Teaser n. 5 del nuovo romanzo

Scheletri di cemento: la fabbrica abbandonata.

Mi hanno sempre affascinato questi luoghi deserti, sporchi, lasciati arrugginire, grandi cadaveri che non servono più a nulla. Ne ho visitate alcune, qui e là, e hanno tutte la stessa atmosfera, come relitti abbandonati che con i loro resti raccontano tante storie.
Nel prossimo romanzo de les italiens, che si intitolerà Troppo piombo, il commissario Mordenti e la sua squadra di flic indagano su una serie di omicidi nell’ambiente del giornalismo. Nel corso dell’inchiesta dovranno visitare una fabbrica abbandonata i cui muri scrostati avranno molti segreti da rivelare.
Gironzolare per questi enormi edifici è un’esperienza interessante, corridoi scuri si succedono ad ambienti  più luminosi. A volte parte dei macchinari della fabbrica si trovano ancora al loro posto, grandi strutture di metallo che arrugginiscono nella penombra. Sembra quasi di vedere gli operai ancora al lavoro, puoi quasi sentire i loro passi e le loro voci. In realtà, spesso il silenzio è totale. Nelle lame di luce che sciacquano l’ambiente, strappandolo al buio, la polvere si muove lentamente creando fantasmi che rivelano con diffidenza le forme circostanti. I soffitti sono alti, scuri, spesso sostenuti da lunghe file di colonne.
Nel romanzo Troppo piombo ho cercato di rendere queste atmosfere, di descrivere le cose che ho visto. Ho provato ad accompagnare il lettore attraverso quelle stanze spoglie, in mezzo alla sporcizia e ai rottami. Ho tentato di rendere gli odori, le impressioni, lo stupore.

Leila e io ci siamo guardati. Mi ha fatto un cenno con il capo. Abbiamo attraversato il piazzale davanti alla fabbrica mischiando le nostre impronte alle altre già impresse nella neve. Come in un cimitero di dinosauri meccanici, ovunque erano ammassati macchinari enormi. Il peso di quelli sopra schiacciava come focacce quelli che stavano sotto. Tutto era polveroso e sporco. Siamo passati oltre i brandelli del portone e abbiamo percorso l’androne che portava al primo cortile. Alla luce fioca del giorno il posto sembrava meno inquietante di quanto dovesse apparire in piena notte.

I vetri delle finestre erano per la maggior parte rotti. In alto, attraverso l’apertura della volta la neve spinta dal vento entrava a folate isteriche nell’edificio. Avevo l’impressione di essere in un film di fantascienza da quattro soldi; la solita base abbandonata, piena di esseri striscianti che ti succhiano il cervello bevendo Martini dry.
Ci siamo fermati al centro di quello spazio immenso. Faceva meno freddo che all’esterno ma dalla tintarella integrale eravamo ancora lontani. Ai piedi dell’edificio che circondava il cortile si apriva una serie passaggi scuri. Brandelli di attrezzature erano ancora appesi al loro posto lungo le pareti. Probabilmente servivano a convogliare il materiale grezzo che veniva caricato sui camion.
Ho percepito un movimento. Poi due occhi che ci guardavano dalla penombra. Poi un paio di colpi di tosse. (da Troppo Piombo)

Ricordo che girando per la fabbrica abbandonata che poi mi è servita per ambientare parte del romanzo, la cosa che più mi stupiva era la sensazione di desolazione che impregna ogni muro, ogni colonna, ogni strumento. Muoversi in quegli ambienti è un’esperienza opprimente ed esaltante allo stesso tempo. Ogni angolo offre spunti e inquadrature. I particolari ti rimangono impressi indelebilmente nella testa.
Ho scritto Troppo piombo circa un paio d’anni dopo aver visitato la fabbrica, eppure descrivendo il vagabondare dei miei personaggi non facevo alcuna fatica a ricordare ogni ambiente, ogni oggetto come se ci fossi appena stato. Penso che le prime idee per il romanzo mi siano venute allora.
Sono rimaste un po’ di tempo a gironzolare nella mia testa, poi, alla fine, sono uscite.

