I luoghi de les italiens: la Tour Saint-Jacques

Una torre d’avorio nel cuore di Parigi

La Tour Saint-Jacques è una torre in stile niente popò di meno che gotico fiammeggiante. In Lezioni di tenebra Jean-Pierre Mordenti ci passa solamente di fianco, non è che una visione, un piccolo punto cardinale in un mare di parole. Però è un gran bell’oggetto e quindi vale la pena che ve la racconti. Tra l’altro è un sopravvissuto alla Rivoluzione Francese alla quale è scampata solo grazie alla sua mirabolante bellezza. Se ne sta lì, piantata in un giardino del IV arrondissement di Parigi, alta e sottile come un raffinato oggetto d’avorio scolpito da uno scultore stravagante. Risplende candida alla luce del sole ergendosi tra le piante a pochi passi dal Theatre du Châtelet come un tempio strano e un poco misterioso. Vi si può salire in cima e la vista di Parigi dall’alto delle sue mura è mozzafiato.
La torre, opera di Jean de Félin, è caratterizzata da strette bifore che si alternano a nicchie, sormontate da guglie e pinnacoli, entro le quali numerose statue guardano con antica pazienza lo scorrere dell’eternità. Sulla sommità della torre svetta una statua di San Giacomo Maggiore, opera dello scultore Paul Chenillon, che rimpiazza quella fulminata da Robespierre, Desmoulins e compagni durante la Rivoluzione.
Adesso vi annoierò con un po’ di storia, ma prima ci spariamo un brano da Lezioni di Tenebra.

Uscendo dalla Grande Bôite siamo stati avvolti dalla luce del sole che ci ha accompagnati come un’onda luminosa alla mia auto. Senza volerlo mi sono trovato ad aprirle la portiera.
«Non c’è alcun bisogno di queste gentilezze» ha detto con un sorriso, «la prego di trattarmi come farebbe con qualsiasi altro collega.»
Mi sono accomodato al volante, ho allacciato la cintura e siamo partiti. Ho infilato il boulevard du Palais e abbiamo traversato il fiume sul Pont au Change. Il boulevard de Sébastopol era intasato quindi siamo avanzati lentamente. Nessuno dei due ha aperto bocca fino all’altezza della Tour Saint-Jacques.
«Io non le piaccio» ha detto finalmente.
Mi ha scrutato talmente a fondo che deve aver visto anche il colore delle mie mutande. Quantomeno la tensione si è allentata.
«Senta» ho detto, «sono mortificato per le mie parole, non intendevo offenderla. E non potevo immaginare che mi avrebbe sentito.»
«Mettiamo le cose in chiaro» ha detto guardando fuori dal finestrino. «Neppure io vado pazza per lavorare con persone che non conosco, soprattutto su un caso che sarebbe di competenza mia e del mio commissariato. Il fatto è che ho avuto degli ordini e non sta a me decidere cosa sia o non sia meglio fare.»
Ho assentito brevemente. Non c’era proprio niente da dire, aveva ragione da vendere.
«Cos’è che non le piace di me, commissario?» ha chiesto brusca. «La maniera in cui mi vesto? Come mi pettino? O piuttosto il mio tenore di vita?»
«Non c’è nulla in lei che non mi piaccia» ho brontolato, «è senza dubbio la sventola più sconvolgente che abbia mai messo piede nella mia auto. Vorrei solo lavorare con la mia squadra come faccio abitualmente, tutto qui. Ma del resto anch’io ho avuto degli ordini e quindi vedrò di farmeli andar bene. Sono un uomo dalle mille risorse.»
Silenzio. Altra tensione. Abbiamo superato rue de Rivoli e tirato dritto verso il Polo Nord.
(Lezioni di tenebra, un romanzo de les italiens, Instar Libri 2011)

La Tour, non è nient’altro che l’edificio campanario, e unica testimonianza rimasta, della chiesa di Saint-Jacques-de-la-Boucherie, consacrata a San Giacomo Maggiore. Il santuario possedeva una reliquia di San Giacomo, assolutamente autentica, ve lo garantisco, e fu meta di pellegrinaggio, come testimonia la Guida del pellegrino, che tuttavia non menziona la città.
Secondo la Chronique de Turpin la chiesa fu fondata da Carlo Magno e questo fatto le ha valso nel 1998, insieme ad altre 70 località della Francia, l’iscrizione al patrimonio mondiale dell’UNESCO al titolo dei Camini di Santiago de Compostela.
Nel 1648 il matematico e fisico francese Blaise Pascal vi condusse esperimenti sulla pressione atmosferica e sulla densità dell’aria: per commemorarli il vecchio Blaise è stato posto in effigie a fare da guardia alla base della torre, Nel 1891 vi fu pure installato un laboratorio meteorologico nel quale non risulta però che Pascal si sia mai fatto vedere, un po’ per la marmorea rigidità delle sue membra e in parte per il compito di sorveglianza che la sua statua pare abbia preso piuttosto seriamente.
La chiesa fu demolita nel 1793, nel corso della Rivoluzione Francese, mentre il campanile fu conservato, in quanto anche quel manipolo di esaltati che ha cambiato l’Europa facendo perdere la testa a un mucchio di gente lo ha giudicato di notevole valore architettonico. Una certa sfiga ha comunque perseguitato la Tour Saint-Jacques che, pur essendo scampata alla distruzione, subì due incendi, nel 1819 e nel 1823, che le arrecarono ingenti danni.
Il campanile, acquistato da alcuni fabbricanti di palline di piombo (evidentemente è un lavoro che rende), venne restaurato dagli architetti Ballu e Boguet e le statue che erano andate distrutte furono sostituite grazie all’intervento degli scultori Cavelier, Dantan, Protet, Cordier e Froget. Nel 1856 l’edificio venne posto su un basamento rialzato in modo da ripristinare la sua altezza originale, e fu attorniato dagli attuali giardini.

Sotto la Torre è passata addirittura la Regina Vittoria che durante la visita ufficiale nel 1854, già che c’era, ha dato il nome alla vicina via. Classificata come Monumento storico nel 1862, La Tour Saint-Jacques fu riacquistata nel 1883 dal comune di Parigi su richiesta del prefetto Haussmann. La superba bellezza di questo monumento ispirò lo scrittore Alexandre Dumas, che nel 1856 compose il dramma La Tour-Saint-Jacques-la-Boucherie.
Ultimamente, dopo un restauro durato un paio di milioni di anni, il monumento è stato riportato al suo primitivo splendore. Durante gli interminabili lavori è emerso che molte delle decorazioni oggi esistenti non sono frutto dei restauri ottocenteschi, ma risalgono all’epoca tardo-medievale in cui la torre fu costruita. Dal 2009 è nuovamente aperta al pubblico e innumerevoli oh! di meraviglia risuonano nuovamente per le anguste scale. La sua figura longilinea brilla luminosa nelle giornate di sole e risplende di luce nelle notti dello Châtelet. È il destino che l’ha messa lì, nessun conflitto e nessuna rivoluzione sono riusciti ad abbatterla, quindi, credetemi, vale la pena di andarla a vedere.

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