Enrico Pandiani sul Venerdì di Repubblica

Dopo il successo dell’esordio,
Pandiani torna con i suoi sbirri di origine italiana

C’è un assassino in redazione
(ma les italiens lo fermeranno)

Di Brunella Schisa

Al 36 Quai des Orfèvres c’è un gruppo di poliziotti di origine italiana noti come les italiens, scelti per le loro doti di umanità e fantasia. Li ha inventati Enrico Pandiani, grafico di professione ma anche scrittore dotato, premiato al primo romanzo da pubblico e critica.
Il protagonista è il commissario Jean-Pierre Mordenti, un quarantenne bello e atletico che legge Camus e Proust ma quando c’è da sparare o menare le mani è un autentico professionista. Al secondo romanzo, il nostro eroe è alle prese con una serie di delitti di giornaliste di un quotidiano parigino. Le donne (tutte in carriera) vengono massacrate a botte e calci. Intorno ai cadaveri l’assassino apparecchia un rituale feticistico.

Confesso che, dopo la prima pagina, violentissima, di Troppo piombo, volevo abbandonare il libro. Poi per fortuna non l’ho fatto.
«Se è per questo, l’attacco del primo, Les italiens, era molto più forte e violento».

Un inizio pirotecnico costringe poi a mantenere il ritmo e lei c’è riuscito, ma come fa?
«Mi aiuto con i personaggi. Nel primo libro c’era Moët il transessuale, qui la bella Nadège».

Al suo eroe va sempre bene con queste femmine fatali.
«È il genere che lo richiede, anche nel prossimo romanzo ci sarà una donna interessante».

Le descrizioni sono realistiche e cinematografiche, ma il personaggio del suo commissario è forse un po’ troppo colto.
«Non è colpa mia se la madre ha voluto chge si iscrivesse a Filologia moderna».

Anche l’ironia di questa squadra di italiani mi sembra a volte eccessiva.
«Ho letto tanti noir italiani e li ho trovati cupi, incapaci di strapparti mezzo sorriso. Il mio brodo di coltura è Philip Marlowe. Questi poliziotti vivono nella violenza e immagino abbiano bisogno di scaricare lo stress attraverso l’ironia».

Descrive i giornalisti come degli assatanati di potere e successo e le donne sembrano le peggiori. È un caso?
«Ho riversato nel romanzo decenni di esperienze in redazione, ma le assicuro: le donne le ho inventate».

Il Venerdì di Repubblica, 26 marzo 2010, pag. 104-105

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