Le storie de les italiens: il Maquis

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L’Armata delle Ombre, l’esercito degli eroi

DicòSe réfugier dans le maquis, avete capito bene? È di questo che si disserta oggi, di gente che a un certo punto della propria vita, per scelta o per costrizione, si è dovuta dare alla macchia. E ha dovuto farlo per svariate ragioni: per salvare la propria pelle, per combattere il nemico che occupava la sua terra, per la libertà. Durante la Seconda guerra mondiale, questo è successo un po’ dappertutto, in Europa.
4.1.1A dire la verità è successo nel corso di tutta la storia dell’uomo. Ci sono sempre stati individui che hanno avuto il coraggio di ribellarsi all’oppressione, che hanno combattuto e sono morti per la propria libertà e per quella degli altri. Però, le vicende che interessano a noi si sono svolte in Francia, in quel devastante periodo che va dal 1942 al 1945. Il Maquis, infatti, designa allo stesso tempo un gruppo di resistenti e i luoghi nei quali operarono in quegli anni. Questi uomini che entravano nella resistenza erano soprannominati maquisards e si nascondevano in territori poco popolati, nei boschi e sulle montagne.
Il nome fa riferimento a una forma di vegetazione mediterranea, il maquis. Non a caso, l’espressione di origine corsa prendre le maquis significava nascondersi nella foresta per sfuggire alle autorità o a una vendetta.
Nel 1942 la Francia è divisa in due come da un colpo di baionetta. A Nord è occupata dai tedeschi, a Sud dal governo di Vichy, la così detta Francia libera, le cui milizie sono anche peggio delle SS. Sul confine avviene di tutto, spostamenti, fughe, morti. La falsa idea che al Sud vi sia la libertà fa sì che molte persone cerchino di attraversare il confine. Fra loro molte famiglie ebree in fuga dalle leggi razziali. Per loro è come cadere dalla padella nella brace.
26_1_È in questo contesto drammatico che viene imposto il Service de Travail Obligatoire, STO, che comporta la deportazione della mano d’opera francese costretta a lavorare in Germania. Una sorta di schiavitù alla quale i giovani intendono dire di nò. Se abiti nelle campagne e sei così fortunato da avere come amico il gendarme del paese, è possibile che tu sia avvertito in tempo che ti stanno venendo a prendere. Questo ti lascia il tempo di darti alla macchia, diventando «refrattari». Nasce così nel Massiccio del Vercors, teatro di future drammatiche vicende, quella che presto si trasformerà in resistenza armata: il Maquis.
All’inizio serve da rifugio per tutti quegli sbandati che per qualche motivo hanno bisogno di nascondersi. Poi, comincia a organizzarsi. Una delle filiere più comuni per entrare a farvi parte è appunto la fuga dal lavoro obbligatorio. Chi è «refrattario» e scappa nella foresta si deve in qualche modo arrangiare, ha bisogno di nutrimento e di un rifugio. Uno degli espedienti per non andare nell’STO è il taglio dei boschi. Molti finiscono a fare questo lavoro che alla fine si rivela l’anticamera per il Maquis.
Grazie alla vicinanza di grandi massicci montagnosi, la città di Grenoble diventa ben presto la capitale della Resistenza. I motivi per cui vi si entra sono tanti, principalmente una reazione nazionale contro l’occupazione straniera e il desiderio di combattere per l’indipendenza della nazione, idea, questa, condivisa dalla maggior parte dei resistenti. Vi è anche la convinzione politica e morale di contrapporsi al nazismo, alla dittatura, a razzismo e deportazione, cosa che spiega, in alcuni casi, la presenza nella Resistenza francese di unità germaniche e anche di un Maquis di antifascisti tedeschi nella regione di Cévennes tra il ’42 e il ’44.
All’interno di questa poliedrica componente politica e morale, si mescolano movimenti contro il Razzismo, o gruppi cattolici che danno origine alla rete di Testimonianza Cristiana. Vi confluiscono, inoltre, cellule di Resistenza trotzkista e, nel SudEst, le unità spagnole di guerriglia. E non bisogna dimenticare i tanti stranieri che combatterono con loro.
MaquisQuesta pluralità di pensieri si mescola sovente, in particolare tra i militanti socialisti radicali, in seno alla destra repubblicana, e tra la maggior parte dei resistenti comunisti, dando così vita a un movimento di grandi dimensioni. L’Armée des Ombres, come veniva chiamato.
Già dal 1943, per mezzo dello Special Operation Executive, l’SOE, gli inglesi inviano uomini e munizioni, L’SOE è un organismo creato nel 1940 da Winston Churchill, che serve a creare sostenere e rifornire le sacche di resistenza contro il nazismo in tutta Europa. Anche gli americani, grazie all’OSS, l’Office of Strategic Services, cominciarono a inviare agenti infiltrati che collaboravano con il Maquis in previsione dell’invasione.
All’alba dello Sbarco in Normandia e soprattutto dopo quello in Provenza, la Resistenza, i cui effettivi erano enormemente aumentati, lanciarono operazioni di guerriglia che rallentarono in maniera notevole i movimenti delle truppe tedesche. Per questo motivo, nel marzo del 1944, gli occupanti scatenarono una vera e propria campagna del terrore che includeva pesanti rappresaglie nelle zone dove la Resistenza era più attiva.
NancyNel corso dello sbarco alleato, il 6 giugno 1944, il Maquis ha giocato un ruolo fondamentale nel ritardare l’arrivo di rinforzi e materiale, con atti di sabotaggio su treni, vie ferrate e convogli tedeschi. Man mano che le truppe alleate avanzavano verso Parigi, i gruppi di maquisards affrontarono combattimenti sempre più violenti. Per esempio, il 20 giugno, i settemila uomini del gruppo di Nancy Wake, la più decorata donna alleata in servizio e la più ricercata dalla Gestapo, si scontrarono con un battaglione di ventiduemila tedeschi.
arrestationAlcune cellule della Resistenza non facevano prigionieri e, molto sovente, i soldati tedeschi, i boches, preferivano arrendersi alle truppe anglo-americane che ai maquisards. D’altro canto, i resistenti catturati venivano immediatamente fucilati o torturati o deportati nei campi di sterminio, dai quali pochissimi sono tornati.
Per scrivere Pessime scuse per un massacro, romanzo nel quale la Resistenza francese è un sottofondo quasi costante, mi sono letto diversi libri di memorie e storici. Uno dei più importanti è il Libro nero del Vercors, che documenta le atrocità compiute dai nazisti nei confronti del Maquis di quelle regioni. Durante lo svolgimento del racconto, un vecchio signore dai capelli bianchi, ex combattente e ora proprietario di un bistrot di campagna, racconta al commissario Mordenti le sue vicende.

