Le armi de les italiens: Manurhin MR 73

Il revolver made in France

La Manurhin MR 73 è un revolver a singola e doppia azione francese messo in produzione nel 1973 e fabricato inizialmente dalla Manurhin negli stabilimenti di Mulhouse. Si tratta del primo revolver costruito in Francia dal 1892. Il progetto è stato sviluppato per rispondere alla domanda di una pistola a tamburo da parte della Polizia Nazionale e della Gendarmeria, in particolar modo per le unità speciali. Nel 2008 è uscito nelle sale cinematografiche il fil di Olivier Marechal MR 73, con Daniel Auteuil e Olivia Bonamy.
Esistono due versioni di questa pistola, una in calibro 357 magnum e una in calibro 9mm Parabellum. Il peso va dagli 860 grammi al chilogrammo a seconda della lunghezza della canna (3, 4 e 5,25 pollici). Il tamburo porta sei colpi.
L’acciaio del castello e del tamburo provengono dalle acciaierie Aubert & Duval. Le camere del tamburo sono realizzate per tornitura. Secondo il costruttore possono teoricamente accettare un sovraccarico superiore a due volte la potenza delle munizioni.
La rigatura e le finiture della canna sono ottenute per martellatura a freddo. Stando ai documenti d’armeria della Gendarmeria Mobile di Maison Alfort, numerose MR 73 dei GIGN (le teste di cuoio della Gendarmeria) hanno sparato più di 150.000 cartucce con la sola sostituzione della molla principale.

All’uscita di una cantina i cui muri erano ricoperti di grafiti multicolori la fila si è nuovamente fermata.
Ombra ha azionato la pompa del suo schioppo mettendo una cartuccia in canna. Si è allontanato da noi per raggiungere gli sbirri in testa alla fila. Patornay ci si è avvicinato.
«Ci siamo» ha bisbigliato «ci troviamo sotto l’edificio.» Mi ha indicato una scala di cemento che s’arrampicava nella penombra oltre la porta della cantina. «Saliamo da quella parte e procediamo piano per piano, non so se mi spiego.»
Servandoni ha estratto la sua Manurhin con canna da tre pollici e ha controllato i proiettili nel tamburo. Io ho sfilato la Colt dalla fondina. Schiocchi metallici dappertutto, l’orchestra stava accordando gli strumenti.
Davanti, qualcuno ha sollevato un braccio e ha fatto un paio di segni. La fila s’è rimessa in moto attraversando il pavimento di cemento a passi lenti. La scala era ampia e ripida. Due rampe portavano al piano terra, altre due al primo piano e così via. I ballatoi erano di legno e affacciavano sulla tromba delle scale.
Gli uomini di Chantonna hanno preso posizone, le armi puntate verso l’alto, mettendosi in modo da difendere tutto il perimetro.
L’avanguardia ha ricominciato a salire le scale con cautela. Servandoni e io ci siamo accodati. Superato il piano terra abbiamo proseguito verso il paradiso. Coccioni era più avanti con Ombra e Chantonna. Patornay li ha raggiunti facendo i gradini due alla volta.
Io non avevo nessuna fretta. I posti bui non mi sono mai piaciuti, specialmente quelli in cui stanno nascosti diciotto individui pronti a riempirti il culo di piombo. Gli sbirri che mi stavano davanti erano armati fino ai denti, pieni zeppi di tecnologia e indossavano giubbotti antiproiettile. Non vedevo la necessità di mettergli fretta o di fare il primo della classe. Alain, al mio fianco, sembrava pensarla esattamente come me.

(Anticipazione da un futuro romanzo de les italiens)

