Les Italiens – L’incipit

Questo è l’incipit de Les italiens

Il primo proiettile ha attraversato la finestra con un colpo secco, è entrato nella pancia di Gaston, ha fatto il Tour de france fra le sue trippe ed è uscito poco sotto la scapola sinistra.
Il secondo e il terzo hanno polverizzato una pila di compact disc e la Tour Eiffel di cristallo poggiata sul computer di Servandoni. Due vibrazioni sul vetro mentre Gaston si accasciava per terra.
Il quarto ha trapassato con un tonfo sordo il torace della tipa seduta davanti a me e il quinto le ha attraversato la testa portandosi via frammenti di osso, sangue, idee e cose varie.
Il sesto e il settimo non hanno fatto altri danni all’infuori del distributore d’acqua alle spalle di Servandoni; il boccione, colpito in pieno, è scoppiato inondando lui e il pavimento dell’ufficio.
La ragazza davanti a me è scivolata giù dalla sedia guardandomi fisso negli occhi mentre l’ottavo proiettile frantumava l’avanbraccio di Martini e il nono faceva scoppiare il suo monitor in una nuvola di fumo e vapore informatico.
Il decimo e l’undicesimo sono passati sopra la mia testa perché a quel punto mi sono buttato per terra come già avevano fatto gli altri.
mani sui fianchi. «Che cazzo succede qui dentro?» ha domandato guardandosi attorno. Si è beccato il dodicesimo proiettile dritto nello sterno. È volato fuori dalla porta come se lo avessero tirato per le spalle con un filo invisibile.
Durata dello show: sì e no una decina di secondi.
Strisciando sul pavimento mi sono avvicinato alla tipa. Cominciava a esserci sangue dappertutto, dalla sua testa zampillava una fontanella. Sangue e acqua su tutto il pavimento. Ho sentito la camicia che se ne impregnava. La donna era morta stecchita.
Mi sono spinto verso Gaston e l’ho girato su un fianco. Morto pure lui. Martini stava accucciato in un angolo ed era coperto di sangue. Bianco come un cencio, si teneva il braccio ferito e tremava leggermente.
«Bernard» ho gridato, «tutto bene?»
Livi ha alzato una mano da dietro la scrivania e mi ha fatto segno che meglio di così non poteva andare. «Terroristi di merda» ha sbottato, «mi fate una sega.»
Anche Servandoni mi ha fatto un cenno. Sembrava appena uscito dalla doccia. Intanto ha cominciato ad arrivare gente, nei corridoi urlavano tutti e, siccome spari non se n’erano sentiti, nessuno là fuori riusciva a capire che cosa diavolo stesse succedendo.
Ho guardato verso la finestra. Dodici buchi frastagliati e fuori la Senna che scorreva sempre nella stessa direzione.

Ho avuto questo inizio in testa per un bel pezzo, molto prima di sapere come si sarebbe svolta la storia e che Parigi sarebbe stata la città del romanzo.
Mi piaceva l’idea di buttare immediatamente il lettore in un delirio di azione e di violenza. E mi piaceva questa storia dei proiettili che entrano dalla finestra senza altro rumore che l’urto contro il vetro, devastando persone e cose.

6 pensieri su “Les Italiens – L’incipit

  1. Stasera vado a cercarlo.
    Una curiosità: strisciando per la rete ho scoperto che il romanzo originariamente si chiamava Moet, la pittrice. Come mai il titolo è cambiato?

    • Beh, in origine, quando ho cominciato a scrivere il romanzo lo avevo già chiamato Les italiens. Poi, andando avanti, il personaggio di questa giovane pittrice transessuale veniva fuori talmente bene che in qualche maniera, oltre al commissario, ha affascinato anche me. Era molto umana e vulnerabile e mi piaceva molto questo suo trovarsi in una situazione di seduzione involontaria. Così ho deciso che il romanzo si sarebbe intitolato con il suo nome, Moët.
      In realtà, quando con l’editor abbiamo lavorato sulla stesura finale questa storia degli italiens ha intrigato anche loro e così siamo tornati al titolo originale. In effetti, Moët è un nome che sta bene al personaggio, ma come titolo poteva fuorviare. Invece Les italiens dava lo spunto per la serie. Se ti capita di leggerlo, dimmi poi cosa ne pensi.

