Lezioni di Tenebra: habemus papam.

La copertina della prossima inchiesta.

Alla fine, dopo alcune riflessioni con l’editore, la copertina di Lezioni di tenbra, la prossima inchiesta de les italiens,  è finalmente decisa.
Sulla decisione hanno pesato alcune questioni di carattere grafico, altre di carattere commerciale e, non ultime, poche ma decisive questioni di carattere visivo.
Tanto per cominciare, il giallo di fondo è stato fatto più brillante per differenziarlo dall’arancio scuro di Troppo piombo e dalla mano che regge la pistola sono stati tolti tutti gli anelli alle dita tranne uno per rendere la figura meno “metallica”. La fascetta che regge il logo FuoriClasse e che corre sul retro di copertina è diventata azzurra per meglio sposarsi con il giallo del fondo.

Sulla scelta è pesato anche il fatto che tutta la promozione nelle librerie era stata fatta con questa immagine. La donna legata, alla fine era troppo forte e rischiava di scadere in un clichet che abbiamo deciso di evitare anche grazie ai commenti che sono stati fatti da alcuni di coloro che hanno letto e guardato gli articoli sulla copertina e che gentilmente hanno espresso la loro opinione. Quando stavo scrivendo il romanzo, la forza di questo personaggio mi aveva ispirato la copertina (che io ancora trovo molto forte e con una punta perversa che non mi dispiace). Anche la macchia rossa dei capelli è più attraente del rosso delle corde sulla seconda ipotesi proposta.
E così, anche questo problema ce lo siamo levati dalle palle. È ok per me.
Per ringraziare i sostenitori di questa copertina e consolare quelli dell’altra, vi propino un pezzetto di Lezioni di tenebra che, se tutto va bene, sarà in libreria verso la metà di febbraio.

Nella piazza la gente andava e veniva, ce n’era tanta, troppa. Qualcuno mi ha guardato con un risolino. Fermo sull’angolo del marciapiede con l’aria avvilita e quell’impermeabile rosa in mano, dovevo essere irresistibile. Ho rimesso la camicia nei pantaloni e mi son dato una pettinata.
Ingoiando rabbia a ogni respiro sono tornato su rue Réaumur, via dedicata a quel benefattore dell’umanità freddolosa che ha inventato il termometro ad alcol. Stava passando un taxi, così l’ho fermato agitando la tessera di flic.
Il tassista ha inchiodato. Sul sedile dietro erano seduti due esseri di sesso femminile carichi di pacchetti e pacchettini.

«Polizia» ho tuonato aprendo la porta. «Devo requisire questo taxi, scendete prego.»
La più impavida, una bionda, ha cercato di fulminarmi con lo sguardo. «Ma come si permette?» ha strillato, stringendo al petto un sacchetto di Hermès.
«Signora» ho detto paziente, «è già arrivata fin qui a costo zero, le consiglio di non tirare troppo la corda.»
Sono scese dall’auto protestando e hanno ammucchiato i loro prezisi acquisti accanto al marciapiede. Erano proprio in tiro, la gonna giusta, le scarpe di moda, un giro dal coiffeur di grido. Ho premiato con un sorriso il loro patetico sforzo di sembrare signore.
«Vi prego di scusarmi» ho detto salendo sul taxi, «causa di forza maggiore.»
«Ma vai a prenderlo nel culo» ha detto la bruna.
«Dove andiamo, colonnello?» ha chiesto divertito l’autista.
Ho dato l’indirizzo di Gustave, poi gli ho sventolato un biglietto da cinquanta sotto al naso. «Se ci arrivi in meno di cinque minuti, ti pago la corsa di quelle due stronze e in più ti offro un pranzo alla Coupole.»
È partito sgommando, ha fatto un’inversione a «U» da galera a vita, poi ha infilato boulevard Sébastopole e lo ha divorato a centoventi all’ora. Mi sono lasciato andare sul sedile di morbida pelle color champagne, mentre la città scorreva accanto a me a velocità siderale. Mi tremavano le mani e non mi riusciva di fermarle, così le ho ficcate nelle tasche. L’avevo avuta tra le mani, giusto a portata del mio odio, e me l’ero fatta scappare. Ho chiuso gli occhi assecondando i movimenti della vettura, lasciando che mi cullassero almeno loro.

 

 

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