I posti de Les italiens: il Grand Rex

Se King Kong venisse a Parigi, salirebbe sul Grand Rex

Nel prossimo romanzo de les italiens uno dei momenti più caldi nell’indagine mozzafiato seguita da Mordenti e dai suoi compagni si svolge nel X arrondissement tra i due grandi archi trionfali delle Porte Saint-Denis e Porte Saint-Martin.
È proprio in questa zona, sul boulevard Poissonière, che sorge il più incredibile cinema di Parigi.
Inaugurato nell’euforia degli anni trenta, ha conosciuto quasi subito l’occupazione tedesca. Dopo gli smoking degli elegantoni e le tute blu degli operai, le poltrone del Grand Rex hanno accolto le uniformi grigio verde della Wehrmacht e in seguito, i corpi stanchi dei soldati francesi che tornavano dalla guerra.
Luogo di spettacolo e di prestigio, ha ospitato di volta in volta il cinema, i più grandi spettacoli, e le più famose trasmissioni radiofoniche e televisive.
La notte dell’8 dicembre 1932, tremila trecento invitati in smoking e lunghi abiti eleganti, si radunano all’angolo del boulevard e della rue Poissonière. Quella sera, tutta la Parigi che conta festeggia la nascita di una delle più grandi sale cinematografiche d’Europa: il Rex. Da due anni i parigini aspettavano questo avvenimento.
La folla attende impaziente sotto le 3500 luci che ingioiellano l’immensa facciata déco del Rex. Jacques Haik, il ricco produttore cinematografico che ha portato in Francia Charlie Chaplin ribattezzandolo Charlot, ha promesso loro un sogno. E ha mantenuto la parola data.
La sala che si riempie di uomini politici, critici e star dell’epoca, sfrigola di grida di sorpresa e mormorii d’ammirazione. Le dimensioni dello schermo ad arco di cerchio sbalordiscono gli spettatori, il palcoscenico più grande di quello dell’Opera li lascia a bocca aperta.
Questa folla elegante è stata accolta dalle 80 maschere del Rex in livrea e guanti bianchi. Fuori dal cinema fa un freddo cane ma tutt’intorno alla sala, alcune palme si muovono mollemente nella brezza leggera dell’aria riscaldata. Al di sopra delle loro teste, gli sguardi incantati degli invitati scorgono un cielo scintillante di stelle.
Mentre le luci sfumano lentamente nel buio inizia la proiezione dei Tre moschettieri di Diamant Berger. Uno spettacolo senza pari.
Come quello che daranno Mordenti e les italiens nel prossimo romanzo. Eccone un assaggio.

Ho aumentando l’andatura sbucando sulla spianata della Porte Saint-Denis. Mi sono guardato intorno; se aveva un’auto, tanti saluti, ma c’era la possibilità che fosse diretta al metro. Scavalcando la ringhiera del marciapiede sono saltato sul selciato sottostante, poi, lasciandomi alle spalle la torre sottile del Grand Rex, sono filato verso la fermata Strasbourg-Saint-Denis.
L’ho vista mentre attraversavo il boulevard, una macchia rosa che spariva inghiottita dalle scale della metropolitana. Avevo recuperato un po’ di vantaggio ma da lì ad acchiapparla era tutta un’altra storia. Scendendo a precipizio gli scalini dell’ingresso sapevo già di averla persa. La stazione era piena zeppa di gente che entrava e usciva dalle gallerie. Mi sono fermato un secondo, dovevo ragionare in fretta.
Tre linee, la 9, la 8 e la 4, nemmeno a testa o croce potevo fare. La 9 e la 8 tagliavano in diagonale andando verso le periferie mentre la 4 portava verso il centro. Ho scelto quella.
Ho scavalcato il tornello con un balzo e mi sono fatto di corsa il tragitto fino alla pensilina, direzione Porte d’Orléans. Ho divoraro l’ultima scala quattro gradini alla volta, mentre la sirena segnalava la chiusura delle porte. Sono salito sul treno per un pelo, la giacca m’è rimasta presa tra gli sportelli, un piccolo spettacolo extra per i pendolari.
Siamo partiti. Nel vagone nessun impermeabile rosa, ammesso che non lo avesse buttato in un bidone dell’immondizia prima di salire sul treno. La fermata successiva è arrivata in un minuto e mezzo, Réaumur-Sébastopol, una stazione enorme, il labirinto perfetto per scomparire in un baleno. Non appena si sono aperte le porte sono schizzato fuori. Ero sudato e il mio cuore andava a mille. La banchina era piena di gente che saliva e scendeva dal treno, diretta verso le uscite o le coincidenze. Ho infilato la mano sotto la giacca chiudendo le dita attorno al calcio della pistola e, chino come un cammello, ho percorso il treno nella sua lunghezza.
Era sul terz’ultimo vagone e mi ha colto quasi di sorpresa. C’è stato uno sparo amplificato dalle pareti della galleria, quasi un boato. Il finestrino davanti a me è andato in mille pezzi. Un tizio che avevo di fianco è crollato lungo e tirato senza emettere un suono.
Urla da tutte le parti, gente che scappava, atti di isterismo collettivo, un pandemonio da manuale che si è propagato tra la folla come un’onda d’urto. Per qualche secondo non ho visto più nulla, poi ho colto un guizzo rosa che filava verso l’uscita.
«Polizia!» ho urlato con tutto il fiato che avevo in gola. «Tutti a terra!»
Si sono sdraiati sei o sette francesi, gli altri cinquecento americani hanno continuato a correre ululando da tutte le parti. Steso accanto a me, il ferito si è lamentato, aveva sangue sul giubbotto e una piccola pozza si stava allargando sul pavimento di piastrelle. Il macchinista è arrivato correndo.
«Ma che cazzo state combinando?» ha berciato indispettito.
Gli ho ficcato la patacca sotto al naso. «Sono un commissario di polizia» ho detto, «occupatevi di lui e chiamate la madama.»

Durante l’occupazione il cinema è stato requisito dall’esercito tedesco e trasformato in soldatenkino, riservandolo per le proprio truppe di stanza a Parigi.
Oggi il Grand Rex è quasi un cinema come gli altri. Solo il suo aspetto ricorda i fasti di un tempo. È ancora apprezzato, soprattutto per i decori interni che riproducono una città mediterraneo-antica in rilievo con i suoi muri colorati che ricordano l’ambiente déco dei paesi della riviera francese.
Ogni anno a Natale, fin dal 1954, giochi d’acqua, chiamati la féerie des eaux, animano ancora la grande sala prima della proiezione del film Disney di fine anno.
Nel 1981, il cinema e la sua facciata art-déco sono stati dichiarati monumento nazionale.
Ai visitatori attuali, oltre alle proiezioni cinematografiche, il Rex propone un percorso di visita di 40 minuti dietro l’immenso schermo del cinema. Un lungo giro nei corridoi, per le scale e in tutti gli spazi tecnici del cinema. Realizzata dall’agenzia Citè-Cinés e dallo scenografo Pascal mazoyer, la visita rievoca i lavori e i trucchi del cinema in maniera interattiva e divertente. I visitatori diventano poco per volta gli attori delle riprese di una pellicola, fino alla vera proiezione di un film del quale potranno acquistare il Dvd.
Usciti dal Gran Rex vi troverete a girare per un meraviglioso quartiere percorso da grandi boulevards e piccole stradine che dopo essersi arrampicate su morbide salite ridiscendono tranquille verso la città.
Quanto mi piacerebbe avere casa da quelle parti.

Un pensiero su “I posti de Les italiens: il Grand Rex

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