pandianimassacroesec«All’inizio del ’43 nella mia regione il Maquis non si era ancora formato. Quando i primi gruppi hanno cominciato a operare, i “refrattari” sono confluiti nella Resistenza. A me è successo nel settembre del ’43, prima avevo lavorato al taglio dei boschi, un’attività che di solito impiegava mano d’opera in fuga dal Servizio.»
«Com’era la vita?»
«Era dura» ha detto sorridendo, «talmente dura che non può nemmeno immaginare. Si dormiva per terra, spesso senza un tetto sopra la testa. Non c’era da mangiare, faceva freddo e avevi fame. E non c’erano armi. La mia prima pistola l’ho avuta dopo tre mesi, sparava un colpo alla volta e per uccidere un tedesco dovevi ficcargli la canna fra le costole. Ma questo era il meno… Ogni momento poteva essere quello buono, se ti andava bene ti ammazzavano subito, altrimenti finivi al 93 di rue Lauriston dove la Carlingue si preoccupava di farti divertire.»
«La Carlingue?»
«Gli amici di Pierrot le Fou, la Gestapo francese. Crudeli e bastardi, anche peggio dei loro colleghi tedeschi.»
Siamo entrati in Ponthierry. All’incrocio con la Nazionale 7 c’era un incidente, così abbiamo perso un quarto d’ora.
«Senta, Raymond, lei conosceva il senatore Vigoureaux?»
Ha fatto spallucce. «So di lui quello che sapevano tutti. Vigoureaux era un agente della “Sezione RF”, fungeva da collegamento con l’SOE facendo la spola tra Francia e Inghilterra. La sua carriera politica è cominciata a quell’epoca, era giovane ma il Generale lo stimava molto. Dopo la guerra si è trovato la strada spianata.»
«Che cos’era la “Sezione RF”? Intelligence Service?»
«In effetti l’SOE era una creatura di Churchill la cui missione era mettere a ferro e fuoco l’Europa. Qui da noi operavano due sezioni, la F sotto diretto controllo britannico e la “RF” legata al governo in esilio del generale De Gaulle. Mandavano agenti e si preoccupavano della logistica e dei materiali.»
E così il senatore era stato una sorta di spia, una Primula Rossa che facendo avanti e indietro con la Gran Bretagna, tramava in segreto contro i tedeschi.
«Qual’era il ruolo di personaggi come Vigoureaux?»
«Avevano il compito di allacciare legami e relazioni con i vari gruppi. Questo serviva a recuperare piloti abbattuti, ottenere informazioni, preparare lanci di armi e attrezzature con il paracadute e organizzare azioni di sabotaggio. Noi eravamo la loro truppa e le garantisco che la nostra era una vita terribile.» Ha sbuffato facendo un gesto con la mano. «Marciavamo per chilometri e chilometri tirando avanti con quel poco che avevamo. Si arrivava sul luogo del lancio rischiando la pelle e magari l’aereo arrivava, girava su di noi facendosi bersagliare dalla flak, e alla fine se ne andava senza consegnare la merce.»
Il recupero di piloti abbattuti doveva essere un’attività piuttosto diffusa. Il senatore e il suo amico Philippe potevano aver conosciuto quegli aviatori salvandoli dalle grinfie dei tedeschi. Gira e rigira saltavano sempre fuori.
 Siamo riusciti a superare l’incrocio e l’auto si è fermata sul piazzale della gendarmeria.

