Un racconto con un po’ di pepe

Con un gesto delicato Saverio scostò i capelli scuri dalla spalla di Francesca. Attraversando le foglie dei grandi alberi del giardino, una chiazza di sole arancione si rifletteva sulla seta candida della vestaglia scivolando pigra tra il collo e l’avambraccio della donna. Lui rimase a fissarla con un sorriso divertito. Sentì il suo corpo fremere sotto le dita e questo lo fece ulteriormente eccitare
Nudo davanti a lei, i muscoli lunghi e armoniosi che sembravano guizzare sotto la pelle abbronzata, Saverio sapeva bene quanto Francesca lo desiderasse. Farla aspettare a lungo faceva parte della sua strategia amorosa, gli piaceva tenerla in costante tensione, affamata ed eccitata come una dea dell’amore. Tra loro il sesso pareva una materia infiammabile e Saverio sapeva come dosare alla perfezione gli elementi per scatenare quell’esplosione che alla fine di ogni amplesso li lasciava esausti, in una nuvola di piacere.
«Saverio…» disse lei in un sussurro tremolante, «sei un mostro, perché fai così? Vuoi vedermi morire?» Gli porse le labbra schiuse, invitanti. «Dai, amore, baciami, non farmi più aspettare, ti prego, ti prego, ti prego…»
Le ultime parole erano state un rantolo soffocato. Invece di rispondere lui le diede un bacio leggero sulle labbra, ignorando di proposito la sua lingua insinuante. Si fece anche più vicino e i loro corpi si sfiorarono. La seta venendo in contatto con la sua erezione gli diede un brivido di piacere. Era morbida come panna e liscia come un liquido denso. Francesca sospirò contro la sua gola, il corpo le tremava in una sorta di frenesia involontaria. Il desiderio l’avrebbe spinta ad abbracciarlo, ad afferrare le sue spalle per sollevarsi lasciandosi poi ricadere, immergendo dentro di sé su quel membro enorme che le piaceva tanto. Ma stare al gioco, assecondare la sua strategia era, forse, ancora più eccitante.
Saverio sciolse la cintura della vestaglia allontanandosi nel contempo da lei di mezzo passo. La baciò sul collo gustandosi il languido lamento che risaliva tremolante la sua gola. Francesca chiuse gli occhi mentre un lungo brivido di piacere ne scuoteva il corpo come una foglia.
«Ah mio dio» sussurrò, «dio, dio, dio… Ti supplico, Saverio, portami sul letto, prendimi, prendimi…»
Di nuovo l’uomo non rispose. Si fece più vicino infilandosi tra i lembi aperti della vestaglia e con studiata lentezza ne sfilò la cintura. Prese i polsi di Francesca e dopo averli portati dietro la schiena cominciò a legarli con la sottile striscia di seta. Adesso i loro corpi si toccavano. La donna gli si strusciava contro gemendo come incantata, gli occhi chiusi e le labbra incollate al petto di lui. Senza guardare, Saverio finì di legarle i polsi dietro la schiena, la baciò ancora sulle labbra strappandole un gemito di piacere, poi scostò i lembi della vestaglia e iniziò a carezzare la sua pelle morbida come raso. Francesca ebbe la sensazione che il cuore le scoppiasse nel petto, dopo un blando tentativo di liberare le mani, premette il proprio corpo contro di lui abbandonandosi del tutto a quella novità così eccitante.
Un respiro affannato le scuoteva il busto e quando Saverio prese fra le mani i suoi seni sodi e cominciò a solleticarne i grandi capezzoli scuri si sentì mancare. Lui dovette sorreggerla e questo le permise di trovarsi con le labbra vicino all’orecchio dell’amante. «Oh ti prego, amore, ti prego, ti prego, ti prego…» ansimò in un soffio la voce arrochita dal desiderio, «Sono tua, amore mio, non farmi aspettare più, ti prego, ti prego, sollevami come sai fare tu, amore… fammi fare la gru, ti prego, la gru, la gru…»
