La quarta inchiesta: il catalogo è questo…

Shopping con Mordenti…

Be’ a quanto pare ci siamo proprio, fra quattro giorni Pessime scuse per un massacro sarà in libreria.
La quarta inchiesta de les italiens. Ne è passato di tempo dalla prima avventura, quella fuga frenetica in giro per Parigi, in compagnia di una bellissima Moët.
Adesso per Mordenti il gioco si fa duro, è arrivato il momento di stringere i denti e tenere testa al tempo che passa. Questa volta il nemico pare inafferrabile, ha molte facce, si nasconde in tanti luoghi. Se volete provare a stargli dietro è meglio che vi procuriate qualcosa di meglio di un battipanni.
Però, ascoltate un buon consiglio, evitate di fare la spesa dove la fa Jean-Pierre Mordenti.

La scala per il terzo piano era stata ripristinata dai pompieri. Scavalcando qualche calcinaccio siamo riusciti ad arrivare in cima. Chantonna ci ha ricevuti sulla porta. Mi ha chiesto se era tutto ok. Gli ho risposto che non c’era male.
….«Questo è ciò che cercavamo» ha detto accompagnandoci nella stanza accanto.
….Sul pavimento erano allineate tre casse di legno, un metro e mezzo di lunghezza per mezzo metro di larghezza e un altro mezzo d’altezza. Due erano aperte e contenevanano i componenti di una mitragliatrice o qualcosa del genere. La terza era vuota. Il contenuto era montato su un treppiede in mezzo alla stanza. Era tozza, spessa, unta di olio per armi e aveva l’aspetto di un grosso scorpione pronto a piantarti il pungiglione nel culo.
….Un gruppetto di flic le gironzolava attorno guardandola con attenzione. Maurice De Clock della Balistica stava finendo di fissare l’arma al treppiede. Si è lisciato i baffi a manubrio e mi ha dato un’occhiata.
….«Se questa finiva nelle mani sbagliate erano cazzi» ha detto.
….«Che diavolo è?» ho chiesto. Era la più grossa che avessi mai visto, Rocco Siffredi avrebbe potuto infilare comodamente l’uccello nel buco della canna.
….«È una mitragliatrice pesante» ha spiegato Maurice. La carezzava come se avesse avuto accanto una pantera ammaestrata. «Spara granate esplosive da 40 mm. Ne può sputare trecentocinquanta al minuto e si alimenta a nastro.»
….Ha indicato delle cassette di munizioni in metallo verde. Una era aperta e conteneva una cartuccera fatta di enormi proiettili dalla punta rotonda.

Altri quattro hanno tentennato abbassando la guardia.

La quarta inchiesta: vertigine blu

Bandits, twelve o’clock high…

Volavano a ottomila metri di altezza, lasciando dietro di sé un cielo graffiato dalle strisce di condensa dei motori. Erano grandi, pesanti, lenti. I dieci membri dell’equipaggio sopportavano gelo, fatica e una tensione inimmaginabile, proteti da una fusoliera di alluminio che i proiettili dei caccia tedeschi passavano da parte a parte come carta velina.
Distruggevano tutto ciò che si trovava sotto di loro. E non sempre si trattava dell’obiettivo da bombardare. Ma il Boeing B-17, la famosa Fortezza Volante, era una macchina da guerra senza pari.
In Pessime scuse per un massacro, la quarta inchiesta de les italiens, il commissario Mordenti se ne trova uno tra i piedi. Un fantasma ingombrante, che non fa che complicare le cose in un’indagine già di per sé molto complessa.
Per il nostro flic, che non sopporta nemmeno di salire su un elicottero, non è che l’ennesima rottura di palle.

Sei croci di marmo bianco e una stella di David. Su ciascuna nome, grado, appartenenza all’esercito e due date: nascita e morte. A parte il comandante Campbell, pilota del bombardiere, e il sergente Shaw, mitragliere di coda, gli altri non superavano i vent’anni d’ètà.
….Un ampio prato all’inglese circondava le lapidi andando a perdersi sotto gli alberi del bosco. Su un cippo di pietra grigia si ergevano le quattro eliche accartocciate dell’aeroplano, saldate fra loro in forma di una grande croce. Alla base del monumento un angelo di bronzo con l’aria potente e le ampie ali ripiegate dietro la schiena tendeva un braccio verso l’infinito per toccare una stella con la punta delle dita. Era maschio e muscoloso come uno di quei supermen del realismo socialista. Una targa sulla base di pietra raccontava l’ultima odissea del quadrimotore.
….Il piccolo memoriale aveva un aria marziale e commovente allo stesso tempo. Si stava bene tra gli alberi, immersi nel riverbero dell’erba verdissima sulla quale le lapidi bianche brillavano candide al sole. In cima a due alti pennoni, una bandiera americana e una francese sventolavano pigre contro il cielo azzurro.
….«Perché siamo qui?»
….La voce di Delphine m’è parsa lontana, come un effetto del vento.
….«Non lo so» ho detto scuotendomi. «Per cercare di capire cos’è successo, credo.»
….«Gli aviatori qui sotto non risponderanno alle nostre domande.»
….«No, immagino di no.» Ci siamo guardati. «Però possiamo trovare qualcuno che lo faccia al posto loro.»

Altri quattro hanno tentennato abbassando la guardia.