La Donna di Troppo Diventa un eBook su iTunes

La storia di Zara Bosdaves

Questo è il link, signore e signori:

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Da oggi è possibile scaricare gratuitamente l’eBook  che accompagna il romanzo La Donna di troppo. Un’avventura interattiva alla scoperta della protagonista, Zara Bosdaves, del suo passato, dei luoghi in cui si svolge il romanzo e, modestamente, del suo autore (chi ride del ritratto si becca un pugno sul mento). Vi sitrovano anche i primi due capitoli del romanzo.
L’eBook è ottimizzato per l’iPad e si potrà scaricare dall’iBookstore. Le altre librerie online avranno solamente il pdf.

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«Scrivendo un racconto ambientato nel Veneto, Enrico Pandiani si è “imbattuto” in un personaggio avvolgente e seducente: Zara. Una donna forte e fragile allo stesso tempo, che ha preso e impacchettato la sua vita per trasferirsi a Torino, città in cui, un anno esatto dopo il trasferimento, inizia la storia narrata nel suo nuovo romanzo, La donna di troppo».

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«In questo libro illustrato, disponibile esclusivamente in digitale, viene raccontata la storia di Zara Bosdaves, la protagonista de La donna di troppo, il primo capitolo di una formidabile serie noir, dalla sua nascita fino al trasferimento da Vicenza a Torino, città moderna, cosmopolita e violenta, in cui si muovono i protagonisti del romanzo.»

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Questo esclusivo eBook interattivo, ottimizzato per iPad, è ricco di contenuti inediti, tra cui:

•        La storia illustrata e a colori di Zara Bosdaves, con le immagini
       e i testi di Enrico Pandiani.

•        L’immaginario racconto dell’incontro tra Zara
       e il suo creatore.

•        Una mappa interattiva di Torino con i dieci luoghi
       più significativi della città e didascalie in pop up.

•        Una ricca fotogallery con immagini scattate
       dallo stesso Pandiani.

•        Un’esclusiva intervista all’autore.

•        Le prime venti pagine del romanzo.

E, dulcis in fundo, la versione digitale del romanzo, in vendita dal 24 aprile, sarà in offerta lancio a 5,99€ (invece di 11,99€) fino al 1 maggio.

Zara

Una donna, una città, una storia: 3 giorni all’uscita

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Zara sta per arrivare

Ci sono momenti in cui solo una forza d’animo non indifferente e un valido addestramento possono tirarti fuori da una situazione senza uscita. Riuscire a rimanere lucidi in questi frangenti è difficile, ma sai che un unico, piccolo sbaglio può essere l’ultimo. La sola cosa che devi avere in mente è che ne vuoi uscire senza un graffio, camminando con le tue gambe. E per ottenere questo è necessario che il tuo avversario rimanga sul terreno. A volte non esistono alternative, devi fare una scelta: o tu o lui. E non ci sono dubbi, è meglio lui.

Torino, aprile 2013

Zara

La donna di troppo: il booktrailer definitivo

Immagini in movimento

Il book trailer che ho fatto precedentemente, e che mi è servito per imparare a usare iMovie, non era proponibile per via della musica dei Jethro Tull. Con queste cose c’è sempre il rischio che una mattina gli giri storto, alla casa discografica, e che ti facciano un culo a campana. Quindi dopo attente ricerche, ho deciso di rifarlo con una musica da thriller, più dinamica e, soprattutto, i cui diritti mi sono stati concessi a determinate condizioni che non starò qui a elencarvi.
Mi sembra che sia venuto bene, bello mosso e con tanta azione, proprio come il romanzo. Ormai manca poco all’uscita del libro, poco più che una manciata di giorni. Spero che questa clip vi faccia venire un po’ di acquolina in bocca.
È un file pesante, quindi ci mette qualche secondo a essere caricato, siate pazienti. Insomma, eccolo qui:

Il brano si intitola Bus Stop del grande Piero Umiliani.
È tratto dall’Lp To-Day’s Sound, Liuto Edizioni Musicali.
per gentile concessione della Right Tempo che cura i diritti per l’autore.

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Zara

La donna di troppo: ecco la copertina.