  2. Letto! Finito da una decina di giorni a dire il vero.
    Premetto che io che faccio la critica ad un libro sarebbe come un prete che insegna educazione sessuale.
    Mi limito quindi ad esprimere le mie sensazioni senza permettermi critiche “tecniche” o menchemeno letterarie.

    L’incipit (per restare ON TOPIC) è veramente d’effetto. Qualcuno mi pare abbia già commentato sul blog che sembra proprio di essere immersi all’interno della scena ed è vero.

    Sarà banalmente l’ambientazione parigina, sarà che è il primo romanzo “noir” che leggo (finora mi ero limitato ai gialli investigativi e cerebrali che di solito hanno pochissima azione armi alla mano) ma, nelle parti più truculente mi ha molto ricordato i film di Besson.
    Mi è parso di ritrovare la stessa aria “cool” che hanno i personaggi del regista francese mentre sono sepolti da vetri rotti e proiettili!
    Fortunatamente (per i miei gusti) in Les Italiens i personaggi non sono improbabili (tipo Nikita o Léon) come nei film di Besson.

    La crescita dei due protagonisti principali e del loro rapporto l’ho trovato vero, sincero e credibile. Soprattutto nel finale.
    Moet è proprio un gran bel personaggio. Sembra di vederla, sinuosa ed affascinante prima, fragile e disperata poi e, infine ancora forte ed affascinante.
    Per certi versi mi è ora più chiaro il dilemma del titolo. Moet è talmente dominante come personalità che chiamare il libro Les Italiens sembra quasi un disperato tentativo di distogliere lo sguardo (morboso?) del lettore dalle sue curve riportandolo a faccende più serie!

    Ecco, forseOceane era un po’ troppo stereotipata: ricchissima, bellissima, bisex e pure lasciva… troppa grazia!!🙂
    Lei (e la sua casa) mi ha ricordato ambienti e personaggi di un altro film francese: Diva di Jean-Jacques Beineix del 1981.

    La trama mi è piaciuta per un motivo in particolare: ho una predilezione per le storie di fanatsia con protagonisti personaggi reali.
    Assolutamente a caso e senza nesso né con Les Italiens né tra di loro, mi vengono in mente Sogni di Sogni, un libricino di Antonio Tabucchi, e Fur: An Imaginary Portrait of Diane Arbus, uno strano film con protagonista Nicole Kidman.

    Overall ti confermo i complimenti che già ti hanno fatto gli altri ma ci tengo in particolar modo a farti i complimenti per il blog.
    Veramente uno splendido mezzo per pubblicizare, promuovere e rendere ancor più interessante ed accattivante il libro e… l’imminente (?) seguito.
    In bocca al lupo per la “seconda puntata”!

    • Senti, quando parli di libri sarai anche come un prete che insegna educazione sessuale, ma questa è in assoluto una delle migliori critiche che abbiano fatto del mio romanzo. Non solo l’ho apprezzata molto e la condivido in pieno, ma mi ha fatto venire voglia di scrivere più di quanto l’avessi prima. La mia principale preoccupazione era che i personaggi fossero reali al di là della storia e delle implicazioni. Costruire il personaggio di Moët mi è costato grande fatica e una pazienza infinita, chattando per mesi con personaggi simili a lei.
      In quanto al rapporto tra i due protagonisti e la sua evoluzione era questa la cosa che mi interessava veramente. La storia è alla fine solamente il pretesto per portare avanti la loro complicata conoscenza.
      Vedo che anche cinematograficamente i nostri gusti coincidono. Non solo il film di Diane Arbus mi ha influenzato, ma le sue fotografie credo abbiano segnato la mia cultura e il mio modo di pensare in maniera indelebile.
      E sono d’accordo sul fatto che Océane sia un po sopra le righe, ma ti garantisco che a Parigi donne come lei ce ne sono parecchie. Probabilmente non vanno a letto con sbirri e transessuali.
      Il seguito è praticamente in canna. Abbiamo finito l’editing una settimana fa e adesso è sotto i ferri dei correttori di bozze. Sarà una storia cupa, con un ritmo che parte lento e diviene man mano più incalzante fino all’esplosione finale. Il tutto in una Parigi invernale coperta di neve come quella di oggi.
      Grazie ancora per il tempo che hai dedicato alla lettura e per queste parole che mi hanno fatto enormemente piacere.

      • Beh, lieto di aver fatto da ulteriore stimolo!😉

        Ah, dovrò tornare a Parigi… senza moglie stavolta!😀

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