Un tamburo specifico permetteva di sparare, con la Manurhin 73, proiettili calibro 9mm Parabellum (calibro .355/.356) una munizione solitamente utilizzata nelle pistole semi automatiche. Tale insolito accessorio permette il tiro di addestramento con munizioni meno costose di quelle calibro .357 Magnum. Ma l’utilizzo di pallottole 9mm Parabellum mostrò presto una serie di limiti pratici, per esempio l’estrazione dei bossoli e il caricamento tattico dell’arma. Inoltre, nel tiro sportivo, faceva passare la MR 73 dalla 4a alla 1a categoria, essendo le 9 Para, per la legge francese, munizioni da guerra. Per questo, dall’inizio degli anni ’80, la produzione è stata limitata al calibro .357 Magnum.
Da trent’anni quest’arma è utilizzata dai Gruppi d’Intervento della Gendarmeria Nazionale (GIGN) che dai Gruppi d’Intervento della Polizia Nazionale (GIPN) e dall’USP lussemburghese. Nel passato, la Manurhin 73 è stata anche in dotazione al RAID, un’unità anti-terrorismo della polizia francese, ai gruppi d’intervento della polizia spagnola (GEO) e al GEK Cobra (Gendarmerieeinsatzkommando) della gendarmeria austriaca.
È un revolver potente e ben costruito che nulla ha da invidiare alle più celebri e fighette sorelle americane.

10 pensieri su “Le armi de les italiens: Manurhin MR 73

  1. Come non ricordare l’eccellente film noir di Olivier Marchal?
    Il titolo originale è proprio “MR73” anche se in Italia è stato proposto con il titolo “L’Ultima Missione”.

    Film tratto da una storia vera…
    Un’agghiacciante storia vera!

  2. Di Pandiani si dice che ricordi un po’ Manchette. Manchetet criticava gli scrittori che non pongono il “.” prima del calibro.
    Pandiani pone il “.” e quindi il ricordo è giusto.

    Evito di entrare negli aspetti tecnici (vedi commento rpecedente), perchè si slitta sul genere più balistico, che apprezzo ma che nulla centra con la polizia tradizionale, di Alan Altieri (cfr. Kane, L’uomo esterno) o di Stephen Gunn/Stefano Di Marino (cfr. Il Professionista). Ognuno con i suoi tic (“scaleno” per Altieri; “itterico” ed “emuslioni rosse” per Gunn).

  3. Mi scuso per le inversioni di alcune lettere dell’alfabeto nel messaggio precedente, anche se resta tutto comprensibile.
    Putroppo non ho ancora capito come disporre di corrrettore ortografico quando scrivo fuori da un documento di word.

    Aggiungo che non conosco personalmente i due autori da citati (entrambi li si trova in rete), ma ho letto abbastanza per notarne i tic di scrittura.
    L’uomo esterno è un piccolo classico, ambientato a Milano (come anche alcuni dei più recenti romanzi de Il Professionista).

    • Di Stefano De Marino ho letto due romanzi del Professionista ed è un amico virtuale, di Altieri, pur essendo a conoscenza della levatura, ancora non ho letto nulla. Rimedierò presto, magari cominciando da L’uomo esterno che ha un titolo molto intrigante.

  4. Conosco bene entrambi gli autori citati, sia professionalmente sia personalmente, visto che mi onorano della loro amicizia.
    Di entrambi ho praticamente letto l’opera omnia (decine e decine di libri, quando sommati uno all’altro).
    Credo che il giudizio di stefano galli sia alquanto superficiale e dichiaratamente basato soltanto sulla lettura di qualcuna delle loro opere. Non dico che bisogna leggere tutti i loro libri per capirli, e nemmeno posso negare che ci siano alcuni temi ricorrenti nelle loro opere, ma autori di questa levatura non possono essere liquidati con una frase ad effetto o definendo “tic di scrittura” alcune frasi, forse ricorrenti ma sempre contestualizzate nel racconto.
    C’è tanto altro… possibile che si noti solo questo?

    • Giuseppe, c’è anche chi trova Proust noioso da cader per terra, in realtà le opinioni, soprattutto in letteratura sono sempre molto variegate e, personalmente penso siano da rispettare, soprattutto quando non le condividiamo. Un autore deve essere pronto ad accettare il lettore al quale è piaciuto il suo romanzo così come quello al quale non è piaciuto per niente. Di Altieri, per i soliti motivi di libri impilati sul comodino, ancora non ho letto nulla, ma personalmente trovo Di Marino una gran penna e non soltanto per i romanzi che racconta con grande mestiere e passione, ma anche per le critiche, i saggi e le recensioni sulla letteratura, di genere e non, che mi è spesso capitato di leggere. Nell’ambito di genere, poi, entrano in gioco tali e tanti fattori da rendere praticamente impossibile mettere tutti d’accordo.

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