Copertina

Una collana quasi nuova

La donna di troppo sarà il secondo romanzo in uscita da Rizzoli per la collana La Scala Noir, una branca de La Scala, la collana di punta dell’editrice. Nuova veste grafica, dunque, più “noir”, dove i colori acidi si mescolano alle ombre e a una sorta di retino che richiama le foto di cronaca nera. La tela del dorso, tipica della collana da cui ha origine, sarà grigia, come le atmosfere e le sensazioni che scaturiscono dal romanzo.
Ecco la sinossi de La donna di troppo:

Solo un anno fa Zara Bosdaves poteva imbattersi in un cadavere senza altra preoccupazione che affidarlo ai colleghi della Scientifica. Non doveva filare via, allora, ripulendo in maniera frettolosa quello che poteva aver toccato, e pensando a cosa diavolo dire alla polizia. Era lei la polizia.
Adesso Zara fa la detective privata: ha raccolto la sua vita, l’ha impacchettata e si è trasferita a Torino dove, oltre all’agenzia d’investigazioni, è titolare insieme al compagno François di uno dei locali più popolari della città. E ce la sta mettendo tutta per adattarsi al suo nuovo lavoro, ma pedinare mariti traditori non è proprio il massimo che una donna come lei – una che pratica l’aikido, che sa dove colpire e dove far male – possa desiderare. Fino a quando non le viene affidato l’incarico d’indagare sulla scomparsa del figlio di un importante industriale, quest’ultimo morto in circostanze sospette in un incidente d’auto. Zara allora dovrà fare i conti con torbidi affari di famiglia, con gente disposta a tutto pur di arrivare lassù, oltre la nebbia; dovrà misurarsi con la violenza, con il dolore. E trovarne la cura. Ma dal sangue non si può guarire, e a lei non resterà altro da fare che seguirlo. Per scoprire dove porta.
Con questo romanzo, Enrico Pandiani si conferma un maestro del noir, disegnando una Torino crudele e inattesa, che di giorno ti seduce e di notte ti pugnala, e la sua nuova, travolgente protagonista. Bosdaves è arrivata, ruvida e passionale. E non saprete resisterle.

Torino, aprile 2013

Zara

Una donna, una città, una storia: 10 giorni all’uscita

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Torino nel terzo millenio

Dimenticate l’esoterismo, la magia, le madamine, i gianduiotti e tutti quei ridicoli luoghi comuni su Torino. Venite a conoscere quella vera, dura e luminosa, la Torino multietnica dove la vita scorre nei grandi viali, nelle piazze, nei vicoli, lungo il fiume e sulla collina. Una città a più livelli, piena di sorprese, di gente di musica e di colori, dove il giorno ti incalza e la notte può trascinarti nel buio più profondo. Come un labirinto dove l’allegria si mescola alla disperazione, e la passione può diventare sofferenza, questa città non ha nulla da invidiare alle altre grandi città del noir. Ha, forse, qualche cosa in più.

Torino, aprile 2013

Zara

Una donna, una città, una storia: 17 giorni all’uscita

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Un’avventura in bianco e nero

Carezzare i suoi capelli biondi, lunghi e spettinati, ti fa ricordare che, quella sera a Padova, sono stati il primo particolare di lei ad averti colpito. Stavate prendendo un aperitivo e nella luce tiepida che andava spegnendosi tra le colonne del Caffè Pedrocchi, ti era sembrata così fragile, così carina. Hai addirittura provato il desiderio di fartela su quel tavolino, in mezzo a bicchieri e noccioline, davanti a tutti. Una donna bianca, bella, sola, e tu, nero come il tuo passato e senza un futuro.

Torino, aprile 2013

Zara

Una donna, una città, una storia: 24 giorni all’uscita

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Il fascino dei posti oscuri

Muri scrostati, legno marcio, odori sgradevoli che si mescolano a quello della tua paura. Ti muovi tra calcinacci e spazzatura e l’unico suono che senti è il battito del tuo cuore: tum, tum, tum… Ti pulsa nel cervello e rallenta i tuoi riflessi. Avanzi nel buio cercando di non fare rumore, vorresti scomparire, ma l’umidità che viene fuori da quelle pareti antiche ti riporta alla realtà, ti riempie la gola impedendoti di respirare. Echi distanti ti dicono che non sei sola, ma chi ti sta cercando non ha intenzione di aiutarti.

