Mordenti e il sacerdote

Ieri sera ho ricevuto questa mail che mi ha fatto molto piacere e mi ha costretto a ragionare su alcuni miei atteggiamenti, sulle mie idee e su come sono fatto. Intanto ecco la mail.

Gentilissimo sig. Pandiani,
mi complimento con lei per come scrive e per come è riuscito a farmi divorare il suo libro in pochissimi giorni… ho appena finito di leggere Lezioni di tenebra e, come le dicevo, mi è piaciuto moltissimo; non sono un accanito del suo genere letterario (il giallo, il noir, o come volete chiamarlo…) ma mi sono ripromesso di leggere almeno un altro dei suoi libri (uno dei primi due). Non si sorprenderà se le dico che a scriverle è un sacerdote cattolico; quando si pubblica ci si mette in pasto proprio a tutti! Mi piace leggere, leggo molto e di tutto… e come le dicevo ho trovato il suo stile narrativo molto coinvolgente; tuttavia non ho potuto fare a meno di storcere il naso circa le figure “ecclesiali” che emergono dal suo romanzo, impastate, a mio avviso, dai luoghi comuni più triti e ritriti (il prete rincoglionito – quello del funerale – e quello corrotto e compromesso coi poteri forti, il vicario generale); intendiamoci: sulla mia categoria se ne leggono di peggio e di solito non mi metto a scrivere a tutti; tuttavia con lei lo faccio perché il testo mi è piaciuto così tanto che mi sembrava rovinato dalle considerazioni suddette. Mi sono chiesto: è mai possibile che tutti ritengano che siamo un mucchio di rincoglioniti, pedofili, corrotti e quant’altro senza guardare bene cosa c’è sotto, quanta umanità può avere un prete e quanta speranza può donare in nome di Cristo? Poi “ho fatto spallucce” e l’ho mandata gentilmente a quel paese!
Non si offenda…
Mi stia bene!

La mail era naturalmente firmata ma un nome non ha nessuna importanza. Come dicevo, leggerla mi ha fatto un immenso piacere, prima di tutto per i complimenti, che sono sempre un bell’incentivo a continuare e una gratificazione per l’ego, e poi perché non mi aspettavo che un uomo di chiesa potesse apprezzare le cose che scrivo. Questo mi fa pensare che, tutto sommato, dentro ai miei romanzi ci sia qualcosa di più che una semplice trama, delle botte e degli spari. Incidentalmente è proprio quello che speravo.
Ma tornando alla mail, non credo che da parte mia ci fosse l’intenzione di sfottere una categoria, i preti, o i religiosi o come volete chiamarli, molto semplicemente si sono formati due personaggi che nella trama di Lezioni di tenebra erano quelli di cui avevo bisogno.
Per primo, il sacerdote che esce dal funerale di Martine e dice a Mordenti una di quelle frasi che io ho sentito dire a dozzine di funerali, su quanto siano fortunate le persone chiamate in cielo dal buon dio, magari prima del previsto. Io penso che non sia così, almeno, a me seccherebbe tremendamente, quindi ci ho ironizzato sopra.

Per poco meno di un’ora il sacerdote aveva cercato di convincerci del culo che Martine aveva avuto a essere chiamata in cielo dal buon dio, mentre a noialtri poveri stronzi toccava di restarcene quaggiù a bere buoni vini, mangiare cibi deliziosi, scopare belle donne, soffrire, incazzarsi, picchiarsi, spararsi, odiarsi, amarsi e volersi bene. All’uscita mi si è avvicinato.
«Mi hanno detto che voleva bene a Martine» ha detto stringendomi la mano. Ho fatto segno di sì.
«Adesso lei è felice, figliolo» ha detto con un’espressione che diceva tutto il contrario, «in questo momento è lassù in compagnia di nostro signore.»
«Lassù sarà anche fighissimo, padre» ho brontolato, «ma ho l’impressione che se Martine potesse scegliere vorrebbe essere quaggiù con noi, non crede?»
Ha assentito brevemente col capo, poi mi ha restituito la mano. «Probabilmente è così, ragazzo mio, ma i disegni del buon dio sono imperscrutabili.»
Questione di opinioni. La cerimonia era finita e parecchia gente ha alzato i tacchi. Le Normand è tornato al suo elicottero, gli amici e i colleghi al loro lavoro, i maniaci a qualche altro funerale.

