Le armi de les italiens: la Leica M8

English text below

Un’arma per immortalare la gente

Nei romanzi del commissario Mordenti , in genere si punta e si preme il grilletto. Ma capita che a volte chi punta prema poi un pulsante. In Lezioni di tenebra, la terza inchiesta de les italiens, la sfortunata Martine possiede una Leica M8, oggetto che per tutto il romanzo Mordenti e la sua squadra cercano forsennatamente per scoprire che foto contiene. Eccone un breve brano.

Martine aveva scritto in stampatello Pinturicchio??? Tre punti interrogativi bastavano a rendere la cosa quantomeno interessante. Aveva poi cincischiato attorno alla parola con la biro e l’aveva ripassata diverse volte. Una freccia, ricalcata anch’essa più volte, portava a un’altra breve frase, con il lenzuolo avrebbero dei problemi, che era stata cerchiata nervosamente. Più in basso aveva schizzato un piccolo cristo in croce e una macchina fotografica dall’aria antiquata. Lo faceva sempre, una specie di tic, quando stava al telefono disegnava piccole, deliziose macchine fotografiche. Il crocefisso, invece, era una novità.
«Avete per caso trovato la sua Leica?» ho domandato senza distogliere lo sguardo dal foglio.
«La sua cosa?» ha detto Leila.
«La macchina fotografica di Martine, una Leica M8, se la portava sempre dietro.»
«Mi spiace, qui non abbiamo trovato nulla. A casa hai guardato?»
Ho sospirato. «Non ci ho fatto caso.»
«Questo ti dice niente?» ha detto Alain indicando il foglio.
Sotto alla parola Pinturicchio Martine aveva scritto Lavoro a Torino… parlarne al pistolero? Poi aveva cerchiato la frase diverse volte e infine l’aveva cancellata tirandoci sopra un paio di righe.
«Il pistolero sono io» ho detto, «forse voleva parlarmi di qualcosa, magari del suo lavoro.»
«Non eri il piedipiatti?» ha detto Alain.
«Dipendeva dalle situazioni» ho detto io.

La Leica M8 è la prima vera macchina fotografica range finder digitale della prestigiosa ditta di Solms, uno sputo di paese su dalle parti di Francoforte in Germania. Non è esattamente una macchina fotografica, è piuttosto un oggetto del desiderio, un mito, la fotografia nuda e cruda. O te ne innamori o la detesti. Una solida struttura in metallo, l’aspetto da fotocamera degli anni 50, tre pulsanti in croce e un automatismo sui tempi d’esposizione, punto e stop. Niente autofocus, niente diaframmi automatici, solo abilità manuale. Devi puntare il soggetto, mettere a fuoco, impostare tempi e diaframmi e poi scattare. E se ti viene, la tua fotografia ti farà fare un balzo per la sua bellezza. A volte l’errore, che in un moderno catafalco automatico non è quasi possibile, dà alla tua foto una sorta di valore aggiunto.
Chi decide di possedere questa meraviglia (che adesso è stata rimpiazzata dalla M9) ha a propria disposizione una gamma enorme di obiettivi che spazia dal 1950 a oggi. Comprando una M8, infatti, si deve essere pronti a intraprendere un lungo, faticoso, costoso ed eccitante viaggio nel tunnel della droga degli obiettivi Leitz. Perché non ne avrai mai abbastanza. Prima ti comprerai i nuovi Summarit che, spaziando tra i 1200 e i 1800 euro, sono, si fa per dire, quelli economici. Ma poi ti metterai a cercare, parlerai con altri leichisti e, prima di potertene accorgere passerai le tue giornate su eBay per comprare un Summicron guadagnando così 0,5 punti di stop. Ma a questo punto sarai ben lungi dall’esserne fuori, perché intanto ti sarà capitato di leggere delle meraviglie possibili con gli obiettivi Summilux Asferici (non ho mai capito che cazzo vuol dire ma pare sa una figata pazzesca), considerati i migliori al mondo. Vuoi non averne almeno uno o magari due, che so, un 50 e un 35? Senza accorgertene sei così passato dai 1500 euro iniziali ai 3000 e fischia delle lenti per fotografare in condizioni critiche di luce. I Summilux, infatti, sono f:1.4, ci fai quasi le foto al buio. Lo sa anche Caron, tecnico della scientifica parigina.

