I posti de les italiens: Saint-Denis

La Torre Oscura del commissario Mordenti

Seine-Saint-Denis, periferia nord di Parigi. Un luogo incerto attorno al quale si dipana l’indagine che les italiens conducono nel romanzo Troppo piombo. Saint-Denis è la Mordor verso la quale una specie di moderna compagnia dell’anello, formata dal commissario e dai suoi compagni, è inesorabilmente attratta nel tentativo di far luce su una serie di delitti.
Jean-Pierre Mordenti, Alain Servandoni, Michel Coccioni, Didier Cofferati e la bella Leila Santoni le girano attorno aggrappati ai margini di un gorgo gelato che lentamente li trascinerà nella violenta oscurità di una tragedia annunciata.
Al centro di questa terra desolata, dove tutto può accadere, si erge la loro Torre Oscura, un ambiente freddo e maleodorante nelle profondità del quale tutto ha avuto inizio e dove la soluzione del caso si cela nascosta dalla polvere e dal tempo passato. Una soluzione dolorosa e difficile da trovare.

La periferia nord di Parigi si avvicinava un metro alla volta, spietata come una brutta malattia. Alla radio passavano una musichetta allegra. Cha-cha twist o qualcosa di simile. In breve, la storia edificante di un tizio che cerca la sorella e poi siccome papà dorme e la sua vecchia non è in giro, invita un po’ di amici e insieme distruggono la casa.
Fuori continuava a nevicare. La quantità di fiocchi che il buon dio ci buttava di sotto era diminuita ma ancora sufficiente a impedirmi grandi velocità. L’Autoroute du Nord era pulita. Una flottiglia di grandi spazzaneve stava accatastando la neve sui bordi spargendo sale sulla carreggiata.
Eravamo sulla strada che una fatidica sera aveva portato i protagonisti di questa storia a quello che sui libri per educande chiamano l’appuntamento con il destino. Nelle ultime ore avevo saputo più cose di quante ne avessi potute immaginare nei giorni precedenti.
Troppe. Mi erano cadute addosso dapprima lentamente, poi sempre più in fretta, come gli anelli della catena di un’ancora, trascinati in acqua dal loro stesso peso.
«Cosa pensi di trovare in quel posto?» ha chiesto Leila.
Stavamo passando accanto allo Stadio di Francia. Poi ci sarebbe stata quell’ampia curva che voltava verso est e, per finire, l’uscita sull’avenue du Docteur Lamaze, il sant’uomo al quale uno stuolo di mamme riconoscenti deve l’introduzione in Francia del metodo psicoprofilattico per il parto indolore.
«Tracce» ho detto. «Forse qualcosa di più».

Saint-Denis è un comune di quasi 100.000 abitanti a nord di Parigi nella regione dell’Île-de-France. I suoi abitanti si chiamano dionysiens. Il nome viene dal latino Dionysius, Dionigi in italiano.
È qui che il primo novembre del 2005 è veramente esplosa la rivolta delle banlieues cominciata a Clichy-sur-Bois il 27 ottobre. Notti di violenza e devastazioni che sancivano la rabbia del popolo delle periferie contro il sistema e la miseria nella quale erano costretti a vivere.
Saint-Denis è divisa in tre cantoni, Nord-Est, Nord-Ovest e Sud. Nel cantone Sud, confinante con Parigi, si trova il famoso mercato delle pulci di Saint-Ouen, meta di milioni di visitatori ogni anno. A Saint-Denis sono nati il celebre poeta francese Paul Eluard, uno dei maggiori esponenti del movimento surrealista, e il compositore Pierre de Geyter, famoso per aver scritto la musica dell’Internazionale. Vi hanno anche abitato famosi artisti come Stanislas Lépine, Claude Monet, Paul Signac e Maurice Utrillo.
Uno dei luoghi più particolari è la Casa d’Educazione della Legion d’Onore, che si trova a fianco della basilica, dove i discendenti di coloro che hanno ottenuto la prestigiosa decorazione, se lo desiderano, vengono educati.
L’abbazia di Sain-Denis, edificio gotico di straordinaria bellezza, è senza dubbio la perla di questo luogo. San Dionigi fu il patrono di Francia e, secondo la leggenda, il primo vescovo di Parigi. Sul suo luogo di sepoltura venne inizialmente eretto un piccolo santuario, finché Dagoberto I, re dei Franchi dal 628 al 637, fondò l’abbazia di Saint-Denis, come monastero benedettino.
L’abbazia era anche il sacrario dei re di Francia; tutti i re dal X secolo al 1789, tre esclusi, vennero sepolti qui. L’abbazia contiene, del resto, alcuni notevoli esempi di monumenti sepolcrali.
Durante la Rivoluzione francese le tombe vennero profanate e i resti dei re gettati in fosse comuni.

È in questo luogo, dove si mescolano il sacro e il profano e dove violenza e tristezza vanno a braccetto,  che la storia di Troppo piombo prende forma allontanandosene per poi ritornare verso la sua desolazione in una ricerca che trascinerà les italiens all’interno di un vortice gelido di dolore e sofferenza.

Guidando in silenzio attraverso quel paesaggio spoglio, che la neve non poteva che migliorare, mi sentivo come una pallina d’acciaio attratta da una gigantesca calamita.
Sbucando da un viale costeggiato di alberi scheletrici ci sono apparse all’improvviso le Officine Felissi per la produzione del talco. Attraverso la neve che cadeva avevano l’aspetto minaccioso di una roccaforte abbandonata.
La fabbrica, un insieme di grandi edifici di cemento scuro, era contornata da un alto muro di cinta e coperta da una gigantesca volta di traliccio metallico e lamiera ondulata. Mi sono fermato e l’abbiamo osservata in silenzio. Era immensa.
Qualcuno alle nostre spalle ha dato un colpetto di clacson. Scusandomi con un gesto della mano ho svoltato sul boulevard.
Facendo incazzare un mucchio di automobisti abbiamo percorso un paio di centinaia di metri contromano per infilare la via che portava all’ingresso principale.

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