Le armi de les italiens: Akdal Ghost

La pistola della Mezzaluna

L’Akdal Ghost TR01 è una pistola semi-automatica compatta disegnata e prodotta dalla Ucylidiz Arms (Akdal Arms) in Turchia. Evidentemente la madama turca aveva bisogno di una nuova berta e l’Akdal, senza farselo dire due volte, ha preso una Glock 17 e l’ha scopiazzata quasi spudoratamente. Difatti condivide con la sorella austriaca diverse caratteristiche.
La Ghost TR01 è stata progettata per supplire al bisogno di una pistola per il personale della sicurezza e per le forze di polizia piuttosto che per un uso militare. Pare, infatti, che i militari turchi preferiscano usare la Yavuz 16, un aggeggio scopiazzato, tanto per cambiare, dalla Beretta, che ha la stessa aria goffa, ha passato incredibilmente le prove di affidabilità, è in servizio presso diversi regimenti, eccetera eccetera.
La TR01 è stata messa sul mercato nel 1990 e non dev’essere proprio così male se ancora oggi stanno li a costruirla.

Seduti ai quattro lati di un tavolo nel confortevole salotto di quella specie di rifugio antiatomico siamo rimasti in silenzio per qualche momento. Ancora non riuscivo a credere di avere Calogero Vastedda davanti a me, anche se non sembrava molto in vena di confidenze.
«Lei non sa nulla, commissario» ha detto con un lieve dolcissimo accento siciliano, «mi ha trovato, è vero, ma questo la lascia esattamente al punto di partenza.»
«So più cose di quanto lei creda» ho detto giocherellando con la Akdal Ghost calibro 9 che avevo trovato sulla libreria. Dopo averla scaricata l’avevo posata sul tavolo in mezzo a noi. «Per cominciare so che lei e Gustave avete deciso di farvi un lavoretto per conto vostro senza dirlo al ai vostri amici. Loro lo hanno saputo e vi ha messo quella donna alle calcagna.»
«Quale donna?» ha domandato fingendo curiosità.
Il posto offriva ogni tipo di confort: libri, liquori, una grande televisione, una cucina perfettamente attrezzata e una camera da letto nella quale mi sarei chiuso volentieri con la mia collega per una mezz’oretta di relax.
«Andiamo, Calogero, lei ha paura» ho detto sventolandgli sotto al naso l’automatica turca, «e questa pistola me lo conferma. So che la conosce bene, se la lasciassi girare per Torino le farebbe la pelle senza batter ciglio. Per sua fortuna l’abbiamo trovata prima noi.»
Ha fatto spallucce fissandomi con un sorriso. Aveva fascino da vendere l’amico, era uno di quegli uomini che rimangono belli fino alla tomba. «Guardi, io non ho proprio nulla da dire, né a lei né ai suoi colleghi italiani. Non sono nemmeno sicuro che abbiate in mano qualcosa per trattenermi più a lungo delle formalità del caso, quindi la prego di non insistere.»
In cambio di un sopportabile ronzio, il generatore elettrico nascosto sotto il laboratorio della villa garantiva luce e aria pulita. Probabilmente il gasolio non sarebbe durato in eterno, ma i bisogni di Vastedda erano pochi e l’amico sembrava piuttosto fatalista.
(Da
Lezioni di tenebra, terza inchiesta de les italiens, edito da Instar Libri nella collana FuoriClasse. Febbraio 2011)

Chi ha disegnato la Akdal Ghost si è premurato di renderla qualitativamente ergonomica dotandola di un’impugnatura confortevole e ben bilanciata e di un sacco di altre caratteristiche che si è trovato belle pronte sui blueprint della Glock. L’arma utilizza un meccanismo a corto rinculo di canna tale e quale la Glock 17, basato sul sistema Browning, nel quale la canna si innesta sulla slitta tramite una singola aletta che entra nella finestra di espulsione. La pistola utilizza un percussore pre-armato che diminuisce il carico di lavoro sul grilletto. In soldoni, per sparare un colpo non c’è bisogno di essere l’incredibile Hulk ma basta sfiorare il grilletto con una leggera presione. Una roba tipo del genere. Non so a che diavolo serva se non ad aumentare le probabilità di spararsi da soli.
La Akdal Ghost è dotata di una serie di sistemi di sicurezza che servono appunto a prevenire spari accidentali o scaricamento indesiderato dell’arma. Questi includono una sicurezza sul grilletto, una sullo spillo del percussore, un indicatore di cane armato, uno di pallottola in canna, eccetera eccetera. Il caricatore bifilare contiene quindici pallottole calibro 9×19. Le tacche di mira sono fisse ma una rotaia Picatinny può essere sistemata davanti al ponticello del grilletto per montre un mirino laser.
Il fusto dell’arma è in polimeri mentre la canna, d’acciaio, ha sei rigature destrorse.
Siccome quasi ogni dettaglio interno e parecchio somigliante a quelli della Glock, nell’interesse della scienza o della stupidità, uno potrebbe essere portato a credere che i vari componenti, che so, la canna per esempio, siano intercambiabili. Ovviamente non è così. Ma asciugate le lacrime e consolatevi, l’Akdal vi costerà sicuramente meno.