«Come mai è tutto mosso?» ho chiesto indicando a Caron le foto di Vastedda.
Si è schiarito la gola stirando quel suo lungo collo da tacchino. «Le condizioni di luce all’interno della mostra erano critiche» ha detto, «quindi, per avere un tempo di posa accettabile, la signorina Delvaux ha dovuto aprire completamente il diaframma. Questo comporta una profondità di campo estremamente ridotta.»
«Ho capito» ho detto, anche se non era vero. «Martine era una brava fotografa e queste sono tutte mosse.»
«Dall’angolo di ripresa direi che le ha scattate senza portare la fotocamera agli occhi, immagino per non farsi notare. Ci può scommettere le palle che fosse una brava fotografa, l’esposizione è eccellente e il soggetto è perfettamente a fuoco.»
Ci siamo guardati. Ha fatto un sorriso ebete. «Le chiedo scusa» ha detto, poi si è sistemato gli occhiali sul naso.
«Nessun problema. Mi dica, Caron, Si possono fare degli ingrandimenti?»
«Vuole scherzare?» ha detto prendendo in mano la Leica, «Questo obiettivo è un Summilux 35/1.4 asferico, il meglio che si possa trovare sulla piazza. Cosa devo ingrandire?»
Nelle foto Vastedda parlava in tutto con tre persone. Ho chiesto a Caron di farmi un particolare di ciascuna faccia. Le ho riguardate una per una lentamente, chiedendomi cosa mi stesse sfuggendo. La mia cicatrice si è messa a prudere, segno chiarissimo che qualcosa non mi tornava. L’ho massaggiata delicatamente con le dita, guardando le due ultime fotografie. Un uomo e una donna presi di spalle stavano percorrendo una specie di viale alberato. Accanto a loro si vedeva il muro di una chiesa. Nell’ultima fotografia si scorgeva parte della facciata e il tetto coperto di verderame. L’uomo aveva i capelli bianchi e poteva essere Vastedda. La donna, castana ed elegante, non avevo proprio idea di chi diavolo fosse.
Deslandes mi si è avvicinata porgendomi una tazza di caffè. Sorrisi, zero. L’ho ringraziata con un cenno del capo e ho bevuto un sorso di liquido amaro.

