      Per lei nei weekend è una scocciatura o potrebbe andare bene? Comunque la chiamo.
      Grazie per il messaggio e cordiali saluti.
      Enrico.

  5. Caro Enrico.
    ma non potevi fare salire per prima sulla KG nel romanzo Les Italiens una bionda da capogiro anzichè quello…… che hai scelto?
    Spero tu abbia successivamente rimediato….
    Un abbraccio
    Antonio Pellegrino

    • Beh, Antonio, non puoi negare che sia un gran bel personaggio, descritto con delicatezza e rispetto. Comunque il protagonista nel prossimo torna definitivamente sulla retta via e sono certo che colei che ce lo riporta non ti dispiacerà per niente. In realtà, per il primo romanzo avevo bisogno di un personaggio molto particolare, un personaggio che non avessi mai trovato nei vari noir che ho letto. Cosa vuoi, una sbandata può sempre capitare, anche a uno sbirro fatto e finito. Del resto Moët è piuttosto affascinante.
      Un abbraccio,
      Enrico.

  6. Buongiorno Sig. Pandiani, devo solo saperlo con un giorno di anticipo adesso in questo periodo non ho in programma viaggi , e poi detto sinceramente il prossimo vorrei farlo con la Karmann. Sto seguendo APPASSIONATAMENTE la trafila burocratica per mettere su le targhe , e proprio oggi mi hanno dato una bella notizia, semra che in Cina ci siano ancora delle riserve di bauxite che è un componente dell’alluminio, il materiale che serve per fare anche le targhe.

    Cordiali saluti

    Enrico M. V.

  7. Una raccomandazione ai 2 Enrico soci del Club.
    All’interno ci si da del tu e non del Lei….
    Comunque Enrico P. il tuo libro è una figata……
    Bravo e raccomando a tutti – soprattutto ai soci del Karmann Ghia Club Italia – di leggerli tutti.
    Un abbraccio ai 2 Enrico..
    Ciao
    Antonio

  8. Di Karmann Ghia se ne vedevano tante negli USA, nella seconda metà degli anni settanta, soprattutto sulla costa ovest.
    Non ho ho 70 anni, ho solo una buona memoria.

    Sicuramente è un’auto credibile; però la “dea” (DS) Citroen è, come noto (cfr. Roland Barthes) un autentico mito per la Francia e chi provò i primi modelli (o avrebbe voluto una volta salire su quello cabriolet) non la dimentica con le sue sospensioni idrauliche.

  9. in uno dei post che ho scritto sul mio Blog e dedicati ai suoi libri, un caro amico appassionato d’auto, dopo aver letto le sue osservazioni sulla Krmann Ghia, mi ha lasciato un commento che, vista la passione conidivisa, le copio:

    Gran bella storia, quella di porre attenzione così particolare alla Karmann-Ghia da parte dell’autore!
    Interessante che utilizzi i suoi libri per sentirsi, in qualche modo, proprietario di questo bellissimo gioiello di design e di adattamento tecnico-estetico tra piattaforma e tecnica del maggiolino da un lato e carrozzeria sportiva dall’altra. In effetti non è facilissimo trovarne uno, soprattutto se in buone condizioni.
    A Roma, comunque, ogni tanto qualcuno si riesce a vedere, in genere grigio-bianco, rosso-bianco o giallo chiaro – bianco. Purtroppo mai nel bellissimo accoppiamento bianco-celeste dell’esemplare postato sul sito dell’autore.

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