I posti de les italiens: Montmartre

Alla ricerca di un tempo perduto

Montmartre, o la Butte de Montmartre, è il luogo giusto, se siete un po’ arroganti, per poter guardare Parigi dall’alto in basso. Comune piuttosto antico del dipartimento della Senna, venne annesso alla capitale nel 1860. Da allora, buona parte dei suoi edifici abbarbicati sulla collina formano il XVIII arrondissemet. Il resto fa parte del comune di Saint-Ouen. Come accennato in partenza, i suoi 130,53 metri di altitudine sul livello del mare non fanno di Montmartre un concorrente diretto del Monte Bianco ma lo rendono senz’altro il punto topografico più elevato di Parigi (la Tour Eiffel e la Tour Montparnasse, infatti, sono più alte). Vi si accede tramite una funicolare che sembra uscita da un film di fantascienza degli anni ’50 o trascinandosi su per i 222 scalini che portano in cima.
Per i maniaci della storia, Montmartre è stato per lungo tempo un villaggio fuori dalla cerchia muraria della capitale. Manco a dirlo, una delle etimologie ne fa risalire il nome al latino Mons Martis, il Monte di Marte. In epoca gallo-romana, quando Asterix e Obelix visitavano Lutèce, un tempio dedicato a Marte sorgeva difatti sulla collina. Altra brillante ipotesi è quella di Mont du Martyre, Monte del Martirio, poiché Saint-Denis, primo vescovo di Parigi e vittima delle persecuzioni anti cristiane, venne decapitato sulla collina assieme ad alcuni altri fedeli. La leggenda racconta che il sant’uomo, certamente un buontempone, raccolse da terra la propria testa e, tenendola sotto braccio, si fece una bella passeggiata fino al luogo in cui oggi sorge l’omonima basilica, dove si fece infine seppellire. Una delle vie storiche che portano a Montmartre si chiama difatti rue des Martyrs.
Come ben sa Umberto Eco, che ne parla nel suo Cimitero di Praga, Montmartre è stato uno dei luoghi importanti durante la Comune di Parigi nel 1871. L’idea di costruire quell’ammasso di panna montata chiamato basilica del Sacré-Coeur prese inesorabilmente forma dopo la guerra franco-prussiana del 1870. La costruzione venne decretata da un’infelice votazione dell’Assemblea Nazionale il 23 luglio 1873 per «espiare i crimini dei Comunardi» e per rendere omaggio ai numerosi cittadini francesi deceduti durante la guerra.
Le vie di Montmartre si arrampicano su per la collina in una ragnatela confusa e tortuosa. A salire a piedi ci si fa il mazzo, l’orientamento è difficoltoso e non è detto che al primo colpo si riesca ad arrivare dove si voleva. Luoghi di antica bellezza si mescolano a dozzinali attrazioni turistiche e spesso, orrendi negozi di ciarpame assediano luoghi mozzafiato. Tralasciando il Sacré-Coeur, meta di milioni di fotografi della domenica, torme di cinesi che guardano il mondo attraverso lo schermo delle loro macchine fotografiche e altra varia umanità in posa sulla scalinata accanto a finte sculture viventi un po’ patetiche, se volete veramente vivere Montmartre ci dovete andare nei periodi in cui i turisti se ne stanno a casa loro. Momenti rarissimi a Parigi, ma che capita di cuccare. Solo allora, in una maggiore solitudine, la Butte de Montmartre vi svelerà il suo fascino particolare. Posti magici che sfilano uno dietro l’altro.
Place du Tertre, tanto per dirne uno, dove nel 1814, al restaurant de La Mère Catherine comparve per la prima volta la parola “bistro” (presto), coniata dagli esuli russi che abitavano la butte. L’ Eglise St-Jean-de-Montmartre, costruita ne 1901 da Anatole de Baudot, dove, se vi tira vedere quel genere di cose, potete ammirare le tre grandi vetrate policrome disegnate dal pittore dell’Art Nuveau Pascal Blanchard. Le Lapin Agile, in precedenza Cabaret des Assassins, dove si ritrovavano artisti come Alphonse Allais, Caran d’Ache o André Gill, al quale si deve la pitura che dà il nome al locale (Le Lapin à Gill). Le Lapin fu in seguito acquistato dal chansonnier e scrittore Aristide Bruant che accoglieva artisti squattrinati come Picasso, Modigliani e Utrillo.
Prima o poi, trascinando i piedi per la fatica, finirete per trovarvi nella bellissima Place des Abbesses con il suo giardino le botteghe e l’omonima via molto trafficata. Su uno de muri della piazza si trova un grande murale in piastrelle con le parole “je t’aime” ripetute in dozzine di lingue. Se volete far colpo sulla ragazza, quello è il posto che fa per voi. La fermata della metropolitana Abbesses è la più profonda di Parigi; per prendere il treno dovete scendere di una quarantina di metri verso il centro della terra.
È proprio in questa piazza che inizia il terzo romanzo del commissario Mordenti, Lezioni di Tenebra. Tanto per non perdere l’abitudine leggiamoci l’incipit.