(Pessime scuse per un massacro, Rizzoli 2012, Best BUR 2013)

De GaulleIl 18 giugno 1940, il generale de Gaulle fece un appello radio dal suo esilio inglese, a tutti i Francesi che avessero una qualche competenza militare, di raggiungerlo a Londra. Tutti coloro che risposero a questa chiamata sono normalmente classificati come membri della Francia Libera o resistenti esterni. La resistenza interna comprendeva, al contrario, uomini e donne che in Francia, sia nella zona occupata, sia in quella del sud cosiddetta libera e occupata a partire dal 1942, si erano organizzati per compiere azioni di contrasto contro le forze della Germania nazista, contrari dunque alle forze d’occupazione e al governo di Vichy.
In origine, dopo il 1940, si erano create, nelle città, una serie di reti d’informazione e i primi contatti con i movimenti di resistenza interiore cominciano a stabilirsi verso la fine del ’41. L’unificazione di questi due organismi sotto l’egida del generale de Gaulle avvenne attraverso l’opera di Jean Moulin, celeberrimo militare, partigiano e antifascista, eroe della Resistenza francese, tra il 1942 e il 1943. È per simbolizzare il comune intento di resistenza della «Francia prigioniera» e della «Francia libera» che, nel luglio 1942, il movimento venne rinominato «Francia combattente».
resistantprepareembuscadeQuesto tipo di lotta, consisteva in azioni di intelligenza e di sabotaggio o di vere e proprie operazioni militari contro le truppe d’occupazione e le forze armate del regime di Vichy. Ma la Resistenza comprende anche aspetti più civili e non violenti, come l’esistenza di una stampa clandestina ramificata, la diffusione di annunci e volantini, la produzione di falsi documenti e l’organizzazione di scioperi e manifestazioni. E, ancora più importante, la messa in opera di filiere multiple per salvare i prigionieri di guerra evasi, i refrattari allo STO e gli ebrei perseguitati.
FFI_Lyon_France_History_private_guided_toursLa Resistenza si è potuta manifestare in città come nelle campagne, soprattutto dopo la nascita del Maquis vero e proprio nella primavera del 1943. L’armata delle ombre ha riunito uomini e donne di tutti i ceti, li ha esposti tutti a una repressione fortissima e crudele del Reichssicherheitshauptamt, l’ufficio centrale per la sicurezza del Reich, del quale facevano parte la Gestapo e la terribile Carlingue di Pierrot le Fou, la feroce Gestapo francese, nonché dell’Abwher, della Wermacht, delle SS e della Milizia.
Anche se la Resistenza attiva e organizzata non mai rappresentato più del due o tre per cento della popolazione francese, non avrebbe potuto sopravvivere né svilupparsi senza le tante, importanti complicità popolari, in particolare all’epoca dei Maquis. Con quasi ottantamila morti e più di tremila dispersi, la lotta per la libertà ha comunque pagato il suo tributo di sangue. Settantaseimila uomini, donne e bambini (in linea di massima ebrei e qualche centinaio di zingari) furono deportati e inviati nei campi di sterminio. Solo il tre per cento ne fece ritorno.
LiberationNegli anni passati, molti libri e un certo cinema francese d’altri tempi hanno celebrato questa epopea con film e racconti straordinari. La Domanda che sorge spontanea è questa: Se succedesse oggi, se fossimo costretti a dover combattere per la nostra libertà, quanti di noi accetterebbero di impugnare un fucile e prendre le maquis? A giudicare da come ci facciamo mettere i piedi in testa da quattro politici delle balle, direi che pochi di noi avrebbero questo coraggio.