Comunque non è mica finita qui. Adesso avete un obiettivo Summilux, lo stato dell’arte della divinità, e il vostro solo problema è non far sapere a vostra moglie quanto vi è costato. Altrimenti vi ammazza. Ma il vostro cervello, ormai segnato dal bollino rosso di Solms, ha intanto scoperto che nell’universo Leica esiste l’oggetto assoluto, la divinità inarrivabile per molti, il santo Graal degli obiettivi fotografici: il leggendario Noctilux 50 mm.
Il Noctilux (solo a dirlo ti si rizzano i peli sulla schiena) è Grosso, nero, pesante, lucido e possente. I modelli passati vanno da f:1.2 a f:1.0 e ormai li si trova quasi esclusivamente sul mercato dell’usato. E chi li vende non li molla certo per un pugno di nocciline; preparatevi a tossire dai 3500 ai 5000 euro. In genere lo hanno persone molto ricche che invece di comprarsi una Canon Powershot da 350 euro si comprano la Leica e il Noctilux e poi fotografano il proprio cagnolino. E questo vi fa incazzare da morire, perché con quell’aggeggio, voi freste delle foto da urlo. A questo punto comincerete a mangiarvi le unghie cercando su Internet il coglione che ve lo venda per sbaglio a 500 euro, ma non lo troverete. Tutt’al più perderete i vostri soldi dandoli a un fellone che non aveva nessun Noctilux da vendere e vi ha inculati alla grande.
Il punto d’arrivo più alto, quello a cui tuti anelano e pochissimi (dentisti per lo più) arrivano, è il nuovo Noctilux 50/0.95. Sissignori, avete letto bene, 0.95. Sarà vostro per soli 7500 euro.
Ma nel momento in cui avrete preso atto che oltre certe cifre non ci potete arrivare, il tunnel della droga è ben lungi dal mostrarvi l’uscita. Gli obiettivi vanno da 12 a 135mm, ce ne sono di ogni tipo, lunghi, corti, larghi, stretti, piccoli, grandi e avrete voglia di provarli tutti. Alla fine vi butterete sui non meno mitici Voigtländer, oggi proprietà della giapponese Cosina, molto meno costosi dei cugini germanici, ma che poco hanno da invidiare in quanto a prestazioni (il mio 28/1.9 non lo cambierei con alcun 28 della Leitz).
Un’ulteriore distrazione del leichista sotto dipendenza sono gli accessori: soft-shutter release, la pelle del corpo macchina, il bollino nero invece che rosso, i vari tipi di tracolla, i grip per tenerla meglio e, soprattutto le custodie in pelle, le halfcase, che proteggono e danno un’aspetto un po’ vintage alla macchina fotografica. Le più famose sono quelle di Luigi Crescenzi, di Roma, che vende in tutto il mondo i suoi costosi prodotti fatti a mano.
Comunque, a un certo punto vi arrenderete e con le tre-quattro lenti che vi sono rimaste comincerete a fare fotografie sul serio. Il primo anno e mezzo lo avete perso nel tunnel della droga e, adesso che ne siete più o meno usciti (continuerete a grattarvi la guancia ogni volta che vedrete un’obiettivo che vi pace) potete finalmente capire cosa avete in mano. A qualsiasi matrimonio vi invitino, ad esempio, gli sposi preferiranno le vostre foto a quelle del fotografo ufficiale. Perché sono più vere, meravigliosamente imperfette, perché lo sfocato è da urlo e perché i bianchi e neri che avete fatto dal negativo digitale (DNG) lo farebbero rizzare anche a un morto.
Perché la Leica M8 (e adesso la M9) è più o meno la stessa fotocamera che utilizzava ai suoi tempi Cartier-Bresson, gli obiettivi sono quelli e tutto funziona nella stessa identica maniera. La sola cosa che è cambiata è che adesso non c’è più la pellicola ma un sensore. Per il resto devi saper fotografare, perché la fotocamera non fa nulla, devi fare tutto tu. Non ti basta puntare e schiacciare un pulsante, nossignore, ci devi pensare, devi valutare e impostare a seconda dell’effetto che vuoi ottenere. Oppure, se vuoi prendere al volo le tue foto, devi essere abbastanza in gamba da saper pre-impostare tempi e diaframmi. E devi diventare un manico con la messa a fuoco.
È un modo antico di fotografare, una cosa tipo l’uomo e la sua macchina fotografica. La fotografia con la Leica non è un’abitudine, è una passione, un apprendistato continuo verso qualcosa a cui non riuscirai mai ad arrivare.

Esiste in rete un Forum fantastico, un posto dove appassionati da ogni parte del mondo(leggi maniaci), professionisti o dilettanti che usano la Leica, si incontrano, chiacchierano, mostrano e commentano le rispettive fotografie. È un posto dove i problemi vengono risolti in brevissimo tempo da membri molto competenti e dove le amicizie spesso diventano reali. È il Leica International User Forum. L’abbonamento è gratuito, ma se volete strafare o diventare membri sostenitori potete cacciare un po’ di euro.

A weapon to immortalize people

In the novels of commissioner Mordenti in general they point and pull the trigger. But it may happen that someone points and clicks the shutter button. In Lessons of darkness, the third investigation of Les Italiens, the unfortunate Martine owns a Leica M8, an object that will be frantically searched for by Mordenti and his team through the entire novel since they want to know what kind of pictures are saved on the card. Here it is a passage.

