Storie, Narrazioni, Sguardi Obliqui

L’umanità de Les italiens
Recensione di Davide Picatto
Dal Blog “Storie, narrazioni, sguardi obliqui

Capita di leggere un libro, Les italiens, e poi di leggerne subito dopo un altro, Troppo piombo, perché ci si è divertiti parecchio. Capita anche di chiedersi perché, dato che dell’intreccio dei due noir-polizieschi di Pandiani, a distanza di poche settimane dalla lettura, ci si ricorda giusto l’essenziale per poter raccontare a uno sconosciuto che non si tratta di romanzi di formazione.

I libri sono briosi, la tensione è tenuta alta e l’interesse del lettore vivo: si è accompagnati fino al termine senza essere trascinati. Eppure sia nel primo che nel secondo non mi importava assolutamente sapere chi fosse il “cattivo”. E questo, naturalmente, è un complimento.

Negli ultimi anni ho letto diversi gialli, noir e polizieschi. Molti mi hanno annoiato, altri deluso, alcuni fatto incazzare. Senza accorgermene li ho divisi in due categorie: quelli buoni e quelli tuttatrama. Nel secondo gruppo rientrano romanzacci illeggibili basati sul solito copione di colpi di scena, duri hollywoodiani, serial killers, pupe da sballo, analisi di laboratorio e pagine a incastro in cui si è pilotati in un’unica infallibile direzione da personaggi ritagliati nel cartoncino. Nel primo gruppo rientrano invece tutti quei libri di cui non saprei raccontarvi la storia nel dettaglio, ma che mi sono maledettamente piaciuti. Ma cos’è che in un romanzo rende le vicende così insignificanti da far passare la trama come un aspetto secondario, un espediente narrativo?

Salvo Montalbano, Fabio Montale, Sarti Antonio, Héctor Belascoaran Shayne, Pepe Carvalho, Marco Buratti e Jean-Pierre Mordenti hanno un appeal curioso: sono commissari, ex sbirri, ex galeotti e investigatori privati sinistroidi, anarchici o indifferenti che lavorano all’interno della legge (senza in realtà rispettarla mai fino in fondo), in alternativa ad essa o in suo netto contrasto. Sono sfigati, orbi, cronicamente sfidanzati, tanfano di morte, dediti al whisky, ironici, cupi, pigri, disadattati, asociali, golosi, pistoleri, incapaci, solitari, distratti e hoplofobici. Cos’è allora che li riunisce in un mazzo di personaggi in cui identificarsi ciecamente al punto di godere delle loro vicende senza considerare le loro vicende? Cos’è che li accomuna? Oltre al prurito che viene loro quando sentono parlare di metodo scientifico, il loro tratto d’unione è l’umanità che li contraddistingue. Pensano, ragionano, agiscono e vivono secondo un codice di regole personale non imposto dalla società, ma affinatosi in loro con l’esperienza e basato sul rispetto di alcune leggi non scritte basilari: il rispetto e la comprensione dell’altro.

Jean-Pierre Mordenti e i suoi italiens, sbirri parigini di origine italiana, sono decisamente “umani”, ma non solo: delle altre caratteristiche a scelta che delineano i personaggi nel mio mazzo, la voce narrante di Pandiani ha anche l’ironia e quell’approccio esistenzialistico alla vita che lo porta a godere delle piccole cose: choucroute, caponatina e Lagavulin sono cose che rendono questi libri molto più appetitosi di analisi del DNA, scritte col sangue sui muri e malati di mente dal coltello facile.

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