Torino, febbraio 2013

La Colt M1911A1 calibro .45

La miglior pistola militare in senso assoluto mai fabbricata

La Colt M1911 calibro .45 è una pistola semi automatica, ad azione singola, a sette colpi contenuti in un caricatore estraibile dal calcio. È possibile portarla con un ottavo colpo in canna, il cane sollevato in posizione di sparo e la sicura inserita (Cocked and locked). Semi automatica significa che non è possibile sparare a raffica, ad ogni colpo il carrello, rinculando, espelle il bossolo vuoto, ricarica il meccanismo di sparo e, ritornando al proprio posto mette una nuova pallottola in canna. Questo avviene ogni volta che si preme il grilletto.
Progettata da John Browning, è stata la pistola d’ordinanza dell’Esercito degli Stati Uniti dal 1911 al 1985. Venne largamente usata nella prima e nella seconda guerra mondiale, in Corea e in Vietnam.
Il progetto di Browning è così tecnicamente perfetto che ancora oggi le pistole denominate Modello 1911A1 vengono costruite nella stessa identica maniera. Sono naturalmente cambiati i materiali, ma il meccanismo è sostanzialmente lo stesso.
Nonostante il grosso calibro il rinculo non è eccessivo e la precisione piuttosto sorprendente. Anche a trenta metri di distanza è difficile non centrare un cerchio di venticinque centimetri di diametro. È una pistola indubbiamente pesante, ma decisamente più sottile rispetto alle semi automatiche che vengono prodotte oggi.
L’arma venne ufficialmente adottata dall’esercito nel 1911, con la designazione di M1911. Le denominazioni muteranno poi nel 1940 prendendo la designazione formale di Automatic Pistol, Caliber .45, M1911 per il modello originale del 1911 e di Automatic Pistol, Caliber .45, M1911A1 per la M1911A1, adottata nel 1924. Inizialmente la produzione di quest’arma fu affidata esclusivamente alla Colt, ma prima del 1914 anche l’arsenale di Springfield fu attrezzato a questo scopo.
L’esperienza maturata sul campo durante il conflitto portò, nel 1924, a piccole modifiche esteriori e il nuovo modello venne denominato M1911A1. Si distingueva per un grilletto più corto, due sgusci sul castello che agevolano l’azione dell’indice sul grilletto stesso, la sede della molla del cane – che costituisce la parte inferiore del dorso dell’impugnatura – più arcuata, lo sperone posteriore dell’impugnatura, facente parte della sicura automatica dorsale, più lungo, il mirino anteriore più largo e la zigrinatura delle guancette senza i rombi a rilievo tipici della prima versione.
Coloro che non hanno famigliarità con il progetto non notano quasi le differenze. Non venne effettuato alcun cambiamento interno e le parti rimangono intercambiabili tra le due versioni.
Con la seconda guerra mondiale la richiesta legata all’arma crebbe notevolmente tanto che, sul finire del 1945, ne erano stati prodotti 1,8 milioni di esemplari, in diversi stabilimenti (Springfield, Ithaca, Singer, Remington). Dopo il 1945, l’arma rimase in dotazione come pistola d’ordinanza ed attraversò la guerra di Corea e quella in Vietnam, fino ad essere utilizzata, solo da alcuni reparti, anche nell’operazione Tempesta nel deserto del 1991. Nel 1985, una commissione dell’aviazione statunitense ha decretato l’adozione di un nuovo modello Beretta, la 92FS calibro 9 mm parabellum.
Il modello in fotografia, una M91911A1 USGI (United State Government Issue), secondo i marchi incisi sul metallo, è stato consegnato dalla Colt all’armeria di Springfield nel 1943. Fa parte di una fornitura di armi (lend lease) all’Unione Sovietica all’alba dell’invasione della Germania. Quasi certamente un’ufficiale russo se l’è venduta dopo la guerra. La pistola porta infatti i punzoni che ne certificano l’affidabilità per il mercato tedesco.