Il secondo, è Monsignor Radicati, vicario generale e personaggio succube del Marchese Raschera-Bettelmatt che lo ha plagiato e convinto a partecipare al suo folle progetto. Radicati è una figura senz’altro meschina, un debole facilmente impressionabile, ma non perché io pensi che sono tutti così, ma perché la trama richiedeva una figura come lui. Per questo ho deciso di calcare un po’ la mano.

Siamo tornati dal gruppo dei notabili tenuto sotto tiro da un gelido Rolland.
«Cosa intendete fare?» ha belato il monsignore.
«Lei chi sarebbe?» ho chiesto.
«Sono il vicario generale, monsignor Radicati» ha enunciato con una certa spocchia.
«Ho paura, monsignore, che il marchese l’abbia messa in un mare di guai.»
«Come si permette?» ha sbottato Raschera-Bettelmat che intanto aveva ripreso un po’ di colore.
Mi sono avvicinato a lui. «Dov’è Madame Satin?»
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo» ha sibilato.
«Lei è finito, amico» ho detto, «le sue citazioni non le serviranno a nulla.»

A questo punto devo però precisare che, nonostante il mio totale agnosticismo, nel senso che non credo in alcuna religione, non sono così tonto o occluso da non vedere quanti sacerdoti, preti e altri religiosi abbiano dedicato la propria vita ad aiutare il prossimo in condizioni spesso difficili quando non estremamente rischiose. Non è importante in nome di chi si fa del bene, molti lo fanno anche se sempre troppo pochi. Se poi uno ci tiene tanto a fare del proselitismo, alla fine sono solo affari suoi. Ho conosciuto preti estremamente interessanti, non faccio distinzioni di razza, sesso, credo e preferenze quando si tratta di avere uno scambio intelligente con chicchessia. Nella mia famiglia mi è stata insegnata la tolleranza, oltre alla curiosità e al desiderio di conoscere.
Ho i miei bravi problemi con la religione e con la pesante interferenza che tutti i giorni, tramite la politica, ha con la mia vita, le mie idee e il mio diritto di fare scelte. Ma questo non basta a fare di me un mangiapreti perché non lo sono e non mi interessa esserlo. Per di più, cosa che ho molto apprezzato, l’amico che mi ha scritto si è rivolto a me parlandomi da uomo a uomo e non da sacerdote a uomo o da religioso a non religioso. È questa, penso, la vera forza della sua lettera. Per questo lo ringrazio anche di avermi gentilmente mandato a quel paese.
E mi è venuta una tremenda voglia, in un prossimo romanzo, di avere una figura come lui da far incontrare-scontrare con Mordenti. Sarebbe estremamente stimolante.
Quindi ci sto già lavorando sopra ;)

6 pensieri su “Mordenti e il sacerdote

  1. Caro Don,
    felice di sapere che c’è un altro ammiratore della grande capacità comunicativa di Enrico. La prego di leggere “Les Italiens” e di comunicarci, con la franchezza che ha dimostrato nella Sua mail, le Sue impressioni..
    (p.s. Enrico, Ti prego di girare le mie parole al nostro amico, grazie… :D )

  2. Concordo con te che il sacerdote che ti ha scritto potrebbe essere un bel personaggio, un personaggio magari incazzoso che, sta a vedere, se la prende con certi suoi “colleghi” o superiori.
    Perché la mail, e magari lo ha fatto, non è a te che deve scriverla, ma a chi ispira i tuoi personaggi.
    Altrimenti c’è sempre Padre Brown.
    Chissà se a Chesterton hanno ai scritto dicendogli che non tutti i preti sono come Padre Brown, ma ce ne sono ….
    Salutami il sacerdote che è molto simpatico. :)

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