Torino, aprile 2013

Zara

Una donna, una città, una storia: 31 giorni all’uscita

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Guardati dal morso del metallo inerte

Ha un passato glorioso, benché un’altra le abbia portato via la carriera. La sua storia è lunga, la sua voce potente, il suo giudizio definitivo. Ha un valore molto superiore a quello di tante altre come lei e il suo morso non lo puoi dimenticare. È stata con molti uomini, li ha lasciati uno dopo l’altro, ha visto brillare di desiderio i loro occhi e, nonostante l’età, è ancora capace di scatenarne la cupidigia. O di distruggerli con un semplice gesto. Ne ricorda le carezze, le cure e le attenzioni e quando contavano su di lei non li ha mai traditi. Anche se è soltanto una pistola.

Torino, marzo 2013

Zara

Farneticazioni de les italiens

«Le armi sono solo strumenti, non hanno potere intrinseco, non hanno proprietà metafisiche. Sono fatte d’acciaio e legno, costruite per svolgere una funzione. Un’arma non ti da più appoggio morale di quanto te ne possa dare un cacciavite. Saperle usare vuol dire saperne fare a meno».

Questo dice fra sé il commissario Mordenti in un momento di grande tensione dell’ultimo romanzo de les italens, Pessime scuse per un massacro. Quello che succederà subito dopo dipenderà molto da questa massima e dal saperla o non saperla rispettare.
Un’arma non è che un oggetto, quando è posata su un tavolo, scarica, può giusto servire per tener ferma una pila di fogli. Non è molto diversa da un fermacarte. Fintanto che non la si prende in mano.
Io scrivo romanzi polizieschi e ne ho letti tanti, sono sempre stati una mia passione. Non penso che un autore possa scrivere storie di gente che vive con la pistola al fianco se almeno una volta non ne ha tenuta in mano una, non ne ha sentito il peso e non ne ha subito il fascino. Non è esattamente come prendere in mano un telefono o il telecomando della televisione. Nulla ti fa l’effetto di una pistola quando la tieni in mano.
E stiamo parlando di un’arma scarica.
A parte l’aver fatto il militare, c’è un solo altro posto dove una persona qualsiasi può usare una pistola vera e capire cosa significa sparare e cosa comporta: il tiro a segno.
Anni fa ne ho comprata una, ho chiesto un permesso d’acquisto e mi sono regalato LA pistola, quella con la “P” maiuscola: una Colt M1911A1 militare calibro .45. È diversa dalle pistole che si vedono oggi nei film, è sottile, elegante, non è fatta di policarbonato ma di acciaio brunito. È stata costruita dalla Colt nel 1934, ha fatto la Seconda guerra mondiale e in seguito e diventata un oggetto da collezione. Penso sia diventato anche un discreto investimento, essendo completamente originale, il suo valore aumenta col tempo.
E questa è la parte da soprammobile.
Volevo sapere cosa si prova a sparare, volevo che le sensazioni che provano i miei personaggi fossero basate su qualcosa di reale, non soltanto su racconti e supposizioni. Quindi, un bel giorno ho preso la mia Colt e sono andato al poligono di tiro. È solo a questo punto che ho capito cosa sia in realtà una pistola e cosa significhi tenerne in mano un’arma piena di proiettili e pronta a colpire. Non è più un soprammobile ma uno strumento micidiale, in grado di sparare sette colpi calibro .45 in meno di tre secondi. Nel momento stesso in cui infili il caricatore pieno nel calcio dell’arma, ti prende la tremarella. Anche se sei solo, chiuso nella tua cabina di tiro senza nessuno davanti, la mano comincia a tremare. Un attimo prima era ferma, avevi tra le dita un semplice pezzo di metallo. Ora hai una pistola carica, sei pericoloso per te stesso e per gli altri, il tuo batticuore ti dice che potresti uccidere qualcuno. Sarebbe sufficiente una distrazione o un’imprudenza premendo il grilletto.
È una sensazione opprimente, che ti rende insicuro, che ti mette addosso un’agitazione che fai fatica a controllare. Il tremito è così forte che con il primo caricatore a malapena riesci a colpire il grosso bersaglio a venticinque metri di distanza. È solo quando finiscono i colpi e il carrello della Colt rimane aperto che puoi tirare un respiro di sollievo, quando hai di nuovo in mano del metallo inerte.
La prima volta che sono andato a sparare mi ci sono voluti diversi caricatori prima di riuscire a controllare in qualche modo il tiro, riuscendo a fare qualche buco nel cerchio interno del bersaglio. Ma anche in seguito, la pistola carica in mano mi ha sempre fatto paura. Così ho capito che non è facile averne sempre una addosso, che la responsabilità è molto pesante.
Penso che arrivare al punto di portare con naturalezza una pistola ogni giorno della tua vita comporti un addestramento ferreo nei confronti di te stesso. Girare armati dimenticandosi di esserlo non credo sia una cosa da tutti e non credo sia un’attitudine facile da gestire. Una pistola ti attrae, ti chiede di essere presa in mano, di essere maneggiata, guardata, toccata. Il suo fascino fosco è come quello di una sirena e, finché non superi questa attrazione, sarà sempre lei a controllare te.
Non è un caso se in paesi come gli Stati Uniti, dove il diritto di portare un’arma è sacrosanto e sancito perfino dalla costituzione, ogni anno quasi 10.000 persone vengono uccise a colpi di arma da fuoco.