Martine had written the word Pinturicchio??? Three question marks were enough to make it quite interesting. She had then sketched on the word with a pen and had gone over it again several times. An arrow, several times gone over as well, led to another short sentence, They’ll have some problems with the sheet, that had been nervously circled. On the lower side of the sheet of paper she had sketched a small Christ on the cross and a vintage-looking camera. She was used to that, sort of a fixation; when she was at the phone she drew many small, delicious cameras. The cross was something new.
«Did you find her Leica, by chance?» I asked without looking away from the sheet of paper.
«Her what?» said Leila.
«Martine’s camera, a Leica M8, she used to carry it with her.»
«We didn’t find anything like that here, I’m sorry. Did you look at home?»
I sighed. «I took no notice of that.»
«Is this ringing any bells?» said Alain pointing at the sheet.
Under the word Pinturicchio, Martine had written Job in Turin… Talk about that to the gunman? Then she had circled the sentence several times before erasing it with a couple of lines.
«The gunman it’s me» I said, «maybe she wanted to talk to me about that, maybe about her job.»
«I thought you were the dick» Alain said.
«It depends on circumstances» I said.

The Leica M8 is the first real digital range finder camera from the famous company in Solms, a small town close to Frankfurt in Germany. It’s not really a camera, it is more an object of desire, a myth, photography at its purest essence. You will either fall in love with it or you will hate it. A solid metal body, a fifties camera look, three simple buttons and some auto mode for exposure, just that. No autofocus, no automatic stops, just manual skill. You have to point the subject, focus, set the aperture and shutter speed and then shoot. That simple. And if the picture comes out ok you will be surprised by its beauty. Sometimes, an error, not possible on one of those huge automatic plastic monsters, will give your picture a special value.
Those who decide to own this marvel (that has been replaced by the new M9) have a wide variety of lenses to choose from, ranging from those made in the fifties to the most recent ones. When you buy an M8, in fact, you have to be ready to join in a long, wearing, expensive and exciting journey in the tunnel of drug addiction of the Leitz lenses. Because you will never have enough of them. You will first buy the new Summarit lenses that being between 1400 and 1800 dollars are the cheapest ones. But you will then begin to talk with other Leica users and before you can be aware of it you will spend your days on eBay searching for a Summicron so as to gain those bloody 0.5 points of stop. At this time you’re still far from being out of it, because in the meantime you happened to read about the wonders of the Summilux Aspherical lenses, reputed the best in the world. And you will want at least one of them or maybe two, the 50 and the 35. In short, you switched from the original 1400 to the present 3000 dollars and more of those lenses for critical light conditions (it sounds so cool). The Summiluxes, in fact, are f:1.4 and you can almost take pictures in the dark. Even Caron of the police forensics, in the novel Lessons of Darkness, knows it.

«How come that everything is blurred?» I asked Caron pointing at Vastedda’s pictures.
He cleared his voice stretching his long turkey neck. «Light conditions inside the exhibition were critical» he said, «this is why miss Delvaux had to fully increase the aperture in order to gain a correct exposure. That means a quite reduced depth of field.»
«I’ve got it» I said even if I didn’t at all. «but Martine was a good photographer and all of those pictures are blurred.»
«Given the vantagepoint I’d say she shot without taking the camera to the eye, I suppose not to be spotted. You can bet your balls she was a good photographer,  exposure is excellent and the subject is perfectly in focus.»
We looked at each other. He smiled dully. «I’m sorry» he said then he arranged his spectacles on his nose.
«Don’t worry about it. Tell me, Caron, can you make any enlargements out of these pictures?»
«You gotta be kidding» he said taking the Leica from my hands, «this is a Summilux 35/1.4 Aspherical, the best lens you can find on the market. What do you want me to enlarge?»
In the pictures Vastedda was talking with three different persons. I asked Caron to enlarge each face. I slowly looked at them again asking myself what I was missing. My scar started itching, a quite evident sign that something didn’t make sense. I gently rubbed it with my fingers looking at the last two pictures. A man and a woman taken from behind while strolling along a sort of a tree-lined road. Beside of them there was the wall of a church. In the last picture I could see part of the façade and the roof covered with verdigris. The man’s hair was white and he could even be Vastedda. The woman had brown hair and was quite elegant. I didn’t have the faintest who the hell they were.
Deslandes came close to me offering a mug of coffee. No smiles at all. I thanked her with a nod and i drank a sip of the bitter drink.

