Teaser n.4 del prossimo romanzo

Parigi sotto la neve.

Terminato Les italiens, mi sono trovato in una specie di limbo nel quale non sapevo bene come muovermi.  Quando si finisce di scrivere un romanzo, e per me quella era la prima volta, ti prende una sensazione simile a quella che si prova quando si termina di leggere un libro che ci è piaciuto molto. Dopo un breve periodo di spaesamento hai subito il desiderio di leggerne un’altro. E infatti io avevo una grandissima voglia di cominciare un nuovo romanzo.
Avevo i miei personaggi e una immensa tela bianca sulla quale inventarmi una storia nella quale farli muovere. E una montagna di dubbi. Il più grosso era rappresentato dal personaggio di Moët, la giovane pittrice transessuale che alla fine del primo romanzo si lascia in maniera piuttosto amara con il commissario. Moët è un personaggio che mi è piaciuto moltissimo, mi è piaciuto costruirla, darle un carattere, una vita, i ricordi, i dolori e i piaceri. Così, mi spiaceva molto doverla abbandonare per strada.
Il secondo dubbio era se trovare o meno un nome al protagonista che nel primo romanzo non ne ha uno. Ma intanto dovevo inventare una storia.
Da circa trent’anni, con alcuni periodi di fuga, collaboro con il quotidiano La Stampa. Conosco tante persone all’interno del giornale, giornalisti, poligrafici, impiegati. In tanti anni mi sono fatto un’idea, giusta o sbagliata che sia, di quali possano essere le dinamiche di una vita di redazione. Basandomi sulle mie esperienze personali ho deciso che l’avrei raccontata. In più mi sembrava un ambiente interessante del quale la gente sa poco o nulla. Lentamente si è andata formando una storia che ruotava attorno a un quotidiano parigino, che naturalmente mi sono inventato, all’interno del quale avvengono una serie di omicidi sui quali deve indagare l’equipe degli italiens.
Les italiens si svolgeva in estate, in giro per una Parigi rovente, quindi per questo nuovo romanzo mi sarebbe piaciuto un rigido inverno.  Per giunta, la storia che avevo in testa si prestava ad ad una lenta e inesorabile caduta in un gelo senza fine.
All’inizio ho deciso di provare a mantenere il personaggio di Moët. Siccome verso la fine del romanzo precedente il commissario, tornando finalmente a casa, trovava lo sfratto nella buca delle lettere, ho pensato che all’inizio della nuova avventura lui poteva essersi trasferito in una specie di dependance della bellissima casa di Moët pagandole un modesto affittato. Una specie di convivenza senza implicazioni, tipo che tra i due è rimasto l’affetto, ma si è spenta la fiamma del peccato.
Con questa premessa ho cominciato a scrivere, infoiato come un pazzo e felice come un cane che si rotola su una merda di mucca bella fesca.
Nel frattempo, messo alle strette, dovevo trovare un nome per il commissario. Tutti lo volevano, il mio editore, alcuni lettori e, pare, persino qualche editore straniero. Così, man mano che andavo avanti, accumulavo nomi e cognomi.
Ci voleva qualcosa di accattivante e, naturalmente, nome francese e cognome italiano.
La storia intanto procedeva tra alti e bassi. A volte non ti viene un’idea a pagarla un milione, altre volte non smetteresti di scrivere nemmeno di notte. Per giunta, il racconto stava prendendo uno strano ritmo, molto somigliante alla famosa pallina di neve dei cartoni animati che si trasforma rapidamente in un’enorme valanga. Avvenimenti che si succedevano sempre più incalzanti, scoprendo piano piano una storia terrificante e violenta, all’interno della quale tutti i personaggi venivano trascinati in un gigantesco gorgo gelato.
Ad un certo punto mi sono reso conto che la presenza di Moët nel contesto del romanzo non c’entrava assolutamente nulla. Mi trovavo costretto a far tornare a casa il commissario (che nel frattempo era stato battezzato Jean-Pierre Mordenti) perchè lei potesse comparire e dire qualche battuta. In più, tra una tenerezza e l’altra, mi veniva voglia di farli scopare di nuovo e tutto questo complicava le cose, anche perchè Jean-Pierre intanto si dava da fare su altri fronti. Insomma, mi sono reso conto che la presenza della bella transessuale, anche se solo in versione padrona di casa, era totalmente pretestuosa. Per questo sono stato costretto a levarla di mezzo. Cosa che non solo mi ha pemesso di sveltire l’azione, ma anche di evitare che l’attenzione del lettore venisse distolta continuamente dal filo del racconto.
Comunque aspettatevi pure scintille. Troppo piombo, così si intitolerà il romanzo, è una storia dura, senza vincitori nè vinti, il cui amaro pessimismo è salvato solamente dall’ironia e dal consueto humour de les italiens.