Skeletons of concrete: the abandoned factory

I’ve always been fascinated by those dirty, deserted places, eaten by the rust, huge useless corpses. I have been visiting a couple of them, one here, one there, and all of them have the same atmosphere, like abandoned relics that tell many stories with their remains.
In my next novel of les italiens, whose title is
Troppo piombo, commissioner Mordenti and his flic’s team have to investigate on a series of murders in the circle of journalism. Sometime during the inquiry, they will have to visit an abandoned factory whose peeling walls have many secrets to reveal to them.
Wandering around these big buildings is an interesting experience, dark corridors and more luminous ambients follow one another. Sometime, huge machinery are still hanging in their places, large metal structures rusting in the shadow. You can steel se the workers still busy, hear their steps and their voices. Actually, the silence is often complete. In the light blades that wash the ambient tearing the darkness, the dust moves lazily creating ghosts that cautiously reveal the surrounding forms. Ceilings are tall, dark, often supported by long lines of columns.
In my novel
Troppo piombo, i tried to render these atmospheres, to describe the things I saw. I made an effort to take the reader through these large empty rooms, amid dirt and wastes. I tried to render smells, feelings and astonishment.

Leila and I looked at each other. With the head she made a signe to me. We crossed the large square in front of the factory mixing our footprints to the other already impressed in the snow. Huge machineries were piled everywhere like in a cemetery of mechanic dinosaurs. The weight of the scraps above was crushing those under them. Anything was dirty and dusty. We passed over the remains of a large door and run through the hall that took to the first courtyard. At the pale light of the day, the place looked less disquieting then it would have been at night. A great part of the glasses in the windows were broken. Above, the snow pushed by the wind blasted restless inside the building through the aperture of the vault. I had the feeling that I was in one of those B Sci-Fi movies; the usual abandoned space base full of crawling monsters drinking some Martini cocktails waiting to eat your brain away.
We stopped in the middle of that huge place. It was less cold than outside, but we were still pretty far from a full sun-tan. At the base of the building surrounding the courtyard there were some dark passages. Shred of equipments were still hanging in their places along the walls. They were probably used to convey the raw material to be loaded on the trucks.
I perceived a movement. A pair of eyes were staring at us. Then a couple coughs.
(From
Troppo Piombo)

I remember that walking around the abandoned factory that i’ve later used to set part of the novel, what amazed me more was the feel of desolation that soak any wall, any column and any tool. Moving in those spaces is an experience both oppressing and exciting. Any corner can give you hints and framings. Any detail remain impressed in your memory in an indelible way.
I wrote
Troppo piombo about two years after visiting the factory, but when describing the moves of my characters inside it was very easy to remember any ambient, any object, as i had just been there.
I think at that time I had the first inspiration for the novel. Ideas roamed around my head for some time, then, in the end, they jumped out.

3 pensieri su “Teaser n. 5 del nuovo romanzo

  1. Ciao, ricambio il commento e intanto ne approfitto per dare un’occhiata al tuo blog.
    E’ da un po’ che non leggo romanzi ma non escludo di riprendere a leggere, magari quando avrò trovato un attimo di evasione (in coincidenza con un futuro trasloco in campagna).
    Pensi di pubblicare anche e-book?

    • Ciao, grazie per la visita. Per ora non credo di pubblicare e-books, ma comunque in parte non dipende da me, è l’editore che decide su queste cose. Anche se il mio primo romanzo è andato bene, per un esordiente sconosciuto, conto molto sul secondo. Penso che anche l’editore abbia intenzione di investirci sopra. Lo presenteremo anche a Milano e a Roma. Con il primo le vendite maggiori le ho fatte in piemonte (ho anche preso il premio Belgioioso per il Giallo), ma con il secondo vorrei uscire dai confini.
      Vedremo. Se ti capitasse di leggerlo, dimmi cosa ne pensi. Non so quanto manchi, ma ti auguro buon trasloco.

  2. Mi hanno sempre affascinato questi luoghi deserti, sporchi, lasciati arrugginire, grandi cadaveri che non servono più a nulla.
    Ah ecco. Questo spiega anche la “location” dell’ultimo scontro a fuoco di Les Italiens!😉

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