Tutto qui, un paio di pensieri che mi sono venuti in mente mentre scrivevo un brano di uno dei miei romanzi. Il rapporto non passivo che i miei personaggi hanno con la violenza, il modo in cui la subiscono, piuttosto che praticarla, è un particolare della loro personalità su cui mi concentro molto.

La quarta inchiesta: il catalogo è questo…

Shopping con Mordenti…

Be’ a quanto pare ci siamo proprio, fra quattro giorni Pessime scuse per un massacro sarà in libreria.
La quarta inchiesta de les italiens. Ne è passato di tempo dalla prima avventura, quella fuga frenetica in giro per Parigi, in compagnia di una bellissima Moët.
Adesso per Mordenti il gioco si fa duro, è arrivato il momento di stringere i denti e tenere testa al tempo che passa. Questa volta il nemico pare inafferrabile, ha molte facce, si nasconde in tanti luoghi. Se volete provare a stargli dietro è meglio che vi procuriate qualcosa di meglio di un battipanni.
Però, ascoltate un buon consiglio, evitate di fare la spesa dove la fa Jean-Pierre Mordenti.

La scala per il terzo piano era stata ripristinata dai pompieri. Scavalcando qualche calcinaccio siamo riusciti ad arrivare in cima. Chantonna ci ha ricevuti sulla porta. Mi ha chiesto se era tutto ok. Gli ho risposto che non c’era male.
….«Questo è ciò che cercavamo» ha detto accompagnandoci nella stanza accanto.
….Sul pavimento erano allineate tre casse di legno, un metro e mezzo di lunghezza per mezzo metro di larghezza e un altro mezzo d’altezza. Due erano aperte e contenevanano i componenti di una mitragliatrice o qualcosa del genere. La terza era vuota. Il contenuto era montato su un treppiede in mezzo alla stanza. Era tozza, spessa, unta di olio per armi e aveva l’aspetto di un grosso scorpione pronto a piantarti il pungiglione nel culo.
….Un gruppetto di flic le gironzolava attorno guardandola con attenzione. Maurice De Clock della Balistica stava finendo di fissare l’arma al treppiede. Si è lisciato i baffi a manubrio e mi ha dato un’occhiata.
….«Se questa finiva nelle mani sbagliate erano cazzi» ha detto.
….«Che diavolo è?» ho chiesto. Era la più grossa che avessi mai visto, Rocco Siffredi avrebbe potuto infilare comodamente l’uccello nel buco della canna.
….«È una mitragliatrice pesante» ha spiegato Maurice. La carezzava come se avesse avuto accanto una pantera ammaestrata. «Spara granate esplosive da 40 mm. Ne può sputare trecentocinquanta al minuto e si alimenta a nastro.»
….Ha indicato delle cassette di munizioni in metallo verde. Una era aperta e conteneva una cartuccera fatta di enormi proiettili dalla punta rotonda.

Altri quattro hanno tentennato abbassando la guardia.