Parlando de Les italiens

Approfittando del fatto che intanto è uscito il tascabile de Les Italiens (Instar libri 2012) e che dopo quattro anni questo pezzo di antiquariato continua a vendere con mia sorpresa e soddisfazione, riprendo le pubblicazioni sul blog che per mancanza di tempo si erano interrotte.
Lo faccio con una bella e dotta recensione di Mario Moschera, dal suo blog Vintarama. Al di là del piacere di continuare a parlare dei miei personaggi, ve ne consiglio la lettura perché Mario ha toccato punti interessanti della mia narrativa.
Smetto di sbrodolare parole e vi lascio alla recensione.

Dal Noir al Poliziottesco in un solo Respiro

di Mario Moschera (dal blog Vintarama, 26-09-2012)

Per chi di voi avesse dato un’occhiata alla mia classe del 2012, le cose da prendere in considerazione potrebbero essere differenti. Per esempio è da aprile che non trovo buoni dischi da ascoltare. Un po’ è l’effetto Boss, un po’ è che molti album interessanti si apprestano ad uscire solo ora. La seconda cosa interessante, è la totale predominanza di romanzi italiani. Era da un po’ che la tendenza si stava invertendo. Un po’ perché effettivamente, a parte i soliti autori, il mercato non sembrava proporre nulla che potesse essere spassionatamente di mio gusto. Un po’ perché a volte, ho solo voglia di immergermi in un mondo in cui posso identificarmi più o meno completamente. Gli ultimi mesi specialmente sono stati dedicati alle avventure del commissario Jean-Pierre Mordenti, impiegato alla brigata criminale di Parigi. Creato dalla penna di Enrico Pandiani, che ha un blog su wordpress niente male, il commissario è la voce narrante di una serie di romanzi intitolati idealmente les italiens. Protagonista è appunto una brigata criminale composta quasi esclusivamente da italo francesi, e così voluta dal suo fondatore per i metodi un po’ sbrigativi e bislacchi, ma efficaci dei figli degli emigrati. E da torinese, il senso di essere un esule Pandiani in un modo o nell’altro deve averlo vissuto. Ora, fermo restando che secondo me ambientare un noir o, come in questo caso, un poliziottesco, fuori dai patri confini mi sa molto di semplice escamotage per rendere subito più fighi i tuoi personaggi (vuoi mettere indagare nelle banlieu di Parigi invece che nelle zone industriali di Sesto?), e che farli francesi invece che yankee mi odora di intellighenzia, deve dire che il primo ciclo di romanzi (tutti usciti dal 2007 al 2011) sono appetibili e con l’inusitata capacità di tenerti attaccato al libro pagina dopo pagina.

Sentii nominare per la prima volta les italiens in una recensione del Mucchio Selvaggio. Si parlava del secondo romanzo del ciclo, Troppo Piombo, e l’idea di una narrativa pulp ambientata in una città europea che non fosse teutonica o svedese mi sembrava una grande fottutissima idea. Corsi subito a reperire i primi due romanzi. Solo che essendo quella, la leggendaria estate del 2010, come molte altre cose, le avventure di Mordenti finirono presto nel dimenticatoio, arrestandosi a circa un terzo del primo episodio. Poi, quest’ anno, per tutta una serie di similitudini, mi sono riavvicinato a quell’edizione dalla grafica spudorata. Per chi si aspetta dei noir a tinte fosche, popolati da nebbia e luci soffuse credo che debba abbandonare il disco di jazz ed il maglione a collo alto. Le avventure della brigata criminale sono spregiudicate, puzzano di sangue e liquidi corporei, condite di tanto sesso e rock’n roll. E se pensate che sia un difetto vi sbagliate. Il cinico e disilluso Jean Pierre è un personaggio tutto di un pezzo, che come tanti sbirri della vita reale ha una donna in ogni porto, e le sue avventure non portano galloni ma cicatrici e ricordi acidi. Personalmente sono affezionato al di lui fidato amico, Alain Servandoni, con la sua inimitabile cacciatora e la pessima abitudine di accedere i cerini sfregandoli ovunque,  Credo che se Sky si dimenticasse per una stagione intera di romanzo Criminale, con il materiale fornito dai primi tre libri (il terzo, Lezione di Tenebra, è leggermente più arzigogolato e barocco, con un finale culminante in una Torino, omaggio appassionato di uno scrittore romantico) avrebbe palinsesti interi da riempire. Invece quasi nessuno si è accorto di questi piccoli gioiellini, infarciti di un immaginario, che è un po’ fumettone d’avanspettacolo, un po’ opera colta. Solo il quarto volume, Pessime Scuse per un Massacro, che sto divorando in questi giorni, ha fatto il grande passo finendo in mano alla Rizzoli. In un’edizione però che somiglia più ad un vecchio almanacco che un romanzaccio cattivo pulp. Eppure ce ne dovrebbero volere di più di simili caratterizzazioni. La Parigi di Mordenti è pulsante di vita ed affamata. C’è la criminalità, ci sono le belle donne, forse è un filino turistica, ma non ti delude mai. é ben lontana dalla metropoli a tinte seppia e dai cieli animati di un altro commissario, lo spalatore di nuvole Jean Baptiste Adambsberg. Nei romanzi della Vargas (che quest’anno non mi ha regalato nulla di nuovo), l’azione lascia il posto al crimine scellerato ma intellettuale, comprensibile a più livelli, ma forse poco concreto.

Eppure, se devo essere sincero, pur su mondi separati, sono convinto che i due Jean debbano per forza essersi incontrati una volta o l’altra. in fondo, bazzicano gli stessi arrondissement.

4 pensieri su “Parlando de Les italiens

  1. Evviva la nuova edizione: posso continuare a regalarlo a chi ancora non ha letto “il miglior incipit di noir italiano”! Ma quanto dovremo ancora aspettare per la prossima avventura di Mordenti?

    • Aimeh, Ele, dovrai aspettare un po’, Les italiens saltano un giro per lasciare il posto a un nuovo personaggio che indaga a Torino. Chissà che una volta o l’altra lui e Mordenti non riescano a incontrarsi🙂

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