Paris under the snow

When finished the novel Les italiens, i found myself in that sort of limbo in which I did not exactly know how to behave. When you write a novel and you’re through with it, that was the first time to me, you feel the same as when you are through reading a book you loved. After a short moment of despair, you want to start with another one. In fact I starved for writing a new novel.
I had my characters and a huge, white canvas on which invent a new story for them to move in. And an amount of doubts. The greatest of them was reperesented by the character of Moët, the young transexual painter that at the end of the first novel parts from the protagonist in a quite bitter way. Moët is a character I loved very much, I loved building her, giving her a temper, a life, memories, pleasures and pains. Because of this I was unhappy to let her go.
The second doubt was to decide if the protagonist, that didn’t have one in the first novel, should have a name. But meanwhile, I had to invent a plot.
I’ve been working in the Turin’s newspaper La Stampa for almost the last twentyfive years, with some short getaway once in a while. I know many peoples inside the newspaper, journalists, printworkers, employees. In these many years I’ve build my own idea, right or wrong that is, of whic kind of dynamics life can have in an editorial office. I’ve decided to tell that based on my own experiences on the field. Plus i think that people knows little or nothing about it.
Slowly, a story begun to form around a newspaper in Paris, that I obviously invented, where some omicides occur and on which the police team of les italiens have to investigate. The novel Les italiens took place in the Summer, in the streets of a red-hot Paris, so for this new novel I wanted an ice-cold Winter. In addition, the story itself was perfect for a slow, hopeless fall into an endless chill.
In the beginning I thought I could keep the character of  Moët. Since in the end of the previous novel, the commissioner, when he gets home in the end, finds an eviction order in the mailbox, I thought that in the beginning of the new novel he could rent part of the beautiful mansion of Moët outside Paris, paying for it a modest rent. A sort of cohabitation without sexual implications, kind of when there is still affiction, but the passion is gone.
With these premises, I started again writing, strongly aroused and happy like a dog rolling itself in a big, fresh cow shit.
Meanwhile, I was pushed to find a name for the protagonist. Anybody wanted it, my publisher, most of the readers, and even some foreign publishers. So, while I was going on writing, I made out a list of names and surnames.
I needed a strong name, and obviously a French name with an Italian surname.
In the meanwhile, the novel went on with good and bad moments. There are times which you do not have an idea paying gold for it and other times which you could write even the night away. In addition, the story was taking a weird rhythm, something like the small snowball of the cartoons that quickly turns into an avalanche. Events following one another very quickly unveiling a violent and terrifying story, inside which the characters were dragged into a huge, icy maelstrom.
Unfotunately, at a certain point, I realized that in the plot of the novel, the character of Moët was totally unnecessary. I often found myself pushing the protagonist (that in the meantime had been named Jean-Pierre Mordenti) to get back home once i a while just to make her appear and say something. Besides, between a tenderness and the other, i felt I wanted to make them fuck again and this was furthermore complicating things. Even because meanwhile, Jean-Pierre was having some fun with another girl. This is why in the end I was forced to get rid of her. Her presence was slowing the action and was repeatedly taking the attention of the reader away from the plot.
Anyway, expect a lot of sprkles. Troppo Piombo, this will be the title of the second novel, is a tough story with neither victors nor vanquished, which bitter pessimism is only saved by the irony and the usual humour of  les italien
s.