Uno.

«Comincia a salire» ha detto, «cerco un parcheggio e ti raggiungo.»
Giunti sotto casa non c’era un posto a pagarlo un milione così Martine aveva fermato la Karmann Ghia davanti al portone. Place des Abbesses era ancora piena di gente.
«Hai una faccia» ha detto.
«Sei di cattivo umore?» le ho chiesto sforzandomi di parlare. «Questa sera sembravi assente.» Un fiotto di nausea mi si è arrampicato su per la gola.
«Non è nulla, sono solamente stanca.»
«Problemi in studio?»
«Mi hanno affidato un paio di contratti importanti, te ne parlo appena starai meglio.»
Ho soffocato un conato. «Nient’altro?»
«Non fare lo sbirro con me, ragazzo» ha riso, «vai a metterti sotto le coperte.»
Sono sceso con la stessa agilità di un ippopotamo che scavalca una staccionata. Nonostante i piedi per terra, la piazza continuava a ruotare attorno a me come un vortice di colori. Ho aspettato che rallentasse prima di chiudere lo sportello. Martine mi ha mandato un bacio sulla punta delle dita.
L’ho guardata partire, poi sono strisciato fino al portone. Ho battuto il codice sul tastierino e sono entrato nell’androne illuminato. Niente ascensore così per trascinarmi fino al terzo piano m’è toccato scalare i gradini aggrappato al mancorrente.
La nausea è una brutta bestia, lo sapeva bene Sartre. Ti s’insinua su per la gola impedendoti di parlare, di muoverti e di pensare, non la puoi combattere, né le puoi resistere.
Sul pianerottolo avvolto dal suono discreto del silenzio ho trovato la porta di casa solo accostata. Ho fatto un respiro profondo. Il mondo si è fermato per qualche istante, poi ha ripreso a girare. Ci mancava l’appartamento svaligiato.
Ho guardato le chiavi che avevo in mano prima di rimetterle in tasca, poi ho spinto il battente. Cassetti aperti, libri sul pavimento, mobili spalancati. Dal soggiorno proveniva una luce fioca. Mi ci sono diretto fermando la parete con una mano per evitare che tutta la casa ricominciasse a girare.
La lampada a piantana accanto al divano era accesa. Qualcosa si è mosso nell’ombra.
Mi sono avvicinato di un passo e una figura è apparsa nel cono di luce. Un metro e settantacinque, impermeabile di vinile nero stretto in vita da una cintura. I capelli erano rossi, tagliati a caschetto. Il resto del viso era nascosto da un foulard di seta nera annodato dietro la nuca.
Una strana pistola ha brillato alla luce della piantana. Era piatta e larga, un’arma che non avevo mai visto. Un fiotto di adrenalina mi ha attraversato le viscere e questo mi ha permesso di fare altri due passi verso di lei.
Lezioni di Tenebra, di Enrico Pandiani. Instar Libri (2011)

