Terra!

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L’Amerigo Vespucci ormeggiata al West India Docks di Londra. Siamo a un passo dalla City.

Soltanto quando è finita, è possibile rendersi conto di quanto un’esperienza molto coinvolgente ci abbia colpito. È passato soltanto un giorno da quando abbiamo lasciato il ponte dell’Amerigo Vespucci al porto di Amburgo. Un taxi ci ha accompagnati all’aeroporto e un aeroplano ci ha portati lontano dalle persone che per quasi dieci giorni sono stati i nostri compagni di viaggio, i nostri ospiti e, immagino, i nostri amici. A loro vanno tutta la nostra gratitudine, per la straordinaria esperienza che ci hanno permesso di fare, e il ringraziamento per averci accolti tra loro e per averci sopportati.

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I Fucili Lee Enfield in dotazione al picchetto

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adetti sull’attenti in attesa di ricevere le consegne

Salendo a bordo, al West India Dock di Londra, avevamo soltanto il sentore di ciò che la navigazione sulla Vespucci avrebbe potuto essere. Entrambi, Mario e io, abbiamo navigato a vela nella nostra vita, siamo andati per mare e abbiamo amato farlo. Ma questa volta si trattava di una nave a tre alberi, lunga cento metri, larga quindici e con l’albero di maestra che terminava cinquanta metri sopra le nostre teste. Le cime per le manovre, a bordo, sono spesse tre centimetri, quelle d’ormeggio anche sei. Si intuiva, soltanto guardandosi attorno, che le forze che avrebbero animato e propulso quel vascello sarebbero state enormi.

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La diga che controlla il flusso di marea sul Tamigi

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Quello che interessava noi, e che sta alla base di questo ampio lavoro che ci siamo proposti, erano le persone, uomini e donne, che con il loro lavoro permettono a tutto ciò di funzionare. All’interno della Marina Militare, l’Amerigo Vespucci riveste due differenti ruoli. È prima di tutto un ambasciatore che rappresenta l’Italia portandone la bellezza e le eccellenze nelle più importanti località del mondo. Con i suoi ottantadue anni di vita, questa nave colpisce l’immaginario e riempie di meraviglia tutti coloro che hanno la fortuna di poterla osservare.

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L’altro importante compito della Vespucci, è quello di nave scuola. Ogni anno compie una crociera di diversi mesi mescolando al proprio equipaggio i cadetti dell’accademia navale che hanno terminato il primo anno. Questi giovani marinai che saranno un giorno ufficiali, lavorano a bordo, studiano, faticano e in qualche modo realizzano il vero sogno di ogni marinaio: portare in navigazione un grande vascello a vela. In qualche modo lo abbiamo fatto anche noi.

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I primi giorni, in banchina a Londra, ci sono serviti per ambientarci, conoscere il comandante Pacifici, il capitano di fregata Filzi, secondo di bordo, il Nostromo D’Elia e tutti gli ufficiali e sottufficiali dai quali dipende ogni aspetto della vita a bordo. Abbiamo assistito al ruolo di rappresentanza che la nave svolge nelle varie località di approdo. Poi abbiamo preso il mare. Siamo usciti dai dock attraverso le chiuse e dopo aver disceso il Tamigi è cominciata la traversata del Mare del Nord in direzione di Amburgo.

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La Vespucci, sul mare, dal vero o in fotografia è stata vista da tutti. Per la maggior parte della gente è una nave familiare, ne conosce la bellezza, soprattutto quando naviga con tutte le vele issate. Ma pochi sanno com’è fatta al suo interno, come si svolge l’incessante lavoro di tutti i giorni, come viene tenuta costantemente in ordine e cosa succede quand’è in navigazione. Tra ufficiali, sottufficiali, equipaggio e cadetti, vivono al suo interno quattrocentoventi persone. È una piccola città autosufficiente, dove i nocchieri si occupano delle vele, i cuochi cucinano millecinquecento pasti al giorno, dove viene fatto quotidianamente il pane e così via. Ogni sera, a mezzanotte, quando la Vespucci è in navigazione, vengono sfornate telie di pizza per corroborare le persone impegnate nella guardia notturna. In coperta l’attività non si ferma mai, le ore di sonno sono poche e il lavoro da fare è molto. Che sia giorno o notte, il ponte è sempre frequentato. Se non si è impegnati al posto di manovra, si spazza il ponte con le ramazze. C’è chi osserva costantemente il mare per segnalare possibili pericoli e chi sta al timone. È la vita di queste persone che tenteremo di raccontare, i loro sogni, i loro desideri, la fatica di una professione speciale, lontano da casa.

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3 pensieri su “Terra!

  1. Bell’avventura, Enrico. Come fai coi “trailer” dei libri mi hai incuriosito sul documentario. Se non ho interpretato male una tua frase non siete ancora certi di riuscire ad ottenere i mezzi per realizzarlo. Se è così, vi faccio il classico “in c*lo alla balena”!🙂
    Mi ha colpito il numero di donne presenti sulla nave. Non conosco il rapporto numerico tra uomini e donne nelle forse armate ma, dalle foto, sembrano parecchie sulla AV… oppure tu hai – giustamente – privilegiato i soggetti femminili nei tuoi scatti!😀
    Ah, che ne dici di un bel romanzo dei tuoi ambientato sulla AV? Agatha Christie style!

    • Fulvio, grazie per la… balena🙂 Speriamo di riuscire a trovare il modo per realizzare i documentari. Quanto alle donne, sull’AV c n’erano circa 25 su più di 400 persone tra equipaggio e cadetti. Non so come mai sulle foto compaiano così tanto😉 Chiederò a Mordenti se gli interessa una crociera sulla Vespucci

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