Socio onorario del Karmann Ghia Club Italiano



Oggi, con mio grande piacere, il personaggio dei miei romanzi, il commissario Jean-Pierre Mordenti della Brigata Criminale di Parigi è diventato socio onorario del Karmann Ghia Club Italiano. Naturalmente, sia lui che io consideriamo questo un piacere oltre che un grande onore.

Fin dalla sua prima avventura, Les italiens, edita da Instar Libri nella collana FuoriClasse, il commissario Mordenti guida una Karmann Ghia azzurra che ha ereditato dal padre, ex sbirro della Police Moto, morto anni prima schiacciato dalla sua motocicletta che ancora guidava alla tenera età di 80 anni.
La Karmann Ghia è una delle due auto che ho sempre desiderato avere – l’altra è la Volvo P1800 coupé – ma che purtroppo sono rimaste un desiderio. Per questo quando ho inventato il personaggio del commissario ho deciso che lui, invece, ne avrebbe avuta una.
Molti detectives del cinema e dei fumetti hanno guidato vecchie auto sportive, fa parte dell’aura un po’ blasé che devono avere. Lew Harper guidava una vecchia Porsche Speedster nel bellissimo Detective’s Story (1966), Dan Tanna parcheggiava in salotto la sua Ford Thunderbird del ’56 nella famosa serie Tv Vegas (1978), Frank Bullitt inseguiva i cattivi al volante della sua fantastica Mustang verde bottiglia nello stupefacente Bullitt (1968). Il giornalista-detective Ric Roland (Ric Hochet in francese) si spostava attraverso Parigi sulla sua Volvo P 1800, prima e su una Porsche 911 Targa poi, nelle omonime avventure a fumetti. Naturalmente Simon Templar guidava una Volvo P18oo e James Bond non ha mai avuto che l’imbarazzo della scelta. Anche Topolino, se vogliamo, possiede una spider sportiva.
E così, il commissario Mordenti, capo della squadra degli italiens della Crim ha avuto la sua Karmann Ghia, un’auto dalla forma meravigliosa e dal rombo simile a un sacco pieno di lattine vuote.
Magari un giorno ne avrò una anch’io, per ora sono socio del club che raccoglie molti fortunati che la posseggono.
Mi sembra un ottimo inizio. Un grazie di cuore al Presidente e a tuti i soci.
Per chi volesse visitare il ricchissimo sito del Karmann Ghia Club Italia, ecco il link: http://www.karmannghia.it

Today, with my great pleasure, the character of my detective novels, the commissioner Jean-Pierre Mordenti of the Criminal Brigade in Paris has been made Honorary Member of the Italian Karmann Ghia Club. Obviously we both consider this a great pleasur as well than a great honour.

Since his first adventure, Les italiens, published by Instar Libri i, the FuoriClasse collection, commissioner Mordenti drive a pale blue Karmann Ghia that herited from his father, a cop of the Motorcycle Police, dead under the weight of its byke that he was still driving at age 80.
The Karmann Ghia is one of the two cars that I’ve always dreamed to have – the other one is the Volvo P 1800 coupé – but that unfortunately I didn’t make it to buy. This is why when I invented the character of the commissioner, i’ve decided that he would have had one.
Many detectives in the history of cinema and comics drove vintage sport cars, it is part of the someway “blasé” mood that they have. Lew Harper drove an old Porsche Speedster in the beautiful movie
Harper (1966), the P.I. Dan Tanna was used to park his ’56 Ford Thunderbird in his own home livingroom in the well known Tv series Vegas (1978), Frank Bullitt pursued the bad guys at the wheel of his fantastic bottle-green Ford Mustang in the outstanding Bullitt (1968). The journalist-detective Ric Hochet was cruising around Paris on his Volvo P 1800, before and on a Porsche 911 Targa later, in the homonymous comic series. Obviously, Simon Templar drove a Volvo P 1800 and James Bond only had an embarrassingly wide choice. Even Mickey Mouse, at least, hadve a sport car.
And so, the commissioner Mordenti, chief of the
Italiens Team at the Crim, have his Karman Ghia, a beautifully shaped car whose roar is similar to that of a sack full of empty cans.
Maybe one day I will have one myself. So far I’m a member of the Club that gathers many of the lucky owners.
It looks like a great beginning. Heartfelt thanks to the President and to all the members.
For those who want to visit the web site of the Karman Ghia Italian Club, here it is the link: http://www.karmannghia.it