Insomma, come tutti i posti troppo famosi, troppo visitati, troppo fotografati, anche Montmartre ha perso parte del suo fascino. Eppure è ancora capace di stupire il visitatore attento, quello che non cerca le false atmosfere di una volta e che sa che i grandi pittori non ci sono più. Dimore meravigiose aspettano solo di essere riscoperte, piccoli giardini di grandi privilegiati si nascondono dietro a muri di cinta che il tempo ha soltanto scalfito. Se siete curiosi e non avete paura che la vostra testa rimanga bloccata tra le stanghe di un vecchio cancello, vedrete case di campagna in piena città, viali alberati che formano prospettive accanto a piccoli boschi tranquilli. Roba da ricchi, direte voi. Temo di sì.
Con poco sforzo potrete allontanarvi dalla folla, ritrovandovi magari su un sentiero tra gi alberi che vi leva il fiato portandovi verso la cima della collina. Quando la vostra lingua toccherà per terra, potrete fermarvi su piccole terrazze dalle quali avrete una vista sublime sui tetti digradanti verso il centro della città. Una pausa al bistrot Le Consulat, sperando che sulla piazzetta non ci siano milleduecento persone per metro quadro, poi, snobbando finti pittori bohemiens, falsi locali tipici e tonnellate di negozietti di ciarpame, possiamo cominciare a scendere, dando ovviamente per scontato che del Sacré-Coeur non ce ne frega un beneamato cazzo.
Ai piedi della sua scalinata, ad ogni modo, si trovano due dei posti più incredibili che mi sia capitato di vedere a Parigi, il magasin Tissus Reine e soprattutto il Marché Saint-Pierre, il tempio dei tessuti a Parigi. Quattro piani in un vecchio edificio bianco dove potrete trovare tutte le stoffe del mondo. Migliaia di colori, disegni, pattern e chi più ne ha ne metta. Aggirarsi in queste grandi stanze, tra massaie francesi, cinesi, africane è un divertimento sopraffino. Se riuscite a uscire dal Marché Saint-Pierre senza una pezza di stoffa vuol dire che il vostro animo è gelido come il pirillo di un esquimese.
Giusto lì di fronte, ai Tissus Reine, sopra ogni banco è esposto un manichino in miniatura addobbato con le pezze in vendita. Sono soltanto tagli di tessuto ma rendono perfettamente l’idea di un vestito. È meno sbalorditivo del Marché Saint-Pierre ma vale comunque un giro.
Se non siete dei lumaconi senza guscio, mentre l’ora volge al desio, una lunga, bellissima passeggiata vi porterà con calma verso il centro. Vedrete la città cambiare colore mentre il sole si ritira, la luce si tingerà pian piano d’arancio per lasciare infine il posto a un’ombra violetta che si arrampica sulle facciate delle case. Sarete stanchi ma felici e nessuno vi impedirà a un certo punto di saltare su un taxi o di infilarvi nella metropolitana. Da qualche parte vi porterà di certo.

Per chiudere, un elenco di tipi famosi che hanno vissuto a Montmartre.
Marcel Aymé, scrittore
Georges Braque, pittore e scultore
Louis-Ferdinand Céline, scrittore
Georges Clemenceau, giornalista, politico, sindaco di Montmartre (1870)
Dalida, Cantante e attrice. Rue d’Orchampt
Dominique Field, liutaio di chitarre classiche
La Goulue, danzatrice al Moulin Rouge
Max Jacob, poeta, romanziere, saggista e pittore francese
Jean Marais, attore e scultore
Georges Michel, detto Michel de Montmartre, primo pittore di Montmartre
Michou, artista e direttore di cabaret
Monique Morelli, chanteuse
Hector Berlioz, compositore
Pablo Picasso, pittore
Fontenay de Saint-Affrique, pittore
Erik Satie, compositore e pianista
Henri de Toulouse-Lautrec, pittore
Tristan Tzara, scrittore
Maurice Utrillo, pittore
Suzanne Valadon, pittore
Vincent Van Gogh, pittore. Stava dal fratello Théo al 54 di rue Lepic
Boris Vian, scrittore, poeta, paroliere, cantante, musicista di jazz
Jacques Prévert, poeta e scenografo. Stesso pianerottolo di Vian, al 6b di Cité Véron

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