Saverio si godette quel momento amplificandolo fino a rendere il desiderio di Francesca una sorta di smania che soltanto il nastro di seta attorno ai polsi riusciva in qualche modo a trattenere. Si piegò infine sulle gambe e con premurosa perizia la penetrò piano immergendosi a fondo dentro di lei. Poi, con mossa lenta, si rimise dritto e la sollevò dal pavimento reggendola con la sola forza del suo membro.
«Oh sì, sì, sì, sì…» gridò lei tendendosi in uno spasmo di piacere così intenso da farle quasi perdere i sensi, «oh amore mio, che bello… che bello… Non smettere mai, mai…»
Il suo corpo era in uno stato di esaltazione tale che, nonostante Saverio avesse il perfetto controllo della situazione, dovette sorreggerla afferrandola per i fianchi sottili. Con un movimento che pareva quasi un passo di danza si allontanò dalla finestra cercando le labbra avide della sua compagna che baciò con trionfante voluttà.
Sovrastata da un’ebbrezza che le annebbiava i sensi, Francesca strinse i muscoli del pube mentre le sue gambe, sospese nel vuoto, si muovevano lente alla ricerca di una penetrazione ancora più profonda. I polsi impastoiati di seta si contorcevano con poca convinzione dietro la sua schiena, spinti più che altro dal desiderio frustrato di poter stringere fra le braccia quel suo meraviglioso stallone.
Con la leggerezza di un ballerino, Saverio raggiunse il grande letto a baldacchino e vi si lasciò scivolare con grazia sdraiandosi sul corpo morbido e bollente della sua giovane amante. I movimenti convulsi di lei, l’appagamento assoluto che traspariva dal suo sguardo incantato e il piacere che pervadeva ogni centimetro della sua pelle, rendevano reale quel mondo privato del quale lui si sentiva il dolce incontrastato tiranno. La consapevolezza che Francesca mai avrebbe potuto fare a meno della sua arte, lo innalzava a vette fino a quel momento inimmaginabili, dandogli la certezza di avere infine trovato ciò che aveva cercato per tutta la vita.
«Spingi, amore mio, spingi …» mormorò la donna agitandosi nel suo delirio erotico, «così, così, non ti fermare, non ti fermare mai, mai, mai, mai…»
Saverio, che per un momento si era perso nei propri pensieri, riprese l’amplesso con rinnovata passione. Sentì l’orgasmo che come un fiume in piena si preparava infine a risalire dalla profondità del suo essere. Si voltò sulla schiena aiutando Francesca che, con sospiro di soddisfazione, si sedette eccitata sul suo addome. La osservò muovendosi piano dentro di lei, le dita che correvano delicate sui suoi piccoli seni. Pensò che quella femmina straordinaria, impalata così sul suo membro enorme e con le braccia legate dietro la schiena, aveva l’aspetto eccitante di una principessa prigioniera.
Una principessa che in quel momento lui stava trascinando con sé in un abisso di piacere.

Lo sguardo di Francesca si allontanò malvolentieri da quello di Saverio. Erano passate solo due ore da quando avevano fatto l’amore, quel pomeriggio, e a lei pareva di sentirlo ancora dentro di se. Quando posò la mano sul cucchiaio le sue dita ebbero un tremito leggero.
«Grazie Saverio» sospirò con voce forse un po’ troppo dolce, «le tue attenzioni rendono molto piacevole la mia vita in questa casa.»
Lui le fece un inchino. «Il suo piacere è la mia soddisfazione, baronessa» disse con un sorriso.
Si raddrizzò sollevando la zuppiera Wedgewood dalla quale Francesca si era appena servita e con elegante nonchalance raggiunse il padrone di casa seduto all’altra estremità del tavolo. Vedendo il domestico che si avvicinava, il vecchio barone Crézancy-Sancerre piegò il Financial Times e lo posò accanto a sé sul tavolo prima di mettere il tovagliolo sulle ginocchia. Da sopra la montatura d’oro degli occhiali guardò compiaciuto la giovane moglie italiana augurandosi, quella sera, di non addormentarsi sul più bello, come ormai gli succedeva ogni settimana. Poi prese il ramaiolo e cominciò a servirsi il consommé.

Torino, luglio 2011