Teaser n.3 del prossimo romanzo

La prima idea di copertina
Questa era la bozza per la copertina che ho realizzato mentre stavo scrivendo il romanzo Troppo Piombo. È colpa del mio mestiere originario di grafico, anche facendo degli sforzi, non riesco proprio ad allontanarmene. Naturalmente la copertina del libro non sarà questa. Appena sarà stampato vi farò vedere quella definitiva ;-)
Mi piace l’idea di raccogliere alcuni elementi della storia e metterli insieme per inventare un’immagine che possa rappresentare la storia e l’atmosfera del libro senza raccontare troppo. Immaginavo che questo potesse essere il tavolino accanto al letto sul quale il commissario Jean-Pierre Mordenti posa le proprie cose nei rari momenti del romanzo in cui si trova a casa sua. Ci sono tutti gli elementi del noir, la pistola, le manette, i proiettili, la tessera della madama e il cellulare. Vi si vedono anche due elementi forti della storia, un disco di George Brassens e il quotidiano Paris24h attorno al quale si svolge tutta la storia.
La vita all’interno di un grande quotidiano è complessa, piena di sfumature, relazioni, fatti grandi e piccoli che coinvolgono tutte le persone che ci lavorano. È un mondo diviso in caste, i giornalisti, i poligrafici e gli impiegati. Tre mondi separati che più che interagire si sfiorano. In questo secondo romanzo de les italiens non ho raccontato, se non in parte, la mia esperienza all’interno di un quotidiano, ma vi ho descritto piuttosto le storie, le dinamiche e i sentimenti che ho colto frequentando per anni la redazione e molte persone che nel giornale hanno lavorato. Ho cercato di dare un’idea di come funziona e di quali intrecci vi si possano creare. Ho comunque inventato parecchio, alcune cose le ho peggiorate, altre le ho rese migliori. Altre ancora sono esattamente come le ho percepite. Devo dire che mi sono divertito.

The first cover layout
This is the first Layout I did for the cover whil writing the novel Troppo Piombo (literally Too Much Lead, an expression used in the world of newspapers to point out that a page has to much writing therefore it is to gray and heavy). This is because of my original job, the graphic design that I can’t leave, even makin an effort. However, this will be not the final cover of the book. As soon as it will be printed, I’ll show you the final one ;-)
I like to gather some elements of the story and put them together to create an image that could represent the plot and the atmpsphere of the book without telling too much. I thought this one could be the small night table aside the bed on which commissioner Jean-Pierre Mordenti could lay its everyday object in those rare moments along the novel which he’s resting at home. We can find all the elements of the noir novel, the gun, the handcuffs, the bullets, the police badge and the mobile. we can also find two strong elements of the plot, a Cd of Georges Brassens and the newspaper Paris24h whic is the place around whic all the story takes place.
Life in a big newspaper is complex, full of shades, relationships great and small facts that involve all the people working inside. It is a worls divided i casts, journalists, print workers and employees. Three separated worlds that skim over themselves more than interact. In this second novel of
les italiens I havent exactly told about my long working experience inside a newspaper company. I’ve rather described the stories, the dynamics and the feelings I’ve catched while working for years in an editorial office with newspaper people. I’ve tried to give the reader the idea of how it works and what can happen inside. However I’ve invented a lot, made something worst and something better than it is. Something else exactly as I’ve thought it were. I must say that I had a great fun.

