Farneticazioni de les italiens

«Le armi sono solo strumenti, non hanno potere intrinseco, non hanno proprietà metafisiche. Sono fatte d’acciaio e legno, costruite per svolgere una funzione. Un’arma non ti da più appoggio morale di quanto te ne possa dare un cacciavite. Saperle usare vuol dire saperne fare a meno».

Questo dice fra sé il commissario Mordenti in un momento di grande tensione dell’ultimo romanzo de les italens, Pessime scuse per un massacro. Quello che succederà subito dopo dipenderà molto da questa massima e dal saperla o non saperla rispettare.
Un’arma non è che un oggetto, quando è posata su un tavolo, scarica, può giusto servire per tener ferma una pila di fogli. Non è molto diversa da un fermacarte. Fintanto che non la si prende in mano.
Io scrivo romanzi polizieschi e ne ho letti tanti, sono sempre stati una mia passione. Non penso che un autore possa scrivere storie di gente che vive con la pistola al fianco se almeno una volta non ne ha tenuta in mano una, non ne ha sentito il peso e non ne ha subito il fascino. Non è esattamente come prendere in mano un telefono o il telecomando della televisione. Nulla ti fa l’effetto di una pistola quando la tieni in mano.
E stiamo parlando di un’arma scarica.
A parte l’aver fatto il militare, c’è un solo altro posto dove una persona qualsiasi può usare una pistola vera e capire cosa significa sparare e cosa comporta: il tiro a segno.
Anni fa ne ho comprata una, ho chiesto un permesso d’acquisto e mi sono regalato LA pistola, quella con la “P” maiuscola: una Colt M1911A1 militare calibro .45. È diversa dalle pistole che si vedono oggi nei film, è sottile, elegante, non è fatta di policarbonato ma di acciaio brunito. È stata costruita dalla Colt nel 1934, ha fatto la Seconda guerra mondiale e in seguito e diventata un oggetto da collezione. Penso sia diventato anche un discreto investimento, essendo completamente originale, il suo valore aumenta col tempo.
E questa è la parte da soprammobile.
Volevo sapere cosa si prova a sparare, volevo che le sensazioni che provano i miei personaggi fossero basate su qualcosa di reale, non soltanto su racconti e supposizioni. Quindi, un bel giorno ho preso la mia Colt e sono andato al poligono di tiro. È solo a questo punto che ho capito cosa sia in realtà una pistola e cosa significhi tenerne in mano un’arma piena di proiettili e pronta a colpire. Non è più un soprammobile ma uno strumento micidiale, in grado di sparare sette colpi calibro .45 in meno di tre secondi. Nel momento stesso in cui infili il caricatore pieno nel calcio dell’arma, ti prende la tremarella. Anche se sei solo, chiuso nella tua cabina di tiro senza nessuno davanti, la mano comincia a tremare. Un attimo prima era ferma, avevi tra le dita un semplice pezzo di metallo. Ora hai una pistola carica, sei pericoloso per te stesso e per gli altri, il tuo batticuore ti dice che potresti uccidere qualcuno. Sarebbe sufficiente una distrazione o un’imprudenza premendo il grilletto.
È una sensazione opprimente, che ti rende insicuro, che ti mette addosso un’agitazione che fai fatica a controllare. Il tremito è così forte che con il primo caricatore a malapena riesci a colpire il grosso bersaglio a venticinque metri di distanza. È solo quando finiscono i colpi e il carrello della Colt rimane aperto che puoi tirare un respiro di sollievo, quando hai di nuovo in mano del metallo inerte.
La prima volta che sono andato a sparare mi ci sono voluti diversi caricatori prima di riuscire a controllare in qualche modo il tiro, riuscendo a fare qualche buco nel cerchio interno del bersaglio. Ma anche in seguito, la pistola carica in mano mi ha sempre fatto paura. Così ho capito che non è facile averne sempre una addosso, che la responsabilità è molto pesante.
Penso che arrivare al punto di portare con naturalezza una pistola ogni giorno della tua vita comporti un addestramento ferreo nei confronti di te stesso. Girare armati dimenticandosi di esserlo non credo sia una cosa da tutti e non credo sia un’attitudine facile da gestire. Una pistola ti attrae, ti chiede di essere presa in mano, di essere maneggiata, guardata, toccata. Il suo fascino fosco è come quello di una sirena e, finché non superi questa attrazione, sarà sempre lei a controllare te.
Non è un caso se in paesi come gli Stati Uniti, dove il diritto di portare un’arma è sacrosanto e sancito perfino dalla costituzione, ogni anno quasi 10.000 persone vengono uccise a colpi di arma da fuoco.