Anyway, it is still a long way to go. You now have your Summilux lens, the state of the art of the divinity, and your only problem is hiding from wife how much you have paid for it. Otherwise she would kill you. But in the meanwhile your brain, now marked with the Leica red dot, has discovered the absolute object, the divinity unattainable to many, the Holy Grail of photographic lenses: the legendary Noctilux 50mm.
The Noctilux (at only naming I shiver) is big, black, heavy, slick and powerful. Old models go from f:1.2 to f:1.0 and today you can only find them on the used market. And those who sell them do not slacken their hold just for pennies. Be prepeared to part from 4000 to 5500 of your beloved dollars. Generally speaking, very rich people, instead of buying a $ 350 Canon Powershot, buy a Leica and a Noctilux just to take pictures of their sweet little dog. And this makes you furious, because you would take some helluva good pictures with that lens. So you will start eating your nails looking on the internet for that moron that, for mistake, will sell you his Noctilux for no more than 700 dollars. That’s how you will end up loosing your money giving it to the felon that have no Noctilux to sell and fucked you in style.
However, the highest edge anybody tend but very few reach (mostly dentists) is the brand new Noctilux 50/0.95. Yes, my friends, it is correct, 0.95. It will be yours for only 10 grand.
Anyway, the moment you will take note of not being able to go beyond a certain amount of money, the tunnel of drugs is far from showing the light of the exit. Lenses go from 12 to 135 mm, any kind is available, short, long, wide, narrow, small, big and you will want to try them all. In the end you will switch to the not less legendary Voigtländer lenses, nowadays a property of Cosina Japan, much less expensive but with often nothing to envy in performance to their German cousins (I would not change my Ultron 28/1.9 with any Leitz one).
A further distraction for the Leica user under addiction are the accessories: soft-shutter release, the vulcanite skin, black dot instead of the red one, straps, grips and, above all, the leather half cases that protect and give your camera that pretty vintage look. The most famous are from Mr. Luigi Crescenzi in Rome that sells worldwide his hand made expensive products.
Anyhow, at a certain point you will give up and with the 3-4 lenses you have you seriously start taking pictures. You’ve lost the first year and a half in the Leica lenses tunnel of drug addiction and now that more or less you’re out of it (you will keep on rubbing your cheek any time you see a lens you like), you can now understand what you have in your hands. The married couple at any of the several marriages you are invited will always prefer your pictures to those of the official big-Canon/Nikon photographer. Because they are more true, so wonderfully defective, because the out of focus areas are so sexy and the B&W pictures you made converting your color digital negatives (DNG) would give even a dead man an erection.
That’s because the Leica M8 (and now the M9) is more or less the same camera Cartier-Bresson used to shoot with, those are the lenses and everything still works in the same way. The only difference is you no longer have film, you have a sensor. And you must be be good at taking pictures because it’s you that have to set everything, not the camera. Pressing the shutter button is not enough, no Sir, you have to think, evaluate and set everything according to the effect you want to gain. Or if you want to take action pictures you have to know how to pre-set stop and time. And you must gain a strong skill at hand focusing.
It is an old way of taking pictures, something like a man and his camera. With Leica, photography is not a habit, is a passion, an endless apprenticeship toward something you will probably never reach.

On the Net there is a fantastic Forum, a place where people from all over the world (read maniacs), pros or amateurs using Leica props, meet and chat, show and comment each other pictures. It’s a place where problems are quickly solved by very competent members and where friendship often become real. It is the Leica International Users Forum.