Teaser n.2 del prossimo romanzo

Nadège Blanc è una giornalista di colore, una creatura selvaggia e affascinante, che sa ciò che vuole e di regola se lo prende.
Tra le cose che desidera ultimamente c’è anche il commissario Jean-Pierre Mordenti, impegnato con i suoi colleghi italiens in un’indagine senza quartiere.
Nadège è bella e brava ma non tutti al giornale le sono amici. Lei stessa sembra nascondere qualcosa, un segreto che nemmeno il commissario, ubriaco della sua bellezza, riesce bene a inquadrare.
Occhi leggermente a mandorla con l’angolo esterno rivolto delicatamente all’insù e le iridi marroni appena striate di sottili pagliuzze dorate. Il naso era dritto, appena allargato alla radice. Aveva la pelle scura come il tabacco e la luce fredda della redazione evidenziava le curve morbide degli zigomi e della fronte.
Questa è la donna che Mordenti trova sulla sua strada. Il suo fascino avvolgente lo accompagnerà per tutto il romanzo verso un finale sorprendente e imprevisto.
Sembrava di ebano. I suoi denti erano talmente bianchi che quando schiudeva le labbra ci volevano gli occhiali scuri. Indossava una semplice maglia scollata a «V» di lana leggera grigio verde sopra un’ampia gonna pantalone di seta bianca che le cadeva morbida sulle caviglie.
L’attrazione che il commissario prova per lei lo distrae, il suo fascino morbido e avvolgente lo porta ad allontanarsi dall’indagine e dai suoi doveri per sprofondarsi tra le lenzuola. Ma Nadège, è veramente quello che dice di essere?

Les Italiens in libreria

Les italiens
Romanzo poliziesco
Edito da Instar Libri nella collana FuoriClasse

In libreria dall’aprile scorso.

È il mio primo romanzo, si svolge a Parigi e racconta le avventure di una squadra di flic della Brigata Criminale, la famosa Crim, capeggiata dal commissario Jean-Pierre Mordanti.
In questo primo romanzo il commissario non ha un nome e mantenere questo anonimato era la mia intenzione. Non mi dispiaceva l’idea che tutti i personaggi avessero un nome tranne colui che racconta in prima persona tutta questa storia. Nella mia immaginazione pensavo che il lettore si sarebbe maggiormente immedesimato.
Invece mi è stato chiesto di trovargliene uno ed eccolo qui: Jean-Pierre Mordenti. Beh, nel prossimo romanzo si chiamerà così.
Les Italiens è una storia  violenta, che parla di razzismo, sopraffazione, fascismo e politica corrotta. Ma nello stesso tempo invoca la tolleranza, l’apertura mentale e la curiosità verso le persone diverse da noi.
È la storia di un rapporto a due tra un poliziotto e una giovane pittrice transessuale, bella da mozzare il fiato, come dice il nostro. Racconta soprattutto di un rapporto difficile che ha bisogno di evolversi e maturare e che permetterà ai due protagonisti di ampliare i propri orizzonti.
C’è molta ironia, in questo romanzo, uno humour che accompagna il lettore attraverso una vicenda cupa e opprimente in una Parigi assolata e calda.
E c’è una storia d’amore.

This is my first novel, the plot develops in Paris and tells about the adventures of a team of flics of the Brigade Criminelle, the famous Crim, whose boss is the commissioner Jean-Pierre Mordenti.
In this first novel the main character have no name and leave him this way was my intention. I didn’t mind that all the characters had a name except for the commissioner that tells the story in first person. In my imagination, I thought  that this way,  the reader would identify himself quite well with him.
However I’ve been asked to find a name to him from the next novel on, so here it is: Jean-Pierre Mordenti. Well, in the next novel this will be his name.
Les italiens is a violent story, that tells about racism, overpowering, fascism and depraved politics. But in the same time fights for tolerance, openmindness and curiosity toward people different from us.
It is the story of a relationship between a cop and a young transsexual painter, so beautiful to blow you off your shoes, as the protagonist says. Above all, this novel tells about a difficult relationship that needs to evolve and mature and that will allow the cop and the girl to widen their own horizons.

There is a lot of irony in this novel, a humour that take the reader through dark and oppressive events in hot and sunny Paris.
And there is a love story.

La foto è stata scattata dal mio amico Maurizio.