Più inquietante di un romanzo

Ho seguito per un paio di giorni questa vicenda della transessuale trovata morta nella sua casa e di tutte le ipotesi che circondano questo inquietante episodio. Non ho potuto evitare di fare un raffronto tra la vita terribile che queste persone conducono nella periferia romana e il mio personaggio, Moët, giovane pittrice transessuale che vive la sua vita più o meno normalmente e gode di una notorietà del tutto differente da quella della povera Blenda. Per questo mi chiedo cos’altro avrebbe potuto fare Blenda per la propria vita e per quella degli altri se fosse stata accettata tra la gente come una persona normale.
Forse non sarebbe stata ammazzata.
D’altra parte, come scrittore, devo dire che, usando un luogo comune trito e ritrito, la realtà supera sempre la fantasia. Pensavamo tutti che dietro questo affaire Marrazzo ci fosse solamente una squallida storia di ricatto. Invece sembra proprio che ci sia qualcosa di molto peggio. Si comincia con l’eliminazione dei testimoni (siamo già a due) o delle persone che sanno e chissà dove si va a finire. È probabile che questo non lo sapremo mai. In Italia il cassetto delle porcate irrisolte è sempre più pieno.
Però ogni volta che persone di una minoranza discriminata sono coinvolte o perdono la vita in faccende sordide come questa, alimentando un razzismo nemmeno tanto strisciante proprio di molte persone, mi chiedo perché non ci sia posto nella società civile per tutti i diversi che ne vogliano fare parte.
Io non giudico Blenda e le sue compagne, né tanto meno Marrazzo e questo perchè non mi piace giudicare. Soprattutto perchè il giudizio che diamo nei confronti degli altri è spesso approssimativo e istintivo.
Forse dovremmo conoscerli, gli altri, prima di dire che ci fanno schifo.

3 pensieri su “Più inquietante di un romanzo

  1. In effetti il luogo è così comune trito e ritrito che stavo per commentare: la realtà supera sempre la fantasia…
    (complimenti per la tua prima fatica letteraria, comunque)

  2. Secondo me la discriminazione comincia anche con le piccole cose: perchè la dobbiamo chiamare Brenda? Ma non può avere diritto come tutti a nome e cognome? Mica è un cane porca miseria!

    • Hai perfettamente ragione, Giulia, inoltre, ho appena scoperto che non si chiamava Brenda ma Blenda e che comunque i giornali (tutti tranne il Manifesto) hanno continuato a chiamarla con il nome sbagliato. E hanno continuato a chiamarla “trans” che io trovo un termine terribile. Io non lo so qual’è il suo nome ma penso che sia stata trattata peggio di un cane. Come vengono trattate tutte quelle come lei, a prescindere dalla quantità di soldi che da loro la gente. Perché di regola, sentendo parlare in giro, ho l’impressione che la gente non nasconda lo schifo che prova per loro. E questa io la trovo una cosa assurda. A me fa molto più schifo uno come Marrazzo, non per essere andato con Blenda, beninteso, ma per la maniera nella quale si è comportato e ha gestito tutta la storia. E, a maggior ragione per aver inviato quella ridicola lettera al papa chiedendo perdono per come si era comportato. Lui si che è un pusillanime.

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