Tutto qui, un paio di pensieri che mi sono venuti in mente mentre scrivevo un brano di uno dei miei romanzi. Il rapporto non passivo che i miei personaggi hanno con la violenza, il modo in cui la subiscono, piuttosto che praticarla, è un particolare della loro personalità su cui mi concentro molto.

11 pensieri su “Farneticazioni de les italiens

  1. Caro Enrico,
    ho amato le armi. Forse era un vizio di famiglia.
    Mio zio ci trafficava parecchio.
    La Colt 45, 1911, l’ho tenuta in mano. Davvero una bella pistola.
    Ho sparato anche, praticamente da bambino, con una rivoltellona inglese cal.455. Fece un gran rumore, anche fumo, per poco non mi sfuggì di mano.
    Ad un certo punto della vita, durante un periodo molto doloroso, mi liberai delle armi che avevo, temevo di farne cattivo suo.
    Non ne ho volute più.
    Ma le conosco abbastanza bene e mi affascinano ancora.
    Hai scritto proprio un bel pezzo.
    Grazie.
    MarioB.

    • Grazie a te, Mario, queste vecchie armi prevedevano ancora la bellezza della forma unita all’efficenza.
      Le pistole di oggi sono solo più efficenza. Non mi piacciono granché.
      La rivoltellona sarà stata una Webley o magari, una Webley-Fosbery, il solo revolver semiautomatico esistente.
      A presto,
      E

  2. Caro Enrico,
    interessante.
    Come sempre apprezzo il “.” prima del numero del calibto. ;-))

    Mi scuso per gli errori ma lo schermo di uno smartphone e` un francobollo.

    Ciao

    Stefano

    • Ciao Stefano, grazie! Ti farai vedere al Salone del Libro?
      Se sei sempre a Parigi, sappi che il 30 maggio presenterò Pessime scuse per un massacro alla Libreria à Paris, all’89 di Rue du Faubourg Poissonnière nel IXeme. A presto, Enrico

  3. Caro Enrico,
    magari fossi a Parigi (che sia una choucroute, una dozzina di lumache o del paté andrebbe bene tutto!), sono – more solito – a Milano.

    Oggi niente errori, però.

    Un saluto da me e dai miei due pupazzetti di Babar.
    Potresti fare una presentazione in cui entra solo chi ha un oggetto riferito a Babar (se decidi di accogliere il consiglio, vorrà dire che mi offrirai un pastis, meglio se 51, per la dritta).

    Stefano

    • Mi piace, l’idea, vada per il Pastis 51. L’avevo anch’io la statuina, poi l’ho dimenticata a una presentazione a Roma e una mia amica se l’è intascata :) Dovrò ricomprarla…

      Enrico

  4. CIao Enrico,
    queste tue “farneticazioni” mi hanno ricordato un libro che ho terminato un mesetto fa: 1Q84 di Murakami. C’è un passo in cui alla protagonista viene consegnata una pistola.
    Sia i consigli del “professionista” che glie la consegna che le considerazioni della protagonista stessa sono in qualche modo affini a ciò che hai scritto tu.
    P.S. Mi spiace non essere riuscito a venire alla presentazione che hai fatto a Milano. Mi sarebbe piaciuto conoscerti di persona! ;-)

    • Ciao Fulvio,
      grazie per il tuo commento, 1Q84 è un libro che molti mi hanno detto di leggere e che, causa dimensioni ponderose, ancora non ho affrontato. Però, questo tuo commento mi spinge in quella direzione.
      Vedrai che capiteranno altre occasioni di presentazione e riusciremo a conoscerci di persona.
      A presto,
      Enrico

  5. ciao Enrico,
    in questo pezzo hai descritto delle sensazioni vere,io ho le armi e le porto costantemente,e le uso regolarmente al poligono, ed è vero hanno un loro fascino nero ,però è impossibile resistere,ne ho fatto anche uno sport (faccio gare di tiro dinamico) e concordo quando dici che la 1911 è la PISTOLA ha un fascino suo,è come una signora non più giovane ma affascinante. Peccato che non hai potuto presenziare alla FNAC alcuni mesi fa ma speriamo in una prossima volta,ciao a presto
    Giuseppe

    • Ciao Giuseppe, grazie per il commento. Ho giusto descritto le mie sensazioni :)
      La mia 1911 USGI è una meraviglia, ha una linea della madonna, pulita e sottile. Gran pistola.
      Dai, spero capiti presto l’occasione di incontrarsi a una presentazione. A presto!

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