Absolutely the best military pistol ever built

The Colt M1911 is a single-action, semi-automatic, single action, recoil-operated handgun chambered for the .45 ACP cartridge. It carries seven rounds in a butt magazine but can be carried with an eighth round in the breech, the hammer cocked and the safe on (cocked and locked). Semi-automatic means that at any shot, the recoil of the slide pull the fired case off the barrel, recock the hammer and getting back in place put another round in the breech. This happens any time the trigger is pulled.
Designed by John Browning, it was the ordenance pistol of the United States Armi from 1911 to 1985. It was widely used in WWI and in WWII, in Corea and Vietnam. Browning’s design is so technically perfect that still today those pistols going under the name of M1911A1 are built in the same way. Materials are obviously changed, but the machanism is almost the same.
Despite the big caliber, the recoil is not too strong and accuracy of fire is surprising. Even at thirty meters it is hard not to center a target of twentyfive centimeters in diameter. It is undoubtedly an heavy weapon, but quite more slim if compared to those semi-auto pistols built today.
The weapon was officially adopted by the army in 1911, with the name M1911. The name will change formal designation as of 1940 to Automatic Pistol, Caliber .45, M1911 for the original Model of 1911 and Automatic Pistol, Caliber .45, M1911A1 for the M1911A1, adopted in 1924.
In the beginning, only the Colt was producing this weapon, but as of 1914 even the Springfield Arsenal was equipped to do this.
Battlefield experience in the First World War led to some more small external changes, completed in 1924. The new version received a modified type classification, M1911A1. Changes to the original design were minor and consisted of a shorter trigger, cutouts in the frame behind the trigger, an arched mainspring housing, a longer grip safety spur (to prevent hammer bite), a wider front sight, a shorter spur on the hammer, and simplified grip checkering by eliminating the “Double Diamond” reliefs. Those unfamiliar with the design are often unable to tell the difference between the two versions at a glance. No significant internal changes were made, and parts remained interchangeable between the two.
With the beginning of WWII, the demand for this weapon increased considerably, so that as of the end of 1945 1.8 milions of pieces had been produced in several factories (Springfield, Ithaca, Singer, Remington). At the end of 1945 the weapon remaind as the army ordenance pistol, going through the wars of Corea and Vietnam, until being even used, only by special detachments, in the operation Desert Storm in 1991. In 1985, a commission of the US Air Force decreed the adoption of the new model Beretta 92FS caliber 9mm Parabellum.
The model in the pictures, a M91911A1 USGI (United State Government Issue), according with the marks, was delivered by Colt to the Springfield Armory in 1943. Then it was part of a group of pistols lend leased to USSR at the eve of the invasion of Germany. It was probably sold by a Russian officer at the end of the war. The pistol has got the marks that certify the affordability on the german market.