La quarta inchiesta: vertigine blu

Bandits, twelve o’clock high…

Volavano a ottomila metri di altezza, lasciando dietro di sé un cielo graffiato dalle strisce di condensa dei motori. Erano grandi, pesanti, lenti. I dieci membri dell’equipaggio sopportavano gelo, fatica e una tensione inimmaginabile, proteti da una fusoliera di alluminio che i proiettili dei caccia tedeschi passavano da parte a parte come carta velina.
Distruggevano tutto ciò che si trovava sotto di loro. E non sempre si trattava dell’obiettivo da bombardare. Ma il Boeing B-17, la famosa Fortezza Volante, era una macchina da guerra senza pari.
In Pessime scuse per un massacro, la quarta inchiesta de les italiens, il commissario Mordenti se ne trova uno tra i piedi. Un fantasma ingombrante, che non fa che complicare le cose in un’indagine già di per sé molto complessa.
Per il nostro flic, che non sopporta nemmeno di salire su un elicottero, non è che l’ennesima rottura di palle.

Sei croci di marmo bianco e una stella di David. Su ciascuna nome, grado, appartenenza all’esercito e due date: nascita e morte. A parte il comandante Campbell, pilota del bombardiere, e il sergente Shaw, mitragliere di coda, gli altri non superavano i vent’anni d’ètà.
….Un ampio prato all’inglese circondava le lapidi andando a perdersi sotto gli alberi del bosco. Su un cippo di pietra grigia si ergevano le quattro eliche accartocciate dell’aeroplano, saldate fra loro in forma di una grande croce. Alla base del monumento un angelo di bronzo con l’aria potente e le ampie ali ripiegate dietro la schiena tendeva un braccio verso l’infinito per toccare una stella con la punta delle dita. Era maschio e muscoloso come uno di quei supermen del realismo socialista. Una targa sulla base di pietra raccontava l’ultima odissea del quadrimotore.
….Il piccolo memoriale aveva un aria marziale e commovente allo stesso tempo. Si stava bene tra gli alberi, immersi nel riverbero dell’erba verdissima sulla quale le lapidi bianche brillavano candide al sole. In cima a due alti pennoni, una bandiera americana e una francese sventolavano pigre contro il cielo azzurro.
….«Perché siamo qui?»
….La voce di Delphine m’è parsa lontana, come un effetto del vento.
….«Non lo so» ho detto scuotendomi. «Per cercare di capire cos’è successo, credo.»
….«Gli aviatori qui sotto non risponderanno alle nostre domande.»
….«No, immagino di no.» Ci siamo guardati. «Però possiamo trovare qualcuno che lo faccia al posto loro.»

Altri quattro hanno tentennato abbassando la guardia.

2 pensieri su “La quarta inchiesta: vertigine blu

  1. Per il nostro flic, che non sopporta nemmeno di salire su un elicottero, non è che l’ennesima rottura di palle.

    metterei ascensore al posto di elicottero lo trovo più ironico
    e flic prende una piega più simpatica…chissà

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